Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni. ...o quasi.
Apro la mail e scopro che Current ha ricevuto 3 nomination agli Emmy Awards.
Current ha ricevuto tre nomination per gli Emmy Awards nelle seguenti categorie:
1) New Approaches to New & Documentary Programming: Arts, Lifestyle & Culture
TV Free Burning Man
2) New Approaches to New & Documentary Programming: Current News Coverage/
Mogadishu Madness
3) New Approaches to New & Documentary Programming: Documentaries/
From Russia with Hate
Per chi non sapesse di cosa si tratta ecco la voce di wikipedia Italia:
I Premi Emmy (Emmy Awards) sono riconoscimenti dedicati alla produzione televisiva statunitense, rivolti in particolare al settore dell’intrattenimento.
Gli Emmy presentano tre organizzazioni diverse :
* La Academy of Television Arts & Sciences premia l’intrattenimento nazionale in prime time (escluso lo sport);
* La National Academy of Television Arts & Sciences premia programmi di news e sport oltre ai documentari;
* La International Academy of Television Arts & Sciences premia le produzioni provenienti dai paesi al di fuori degli Stati Uniti.
I premi più famosi sono i Primetime Awards (dei quali alcuni sono chiamati “Creative Arts Emmys”) e i Daytime Emmy Awards.
Se volete i dettagli sulle nomination potete andare qui:
http://www.emmyonline.org/news/
Le congratulazioni vanno sia ai nostri colleghi che hanno reso possibile tutto questo, ma anche e soprattutto a voi che contribuite a far crescere questo successo.
La prima volta che l’ho sentita, questa storia dei giovani che dovrebbero prendere il potere e salvare la situazione perché guarda com’è ridotta l’Italia, ero giovane. Il bello è che erano giovani pure loro. Magari un giorno lo racconteremo ai nostri nipoti: sai, piccino, io ho visto un tempo in cui i giovani erano giovani. Il primo sospetto mi venne quando Mario Adinolfi smise di parlare di “under qualche cosa” (non dico 30, ma almeno 40), e cominciò a parlare di “nati negli anni Settanta”. Aveva capito, il saggio, che a perorare la causa dei trentenni al potere si rischia di ottenere qualche risultato quando per i propri, di trent’anni, è troppo tardi. Nel frattempo, da quei giorni in cui i giovani che vogliono al potere i giovani erano ancora giovani, ci sono state un paio di primarie. A quelle per il candidato premier del centrosinistra alle penultime elezioni, si candidò Ivan Scalfarotto. A quelle per il segretario del PD, si candidò lo stesso Adinolfi. Presero una dozzina di voti cadauno. Ora, io sono femmina e anche piuttosto tonta per essere una femmina e per carità di politica ne capisco persino meno che di calcio, quindi spiegatemelo come se avessi cinque anni: se ti candidi e nessuno ti vota, la questione non è più che non hai l’opportunità, la questione è che non hai il consenso, e se non hai il consenso, in politica, mi spieghi un po’ dove vai?
Io ho un’impressione, che con le premesse di cui sopra è sicuramente sbagliata e non vedo l’ora venga smentita dalla realtà, ma per ora è stata rafforzata dalla rivendicazione generazionale (che il dio delle parole mi perdoni) che ieri Luca Sofri ha pubblicato sul suo blog. Un esercizio (di stile) d’umiltà, in cui si dicono come fossero normali cose come “sai benissimo che la politica è difficile, e se ti mettessero in mano un ruolo domani combineresti dieci casini il primo giorno”, che detto da uno che però sta chiedendo glielo affidino, quel ruolo, dev’essere la traduzione del “Sappiamo dove porta l’esperienza: Dick Cheney aveva esperienza” di Barack Obama. Lo so anch’io che Obama ha vinto le primarie e bisogna dire che vuoi mettere rispetto a Hillary (salvo poi non votarlo alle elezioni vere, perché suvvia), così come bisognava votare per i gruppi a cappella a X factor (salvo poi non comprarne un disco mai, perché suvvia) e bisogna dire che Veltroni è comunque un miglioramento rispetto a Prodi perché, suvvia, almeno è amico di George Clooney: lo chiamerei “fighismo percepito”, e non potrei dire d’esserne immune. Anch’io voglio fare la scelta più cool, figuriamoci, pure se si tratta di votare gente che brandisce la costruzione di “decenni di conoscenza del mondo che metà dei ministri ombra se la sognano” lasciandoti col sospetto che in italiano tal vanto si traduca “Noi sappiamo cos’è Facebook, e voialtri no.” Siccome bisogna essere ipercool come Lester Bangs per godere dell’essere uncool, e qua mi pare che siamo tutti piuttosto lontani da quei livelli, io non chiederò dove diavolo stiano tutti ’sti giovani geni incompresi (e quando intendano portare alla politica un contributo che vada oltre lo strepitare “Adesso tocca a noi” come sui campetti da piccini.) Non lo chiederò perché Luca Sofri ha già spiegato a tutti noi quanto sia scema la domanda: “I giornali hanno raccontato di centinaia di giovani in gamba in molti campi. Ma a chi voglia ancora farla, la risposta è: Ovunque, intorno a voi; se solo frequentaste il mondo e non solo quel che ne leggete sui giornali” – tantomeno chiederò a Luca Sofri se allora a ’sti giornali bisogna dare retta come alla riga prima o buttarli e uscire a prendere aria come alla riga dopo. Chiederò solo una spiegazione tecnica, che smentisca la mia impressione sbagliata. Se Gianni Cuperlo a 46 anni è il portavoce del disagio dei giovani; se Luca Sofri a 43 anni si batte per il ricambio generazionale perché “ce ne sono di formidabili, tra i trentenni italiani”, essi lo fanno in nome di terzi o del proprio fanciullino interiore? Prima o poi, è la mia impressione fallace, il ricambio della classe dirigente in Italia dovrà esserci per forza, per sopravvenuti decessi – e toccherà ai giovani, non ai giovanili. Il problema – è la mia impressione certo errata – è che i rappresentanti di una certa fascia di popolazione, diciamo quella tra i 35 e i 45 anni, hanno capito che quando toccherà ai giovani non toccherà a loro, si sono resi dolorosamente conto che il potere da queste parti salterà un giro, e quel giro è il loro. Prima o poi ci saranno dei trentenni al potere, in Italia, e quei trentenni non saremo noi (non lo siamo già più). C’è da dire che questo ci lascia molto tempo per lamentarci brillantemente sul blog.
Apprendo che da oggi 14 luglio 2008 saranno lanciati 3 mini episodi da gustare sul web della NBC, un mini spin-off della serie Heroes chiamato Going Postal.
A Matera ormai regna la rassegnazione. Probabilmente i passeggeri lucani continueranno ad aspettare a lungo, ma mentre qualcuno approfitta dei vari ponti creati e mai utilizzati, per fare bunging jumping, sarebbe un’ ottima cosa se si riuscisse a sfruttare il pecorso abbandonato della ferrovia per creare un ulteriore occasione di sviluppo turistico. A Matera sarebbe ideale considerato che la “ferrovia” parte dalla città ed attraversa diversi parchi e luoghi tanto importanti quanto in secondo piano (come la cripta del peccato originale) in un contesto naturalistico unico. Perchè non prendere spunto da chi già c’è chi lo fa?
Leggete di seguito:
Grazie al recupero dei vecchi tragitti ferroviari, oggi dismessi, è possibile riscoprire la bellezza dei nostri paesaggi. Serve solo una bici!
“Un trenino che va pianissimo, fa pùffete-pùffete e sparge fra i viaggiatori uno fummo buonissimo”. Così Carlo Emilio Gadda descriveva ironicamente il collegamento ferroviario Como-Varese, linea della rete delle Ferrovie Nord. Era in funzione dal 1885, periodo in cui i trasporti locali su ferro, soprattutto nel nord Italia, erano nel loro periodo di massima espansione. Nel 1966 la linea venne però abbandonata, e piano piano cadde nel dimenticatoio. La storia di questa ferrovia è pressappoco la stessa di altri 5.000 km di binari attualmente dimenticati nel nostro Paese, e che di giorno in giorno vedono aumentare il loro numero con la costruzione di rettifiche o varianti di percorso. La scelta come ben si sa, è quella di concentrare le tratte e di puntare sulle linee ad alta velocità.
Oggi in tanti casi è però possibile ripercorrere a piedi o in bicicletta l’itinerario di tante vecchie linee, su strade per lo più sterrate ma ben percorribili, riscoprendo accanto ai vecchi binari le bellezze del paesaggio. Questo grazie ad un’iniziativa dell’Associazione Italiana Greenways e di Co.Mo.Do.
L’AIG si occupa della realizzazione e della gestione di un “sistema di territori lineari tra loro connessi che sono protetti, gestiti e sviluppati in modo da ottenere benefici di tipo ecologico, ricreativo e storico-culturale”. Le Greenways sono un sistema di percorsi ricavati sia nella natura che in aree urbanizzate, dedicati a camminare o andare in bici e a cavallo, pensati per avvicinare le persone al territorio che le circonda. Co.Mo.Do, Confederazione Mobilità Dolce, invece riunisce varie associazioni che si occupano di tempo libero e mobilità alternativa, formando un tavolo di discussione e proposte sulla mobilità dolce, per lo più pedonale e ciclabile, ma anche su tempo libero, turismo e attività all’aria aperta con mezzi e forme ecocompatibili. Co.Mo.Do vuole promuovere il recupero delle infrastrutture territoriali dismesse (ferrovie, strade, percorsi storici), per far sì che diventino percorsi alternativi alla mobilità ordinaria, sicuri perché lontani dal traffico, puliti perché non aperti a mezzi motorizzati e integrati con il trasporto pubblico.
Nella promozione di una rete nazionale di mobilità dolce rientra il progetto Ferrovie Dimenticate per il recupero delle infrastrutture ferroviarie dimesse e dimenticate. Fin dagli anni ‘50 l’abbandono della ferrovia ha seguito di pari passo la diffusione dell’automobile, che ha portato ad avere oggi solo in Italia circa 5000 km di binari abbandonati. Sul sito ferrovie abbandonate c’è un database in continuo aggiornamento che ne racconta la storia, lo stato attuale e gli eventuali progetti di recupero.
I tracciati che collegavano città e paesini in tutto il territorio nazionale sono un enorme patrimonio lasciato in balia del tempo: opere quali ponti, gallerie e stazioni, valenti da un punto di vista ingegneristico e architettonico e molto spesso collocati in punti paesaggisticamente pregevoli.
La tutela e il recupero di questo patrimonio ha due differenti vie di realizzazione. Da una parte la trasformazione di alcuni tracciati in percorsi pedonali e ciclabili (le cosiddette ex ferrovie ri-ciclabili), immersi nella natura e lontani dal traffico cittadino. Dall’altra, mettendo da parte l’idea che il treno sia solo per pendolari o ad alta velocità, il ripristino di ferrovie a fini turistici per riscoprire paesi e territori ora marginali ma in zone d’Italia tra le più belle e caratteristiche quando non addirittura in Parchi o Riserve Naturali.
Sulla scia di quanto già avvenuto con successo in altri paesi europei, quali Inghilterra, Francia, Belgio e Spagna, il progetto di valorizzazione delle ferrovie in disuso e la creazione di una rete di mobilità dolce costituiscono attualmente anche un progetto di legge presentato in Parlamento nel febbraio dello scorso anno.
Esistono già molti percorsi resi usufruibili, spesso molto vicini alle nostre città e facilmente raggiungibili, grazie a cui si può riscoprire e valorizzare il territorio e fruirne in maniera diretta avvicinandosi all’ambiente e al paesaggio che ci circonda.
Per scoprire dove in Italia: Progetto Greenways Italia
Per scoprire dove all’Estero: Associazione Greenways Onlus
Apro questo thread soprattutto per il lucani, perchè molti degli altri partecipanti a Lucania Lab vengono già da esperienze importanti di Rete. Ma in fondo è un ragionamento che va per tutti, visto che alla fine ogni spazio sociale tende a costruirsi le proprie regole in funzione del modo in cui il gruppo lo usa.
1. Second Life o Non Second Life
Lo spunto inziale per cui è nato questo “ning” è l’isola lucana in Second Life ed un’esperienza di ricerca sulla comunicazione del territorio. Dietro c’è l’appoggio della Regione Basilicata (Dipartimento Attività Produttive, Politiche dell’impresa, Innovazione Tecnologica) e soprattutto dell’APT, che stanno investendo molto in un percorso di ricerca e innovazione.
Ma, soprattutto, c’è un gruppo di persone che questa ricerca la stanno facendo e la stanno supportando, in alcuni casi dimostrando un’attaccamento fortissimo alla Basilicata pur non essendo lucani. Avremo modo di conoscerci.
Per ricostruire la storia dell’isola e della ricerca, si può partire da qui
o da qui.
Per conoscere meglio il progetto Lucania lab in Second Life si può partire da qui
e da qui.
Per quelli di voi che non hanno mai usato Second Life e vogliono cominciare o sono curiosi, abbiamo predisposto questo primo aiuto. Correte ad iscrivervi. Se avete necessità di essere aiutati con i primi passi, Elena saprà guidarvi.
Ma il passaggio, vero, importante, è che Lucania Lab ha in Second Life lo spazio del “fare” e “dell’agire insieme”, non si esaurisce in Second Life e non è un progetto nato solo per Second Life.
Il social network dei Lucani.
E’, credo, un’occasione importante per costruire uno spazio operativo per i lucani, connessi tra loro e con altre intelligenze della rete. Come si dice, lo sviluppo locale e territoriale non si fa senza il territorio. Quindi può essere un’occasione per crescere insieme, organizzarci e fare cose. Per questo motivo sarebbe utile cercare di far convergere qui quanti più di noi riusciamo, per avere quella massa critica che ci consentirà di fare e pensare cose belle, anche con le Istituzioni.
(senza dimenticare il cazzeggio, che pure è una parte sostanziale dell’aggregazione, e che da queste parti -credeteci- è una filosofia di vita)
Il lavoro che stiamo facendo con LucaniaLab è stato ben messo in luce dalla discussione aperta da Giuseppe. Io provo a chiarire il mio punto di vista per discuterlo assieme.
L’asse portante io lo vedo collocato sul progetto di innovazione e sperimentazione di comunicazione territoriale e di valorizzazione della creatività e delle risorse territoriali anche in chiave transterritoriale (e visto che siamo qui metaterritoriale).
Quindi: lucani e non solo, basilicata e non solo, SecondLife e non solo.
Per tale motivo ha per me senso il melange fra lucani e non lucani “dentro” un territorio che è un nuovo spazio dell’abitare contemporaneo. Uno spazio della comunicazione che esprime i due spazi dell’abitare oggi emergenti e in cui collocare i vissuti di vite che sono anche (e sempre più) mediate e online.
Questi spazi sono:
1. i social network (ecco perché quindi questo ning);
2. i mondi on line (ecco perché LucaniaLab su SecondLife).
La chiave di lettura è quindi per me l’innovazione, la natura metaterritoriale e lo sviluppo di relazioni sociali fondate sulla “iperabilità”.
La sensibilità di una amministrazione pubblica, come la regione Basilicata e l’APT, nel lavorare su questa direzione mi sembra indicativa di un mutamento prezioso.
La festa (quest’anno amara) in onore della Madonna della Bruna è alle porte. La festa patronale a lei dedicata si festeggia il 2 luglio di ogni anno da più di 600 anni.
Quest’anno, per la settima volta di fila, purtroppo non ci sarò. Grazie a Videouno però ci sarà la diretta web. L’evento sarà ripreso con cinque telecamere broadcast coordinate da una regia mobile. Oltre a tre postazioni fisse poste su piattaforme aeree nei punti salienti per documentare il passaggio e la distruzione del Carro Trionfale. L’inizio del collegamento con Matera alle ore 19.00. Altro lo trovate sul sito di TRM TV. Per quanto riguarda “la coda lunga della Bruna”, come accade ormai da qualche anno, la quantità di materiale riversato sulle piattaforme di social networking più conosciute sarà enorme. In ogni caso tenete d’occhio qualchemateranoDOC oltre che gli amici di Egghia! (che sostengo fermamente sempre e comunque per mille motivi).
Se non avete mai avuto modo di vedere la festa, sono sicuro (a dir poco) che ne potreste rimanere assolutamente “colpiti”.
Ecco qualche nota curiosa a proposito della festa.
Le leggende legate alla venerazione
Non chiare sono le origini della festa la cui storia, tramandata di generazione in generazione, si è arricchita col tempo di innumerevoli varianti. Una di queste favole racconta che una giovane e sconosciuta signora chiese ad un contadino di farla salire sul suo “tràino” per accompagnarla a Matera. Giunta alla periferia della città, nella zona dell’attuale Chiesa di Piccianello, scese dal carretto e chiese al contadino di portare un suo messaggio al Vescovo, in cui diceva di essere la Madre di Dio. Il Vescovo insieme al clero ed al popolo accorse subito ad accogliere la Vergine, e vi trovarono una statua; così la statua della Madonna fu fatta entrare in città su un carro trionfale addobbato.
L’origine della distruzione del Carro invece è narrata da un’altra leggenda, secondo la quale i Materani, per evitare che il quadro della Madonna fosse rubato e distrutto dai Saraceni, lo nascosero prima su un carretto e poi, messo in salvo il quadro, distrussero loro stessi il carretto pur di non far cadere le sacre immagini nelle mani di quegli infedeli.
Relativamente al nome “Madonna della Bruna” sono attribuite diverse ipotesi: la prima è che derivi dal termine medioevale “bruna” che era la corazza, la protezione dei cavalieri; altri invece sostengono che il nome derivi da “Hebron“, città della Giudea dove la Vergine si recò per la Visitazione a Santa Elisabetta; infine un’ultima ipotesi, meno accreditata, è che il nome derivi dal colore del viso della Vergine.
Gli inserimenti profani come il “carro navalis” e la sua violenta distruzione, affiancatisi col tempo all’intimità e solennità religiosa originaria, fanno di questa festa un evento interessante che affonda le sue radici in antichissime rappresentazioni che si tenevano in molti paesi del Mediterraneo; nella stessa cultura greca era ricorrente celebrare anche feste nuziali attraverso dei carri trionfali, delle “navi su ruote” riccamente decorate.
La statua della Madonna è ubicata all’interno di una teca nel transetto della Cattedrale a lei dedicata. Nella stessa Cattedrale un affresco che la raffigura, di scuola bizantina e risalente al XII secolo, si trova sull’altare sito all’ingresso della navata sinistra.
La festa oggi
La festa, in uno straordinario insieme di sacro e profano, inizia alle cinque del mattino con la Processione dei Pastori, con il quadro della Vergine portato in tutta la città ed annunciato da file di botti esplosi in segno di festa. In tarda mattinata la statua della Madonna viene portata in processione dalla Cattedrale alla parrocchia di Piccianello dall’Arcivescovo con tutto il clero al seguito. Sfilano inoltre per accompagnare la Vergine i “cavalieri” della Bruna.
Infine, il ben noto Carro. Il tradizionale carro è realizzato in cartapesta per essere montato sulla struttura motrice, ed è trainato da coppie di muli. Nella città l’arte della cartapesta è praticata da secoli, e tra i tanti maestri cartapestai si possono citare i Pentasuglia, gli Epifania, i Nicoletti, autori dei carri di tante edizioni. Il carro con la statua di Maria SS. della Bruna percorre le vie centrali della città, partendo nel tardo pomeriggio dalla parrocchia di Piccianello ed effettuando il percorso inverso rispetto alla processione della mattina; giunto in Cattedrale compie tre giri della piazza in segno di presa di possesso della città da parte della Protettrice, e subito dopo la statua della Madonna viene fatta scendere dal carro per essere deposta in Cattedrale; così inizia l’ultima parte del tragitto verso la centrale Piazza Vittorio Veneto dove il carro verrà assaltato e distrutto dalla folla.
Nella tumultuosa discesa verso la piazza, il carro è “scortato” dai cavalieri e da volontari che lo circondano per evitare che ragazzi impazienti lo distruggano prima dell’arrivo. Solitamente, il carro subisce la distruzione non appena arriva in corrispondenza della chiesa di Santa Lucia, all’ingresso della piazza, non riuscendo quasi mai ad arrivare completamente al centro della piazza come dovrebbe. È un vero e proprio assalto: gli assalitori vogliono portare a casa un pezzo di carro come «trofeo», prima che ne rimanga solo lo scheletro. Il rito secolare si conclude così tra il tripudio generale, e l’anno successivo un nuovo carro verrà progettato e costruito.
La festa della Bruna termina a notte fonda con l’esplosione dei fuochi pirotecnici che illuminano la Gravina ed i Sassi di Matera.
p.s.
Chissà che il prossimo anno non si possano vedere un po’ di eventi proprio in questo periodo
Per molti di voi la notizia sarà di poco conto (o quasi), ma per me e soprattutto per Matera non lo è affatto. Come scrivevo qualche giorno fa a proposito della situazione di Natuzzi, l’indotto materano del salotto (un tempo il polo mondiale della produzione del mobile imbottito) sta scomparendo.
La notizia di oggi mi ha lsciato però di “sasso”.
La Nicoletti s.p.a. ha avviato le procedure per la liquidazione. Tradotto significa 480 persone che rimarranno definitivamente senza lavoro (da tempo erano già in cassa integrazione) ed una situazione finanziaria al collasso.
Dall’assemblea dei soci il comunicato che annuncia “una scelta obbligata da una situazione contabile di oggettiva difficoltà che non consente il prosieguo dell’attività”.
“Nessun esito – dice l’azienda – hanno avuto ad oggi tutti i tentativi della società di reperire risorse attraverso i tavoli di confronto aperti con il sistema bancario, gli enti locali e i ministeri interessati. Anche il ricorso a mezzi propri da parte della famiglia Nicoletti non è stato sufficiente”. La famiglia Nicoletti non considera però questa decisione “una resa” e si dice pronta a revocare la liquidazione se si creeranno le condizioni per la continuità aziendale.
Fattostà che alle 480 persone bisogna aggiungere le ricadute sull’indotto che per la città saranno tremende.
In questo momento sento solo una sensazione di grosso dispiacere e rammarico, soprattutto per le scelte sbagliate dei politici locali che da anni non hanno pensato al passaggio “morbido” verso un altro tipo di economia, ma hanno tenuto un malato terminale attaccato a delle speranze rassicuratrici che stanno per far crollare la città in ginocchio.
Questo è il mio blog dal 2003, ma mi trovate anche su questi Social Network: Twitter, Google+, Facebook o Linkedin. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.
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Abigailkcz i love this site.godd place to go.
millionier Scrivi il tuo commento qui….
filippo Mi sto preparando per percorrere parte delle strade da te indicate in bicicletta. Davvero...
Obormotmain Scrivi il tuo commento qui….