<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovanni Calia &#187; racconti</title>
	<atom:link href="http://calia.me/tag/racconti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://calia.me</link>
	<description>Social Media and Transmedia Strategist</description>
	<lastBuildDate>Tue, 22 Nov 2011 16:42:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Autunno</title>
		<link>http://calia.me/2009/06/30/autunno/</link>
		<comments>http://calia.me/2009/06/30/autunno/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 08:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[storie brevi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://estrablog.net/?p=1519</guid>
		<description><![CDATA[<p>– Michele! Michele! Vieni, c’è la torta!-<br />
Nadia chiamava agitata il suo fratellino maggiore, troppo occupato ad intrattenere gli ospiti per vedere l’enorme massa succulenta di panna, crema e pan di spagna che era arrivata in tavola. Michele accorse e &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>– Michele! Michele! Vieni, c’è la torta!-<br />
Nadia chiamava agitata il suo fratellino maggiore, troppo occupato ad intrattenere gli ospiti per vedere l’enorme massa succulenta di panna, crema e pan di spagna che era arrivata in tavola. Michele accorse e tutta la famiglia si radunò lì vicino.<br />
-Dai Michè, esprimi un desiderio! – disse zio Luca.-<br />
Michele imbarazzato provò a pensare a qualcosa. Non ci riusciva, era timido e arrossiva al pensiero di doversi comportare ancora come un adolescente, ormai aveva 19 anni.<br />
– Su spegni le candeline ed esprimi un desiderio, altrimenti la cera cade sulla panna!-<br />
La voce di sua madre si fece imponente, così si decise e chiuse gli occhi, riempiendo d’ aria i polmoni…</p>
<p><em>Una sposa percorreva il viale accanto la chiesa. L’ombra della torre pendente la precedeva mentre il battistero segnava la fine del suo percorso. I clic delle macchine fotografiche erano la voce dominante, mentre il brusio della gente echeggiava in sottofondo. Il tintinnio delle tazzine da caffè indicava la strada da percorrere, soffocandosi lì dove un violino, una chitarra o una fisarmonica riempivano l’aria con le loro note. L’Arno, poco più in là, scorreva pacato, tranquillo lungo il suo percorso sempre uguale, mentre Garibaldi, dall’alto del suo piedistallo, guardava lungo il ponte. Più avanti, sotto la torre dell’orologio, un cantastorie recitava una poesia di Elizabeth Barrett Browning. Lei era lì, affianco a Michele, e lui la guardava stupito, sconcertato dalla bellezza dei suoi occhi color gianduia. Quella presenza al suo fianco lo rassicurava, lo metteva a suo agio. La guardava e tutto era secondario. Poco più tardi, un treno arrivato in ritardo ripartì…</em></p>
<p>– Michele! Che ti sei addormentato? Dai che devo tagliarla!-<br />
Michele aprì gli occhi e sconcertato vide la faccia soddisfatta di zio Luca: -Vedrai che si avvererà..Buon compleanno!-</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://calia.me/2009/06/30/autunno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sunrise</title>
		<link>http://calia.me/2009/06/28/sunrise-2/</link>
		<comments>http://calia.me/2009/06/28/sunrise-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 19:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[5/9/2005]]></category>
		<category><![CDATA[storie brevi]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://estrablog.net/?p=1521</guid>
		<description><![CDATA[<p>Michele aprì gli occhi che non era ancora l’alba. Sarebbe voluto rimanere nel letto, in fondo aveva dormito solo quattro ore. La sera prima aveva cenato con gli amici più intimi, salutandoli con un triste abbraccio dopo aver finito una &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michele aprì gli occhi che non era ancora l’alba. Sarebbe voluto rimanere nel letto, in fondo aveva dormito solo quattro ore. La sera prima aveva cenato con gli amici più intimi, salutandoli con un triste abbraccio dopo aver finito una succulenta torta gelato. Sarebbe partito alla volta di Torino per proseguire gli studi universitari.<br />
Ancora assonnato si mise in macchina con suo padre per affrontare i 60 Km che che li dividevano dalla stazione ferroviaria più vicina. Poco dopo si riprese dal torpore notturno, scambiò quattro chiacchiere prima di far partire il cd ed avviare la macchina. Le luci per strada erano accese ed il canto dei grilli cullava ancora la città immersa nel sonno. Appena fuori la città, deserta a quell’ora, si rese conto di quello che stava accadendo.</p>
<p>Non aveva mai avuto problemi a partire da quella città, ma quella volta fu diverso. Sentiva che non era la solita nostalgia, questa volta si trattava di un lieve e continuo pizzicorio esattamente al centro del petto che aumentava d’intensità quando la sua mente si soffermava troppo su alcuni pensieri. Erano anni ormai che non sentiva più quella sensazione, quasi fosse diventato immune ad ogni emozione di quel tipo. I campi di grano si estendevano fino all’orizzonte seguiti da stradine sterrate che limitavano i confini di proprietà, qualche albero di ulivo e una casa in tufo ogni tanto. Il sole era ancora una forma geometrica non definita, i colori scuri, violacei, troppo lievi per illuminare quei paesaggi.</p>
<p>Un falco grillaio dall’orlo di un antica torre saracena abbandonata, guardava quella macchia grigia in movimento, mentre dentro suonavano gli U2. Ogni metro fatto portava nella mente di Michele immagini vissute in quel mese, ma una cosa non riusciva a far sparire dalla sua testa: quegli occhi pieni di luce, espressione, tenerezza ed intimità. Riusciva chiaramente a rileggere quelle espressioni tanto palesi di imbarazzo, tristezza e malinconia. Continuava a vederli dappertutto e la sua tristezza cresceva ad ogni cambio di marcia. Sapeva che stava andando esattamente nella direzione opposta ai suoi desideri.<br />
Il sole continuava lentamente a salire, col suo fare calmo, in maniera sempre uguale da milenni. Il paesaggio lentamente mutava e da distese infinite di campi di grano si passava a quelle di ulivi. La stessa terra ora era più chiara, piena di sconnessioni e massi, ma dalla statale si notava a malapena.</p>
<p>Le querce che accompagnavano la strada filtravano i fiochi raggi solari creando una strana penombra colorata di tonalità pastello, riflessi mai fermi, immersa in quell’aria purificatrice tipica dell’aperta campagna durante le tiepide mattine d’estate. Il sole iniziava a prendere forma e colorito ed era passato dal viola all’ambra, sfumandosi di un temperato arancione. Mancavano una ventina di chilometri alla stazione e ormai quel fastidio al petto era cresciuto abbastanza da solleticare la gola, diventando così riconoscibile, finalmente chiaro. Michele era convinto che quando avrebbe incontato la ragazza giusta se ne sarebbe accorto immediatamente, un brivido gli avrebbe persorso la schiena e sarebbe diventato dislessico, imbarazzato. Fu proprio quello che accadde qualche settimana prima e ora si stava lasciando tutto alle spalle. L’automobile proseguiva con un passo moderato, calmo, conscia dell’anticipo accumulato, ma a poco sarebbe servito rallentare quella corsa.</p>
<p>Michele si stava lasciando dietro quegli occhi pieni di gioia, dolcezza, affetto e a tratti tristezza. Per quanto facesse finta di evitarli, non poteva fare a meno di interpretarli e spesso ci vide tutto quello che non avrebbe mai voluto vedere, triste imbarazzo per qualcosa difficile da pronunciare, ma chiaramente leggibile attraverso quello specchio tanto meraviglioso. Quegli occhi richiamavano un amore a lui estraneo. Ormai Michele poteva riconoscere quell’espressione su chiunque. Per quanto diverse, le persone hanno tratti comuni, distinguibili immediatamente tanto che la mimica facciale dopo un po’ diventa assordante.</p>
<p>In quelle ultime sere passate con lei, a tratti, quell’espresione si sarebbe fatta vedere. In passato sarebbe stato diverso, ma ormai era cresciuto ed era ben conscio che di fronte a quelle espressioni non avrebbe potuto far nulla, se non dimostrare quanto sincero fosse il suo sentimento. Sperava che un giorno o l’altro il fato gli desse ragione.<br />
La macchina si fermò.<br />
Dopo un po’ si ritrovò solo nello scompartimento vuoto di quell&#8217; Intercity che avrebbe collegato Bari a Torino. Nel mezzo, un viaggio che lo avrebbe portato nella città che con la sua lontananza dai ricordi, sarebbe riuscita a far sparire forse quegli scheletri, forse quell’amore. Il sole era alto e brillante ormai, sulla destra si intravedeva il mare e lo scompartimento era sempre più vuoto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://calia.me/2009/06/28/sunrise-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vuoi salvare? No.</title>
		<link>http://calia.me/2006/07/03/vuoi-salvare-no/</link>
		<comments>http://calia.me/2006/07/03/vuoi-salvare-no/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2006 15:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.estrablog.net/wp/2006/07/03/vuoi-salvare-no/</guid>
		<description><![CDATA[<p><em>Tra me e lui câ€™Ã¨ sempre stata la tecnologia di mezzo.<br />
Ci siamo conosciuti tramite email, abbiamo socializzato grazie ai rispettivi computer, ci siamo organizzati grazie agli sms e ci siamo lasciati con lâ€™instant messaging.<br />
Il nostro primo incontro avvenne </em>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra me e lui câ€™Ã¨ sempre stata la tecnologia di mezzo.<br />
Ci siamo conosciuti tramite email, abbiamo socializzato grazie ai rispettivi computer, ci siamo organizzati grazie agli sms e ci siamo lasciati con lâ€™instant messaging.<br />
Il nostro primo incontro avvenne sul foglio bianco di una email condivisa con il resto della mailing list di quelli che sarebbero diventati, poi, i nostri amici. Nel reply o nel forward lui sembrava un disinibito sciupafemmine, uno di quelli che ti conquista con un link o con un jpg senza nemmeno il lume della candela.<br />
Dopo numerose litigate pubbliche e virtuali, una sera ci trovammo casualmente sulla chat di un sito di frequentazione comune ad entrambe. Un repentino scambio di battute, un paio di invii e si scivolÃ² verso la decisione di bere un bicchiere di vino per potersi conoscere davvero. Fu cosÃ¬ che la nostra relazione cominciÃ².<br />
Grazie alla tecnologia. [...]</em></p>
<p>continua a leggere su <a target="_blank" href="http://www.webgol.it/2006/06/29/vuoi-salvare-no/">webgol</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://calia.me/2006/07/03/vuoi-salvare-no/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Flectcher Memorial Home</title>
		<link>http://calia.me/2005/08/30/the_flectcher_memorial_home/</link>
		<comments>http://calia.me/2005/08/30/the_flectcher_memorial_home/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2005 15:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://moltitudiniintelligenti.com/wp/?p=71</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://flickr.com/photos/biggolf/2192225356/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2080/2192225356_6b6ddb5572.jpg" border="0" alt="leave" /></a></p>
<div style="text-align: justify;">La finestra non offriva una grande visuale, ma permetteva di portare il calore e la luce in una stanza completamente avvolta dal grigio. Erano proprio stanze come quella a rappresentare il mondo di alcune tra le persone più sfortunate di &#8230;</div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://flickr.com/photos/biggolf/2192225356/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2080/2192225356_6b6ddb5572.jpg" border="0" alt="leave" /></a></p>
<div style="text-align: justify;">La finestra non offriva una grande visuale, ma permetteva di portare il calore e la luce in una stanza completamente avvolta dal grigio. Erano proprio stanze come quella a rappresentare il mondo di alcune tra le persone più sfortunate di Grandville. La &#8220;Home&#8221; la conoscevano tutti in città, ma si faceva finta che non esistesse. Era una presenza scomoda. Lì passavano la giornata alcune decine di persone con problemi psichici.  Quello era tutto il mondo di Irvin. Viveva lì dall&#8217;età di 16 anni, abbandonato a se stesso, accudito da estranei che lavoravano controvoglia per un misero stipendio. Le giornate di Irvin, come quelle degli altri, non erano che un alternarsi di giorni e notti, colazioni, pranzi e cene, momenti vuoti e crisi nervose. Così da 14 anni.  La dieta era monotona, monocromatica, come la grigia vita nell&#8217;istituto. Irving amava passare le giornate lontano dagli spazi di socializzazione, rintanato nella sua camera.</div>
</p>
<div style="text-align: justify;">Se non fosse stato per il lavoro, Anne sarebbe potuta uscire con Adam. Rimase a fare lo straordinario nel piccolo self-service nel centro di Grandville. Non ne era affatto felice, sapeva che Adam aveva organizzato tutto e lei aspettava quel primo appuntamento da tempo. Dovette desistere e si ritrovò a fare il turno fino a mezzanotte. Alle 23:40 il self-service era vuoto e la città deserta. Sapeva benissimo che a quell&#8217;ora di mercoledì non sarebbe arrivato nessuno. Chiuse il locale e si avviò verso casa. L&#8217;estate si faceva sentire anche a quell&#8217;ora. Dopo alcuni passi Anne si sentì chiamare. Si voltò e lo vide. Adam era rimasto ad aspettarla non curante delle ore che passavano. Le prese la mano e lei arrossì. Entrambi, pur senza mai dichiararsi chiaramente, aspettavano quel momento da tempo. Anne si sentiva imbarazzata, spaesata. Quasi incredula iniziò a pensare a cento cose diverse. Riuscì addirittura a preoccuparsi per il suo aspetto fisico, più da lavoro che da uscita romantica.  Adam la consolò e le propose una passeggiata lungo le rive del fiume Liffey, lì dove i rami degli alberi riescono quasi a sfiorare l&#8217;acqua, lungo il sentiero che corre verso il porto di Santa Lucia.  Lei imbarazzata accettò. Dopo un po&#8217; si ritrovarono a parlare, sorridere e scherzare illuminati dal bagliore della luna.</div>
</p>
<div style="text-align: justify;">Irvin, come ogni sera, era seduto di fronte alla finestra, immobile, fisso con lo sguardo verso l&#8217;esterno. Il silenzio era tombale, ma gli permetteva di rimanere più calmo. A volte gli prendevano degli scatti di ira e nervosismo che lo portavano ad assumere  strane espressioni facciali, a dimenarsi sul pavimento come fosse vittima del morso dell tarantola. Si contorceva impaurito, tremante, rimanendo in assoluto silenzio, soffocando il fiato che premeva per uscire dalla piccola cavità orale. Queste scene si verificavano sovente, ma erano di breve durata e dopo qualche attimo era di nuovo lì a fissare il vuoto. Sul pavimento erano presenti i rimasugli di quello che era il suo passatempo preferito, temperare matite Calton. Ne temperava così tante che gli inservienti erano costretti a pulire quella stanza anche 2 volte al giorno.  Lo faceva con una cura, caparbietà e maestria impressionanti. Le temperava senza sosta, finché si sbriciolavano completamente, fino all&#8217;ultimo pezzetto di grafite.</div>
</p>
<div style="text-align: justify;">Adam e Anne camminavano lentamente, cercando ogni scusa per allungare quella passeggiata in modo da passare più tempo insieme. Avevano raggiunto un tale livello di coinvolgimento che nei loro occhi la luna pareva brillare più forte. Ad un tratto la densa aria estiva parve alleggerirsi, una brezza di lieve intensità passò di lì alleviando il calore delle loro guance. Si fermarono mano nella mano a guardare il cielo, godendosi quel momento di sollievo. La brezza passò così come era arrivata e i due si ripresero da quel momento di tregua. Riportando le loro membra alla realtà, si trovarono inconsciamente a pochi centimetri l&#8217;uno dall&#8217;altra. A quel punto un brivido passò per la loro schiena, si guardarono intensamente quando Adam le si avvicinò.  Irvin si rispecchiava quasi sul vetro, vuoi per la distanza, vuoi per l&#8217;intensità della luna.</div>
</p>
<div style="text-align: justify;">Le crisi erano passate ed ora la sua impenetrabile e triste faccia si concentrava sul vuoto oltre la finestra. Riconobbe due figure umane, ma non cambiò espressione né direzione dello sguardo.  I lunghi capelli di Anne si posarono sulla sua schiena dopo essere stati accarezzati dal vento. Le loro labbra stavano per sfiorarsi quando tutto si dissolse. La luna smise di brillare e la penombra tra gli alberi divenne oscurità. Irvin per la prima volta dopo quattordici anni sorrise e si andò ad accucciare sul letto. Quella sera a mezzanotte compiva trent&#8217;anni. Sarebbe stata l&#8217;ultima notte di sofferenza, l&#8217;ultimo compleanno, la fine serena di una vita di dolore e tristezza, di un amore soffocato sotto le coltre spessa della sua razionale pazzia.</div></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://calia.me/2005/08/30/the_flectcher_memorial_home/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

