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	<title>Giovanni Calia &#187; Off Topic</title>
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	<description>Social Media and Transmedia Strategist</description>
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		<title>Ancora su Sterling e Matera</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 09:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://flickr.com/photos/rugla/2630379549/sizes/l/"><img style="vertical-align: middle; border: 0;" src="http://farm4.static.flickr.com/3144/2630379549_816c023930.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://it.facebook.com/people/Francesco_Foschino/755861232">Francesco</a> ha <a href="http://beppegrillo.meetup.com/259/messages/boards/thread/5020380/10">tradotto</a> il <a href="http://estrablog.net/2008/07/03/il-video-di-bruce-sterling-a-matera/">video</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Sterling">Bruce Sterling</a> su Matera per coloro che hanno qualche problemino con l&#8217;inglese. Riporto la traduzione in modo da rendere partecipi anche coloro che non hanno capito invitando alla riflessione.</p>
<p><strong>Bruce Sterling a Matera.</strong></p>
<p>(0:44-1:15) &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://flickr.com/photos/rugla/2630379549/sizes/l/"><img style="vertical-align: middle; border: 0;" src="http://farm4.static.flickr.com/3144/2630379549_816c023930.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://it.facebook.com/people/Francesco_Foschino/755861232">Francesco</a> ha <a href="http://beppegrillo.meetup.com/259/messages/boards/thread/5020380/10">tradotto</a> il <a href="http://estrablog.net/2008/07/03/il-video-di-bruce-sterling-a-matera/">video</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Sterling">Bruce Sterling</a> su Matera per coloro che hanno qualche problemino con l&#8217;inglese. Riporto la traduzione in modo da rendere partecipi anche coloro che non hanno capito invitando alla riflessione.</p>
<p><strong>Bruce Sterling a Matera.</strong></p>
<p>(0:44-1:15) Benvenuti a Matera, una delle piu &#8216;antiche citta al mondo. E&#8217; un luogo che spesso e&#8217; stato definito &#8220;senza tempo&#8221; ma in realta&#8217; ha vissuto molti accadimenti. Suppongo che le cose piu&#8217; importanti che siano accadute qui, siano accadute nella preistoria. E oggi, penso, ci troviamo nel periodo piu&#8217; felice, piu&#8217; prospero e piu&#8217; ricco che Matera abbia attraversato in circa ottomila anni, quindi andiamo un po&#8217; in giro per la citta&#8217; e vediamo se riusciamo a capirci di piu&#8217;.</p>
<p>(1:25- 2:55) La problematica tradizionale di Matera sono state le risorse idriche. In origine, quando e&#8217; stata fondata, c&#8217;era abbondanza d&#8217;acqua perche&#8217;erano zone ricce di foreste che non erano attaccate dal pascolo delle greggi, ma con il passare dei secoli, affiorarono alcune problematiche a riguardo. E difatti sono state queste problematiche ambientali, che hanno preservato Matera per noi.<br />
Potete vedere in alcuni particolari oggi, il modo in cui strutture moderne si nascondono nel tessuto antico, come questa rete arancione, che e&#8217; accanto a queste pietre moderne, chiaramente tagliate da macchinari industriali, che si introducono nelle vecchie pietre, tagliate a mano. Ma le cose che davvero mi intrigano sono proprio li&#8217;: due valvole idrauliche che sono state incuneate nel tessuto antico della citta&#8217;. Oppure potete vedere queste antiche pietre che sono state astutamente posizionate nel tombino per somigliare al disegno del selciato intorno che la citta&#8217; aveva un tempo.<br />
Sono aspetti pieni di contraddizioni e ossimori che davvero ci fanno capire il modo in cui viviamo oggi.<br />
Oggi non abbiamo semplicemente la cultura. Abbiamo un&#8217;industria della cultura.<br />
Non abbiamo solo il patrimonio. Abbiamo un&#8217;industria del patrimonio.<br />
Non abbiamo solo citta&#8217;, ma abbiamo citta&#8217; che sono come aeroporti; non abbiamo aree isolate, ma aree connesse.</p>
<p>(3:02- 4:12) Come ogni archeologo potra&#8217; dirvi, la maggiorparte delle cose che ci sono state tramandate dal passato, lo sono state per caso e non volutamente. Cosi&#8217; se io fossi un Domenico Ridola, un archeologo locale, del 21mo secolo, queste sono le cose che davvero apprezzerei: l&#8217;eredita&#8217; dei tempi moderni. E direi: ai tempi del ventesimo secolo, e all&#8217;inizio del ventunesimo, producevano queste bottiglie di plastica dal petrolio, incredibilmente; e questa bottiglia di vetro, che all&#8217;epoca neanche riciclavano; e immaginate la quantita&#8217; di liquido in questa anfora del periodo che poteva essere immagazinato o conservato quasi senza motivo, e che poteva contenere olio d&#8217;oliva o forse alcol, cibo del tempo, e c&#8217;e&#8217; anche un po&#8217; di rimanenza del liquido ancora. Ci sono evidenze storiche di tutti i tipi, tutte ammucchiate qui. Il problema del vivere in roccia e in grotte, e&#8217;che non si hanno posti dove mettere i rifiuti, e questo e&#8217;stato uno dei maggiori problemi di Matera per lungo tempo.</p>
<p>(4:25 &#8211; 5:23 ) Ma ci sono anche cose del ventesimo secolo , che non hanno alcuna giustificazione. Come quelle parabole satellitari bianche, o come lo skyline, disturbato da tutte quelle antenne, o la gru di acciaio vicino il campanile. Poi se sbirci li&#8217;nel mezzo, un&#8217;interessante sviluppo: un insieme di bandiere del mondo in mezzo alla citta&#8217;. E ancora: quali persone girano qui in mezzo? Se io fossi nel cuore medievale della citta&#8217;, le persone che davvero mi disturberebbero, sarebbero, naturalmente, i turisti. Qual&#8217;e&#8217; il loro ruolo storico qui? Noi abbiamo musei su ogni cosa, ma abbiamo il museo del turismo? O il museo dell&#8217;industria culturale? Come il loro lascito si combinera&#8217; con il passato?</p>
<p>(5:37- 6:58) Questa e&#8217; la mia parte preferita di Matera, questo piccolo museo etnografico, dove e&#8217; conservata intatta la casa di una famiglia. E il rischio maggiore che l&#8217;industria culturale o quella del patrimonio si prendono e&#8217; che per salvare la casa cosi&#8217; com&#8217;e', la famiglia che la abita va uccisa. La culla e&#8217; vuota, mamma e papa&#8217; non dormono piu&#8217; nel letto, i vestiti pendono sul muro, misteriosamente indisturbati, e quel bel telaio, dove la mamma filava vegetali coltivati nei terreni, come il cotone, ora e&#8217; tristemente fermo. Quella fisarmonica, posata sulla mensola, che mai piu&#8217; produrra&#8217; un suono felice. Nessuno usa piu&#8217; la cucina e nessuno mangia quella pannocchia lasciata a seccare sul muro. Ma il personaggio piu&#8217;triste qui dentro, e&#8217; quel mulo di plastica, sembra qualcosa come un monumento, e guardandolo non saprei cosa dire. Vorrei tanto vedere qualcuno vivere qui, e fare di nuovo rivivere tutte queste cose.</p>
<p>(7:15 &#8211; fine) Ho voluto terminare questo video su Matera, nella mia camera d&#8217;albergo, perche&#8217; qui ci sono delle importanti lezioni per noi.<br />
Questa piccola camera si trova a Matera, ma non le appartiene.<br />
Potete vedere questi begli archi a tutto sesto, che si intersecano sotto la roccia naturale, e possiamo dire che tutti i problemi che i materani hanno vissuto nella storia, qui sono stati risolti: ho una bellissima doccia calda, da cui posso prendere tanta acqua quanto mi pare, ho una televisione vicino il letto, ho luci elettriche, ho il riscaldamento, ho tutte le comodita&#8217; moderne, ma in un &#8220;pastiche&#8221;. Questo non e&#8217; un caso. E&#8217;stata messa molta cura per costruire questo posto. La mia domanda e&#8217;: cosa accade fra cento anni, quando anche io, il turista globale di passaggio, saro&#8217; una figura storica? Quando anche io saro&#8217; parte del passato e parte del passato di Matera e del suo patrimonio? Come si comporteranno le persone con questo aspetto?<br />
Se c&#8217;e&#8217; stato un secolo di industria culturale, quella a&#8217; la sua cultura. E&#8217;come se la parodia e il &#8220;pastiche&#8221; in qualche modo devono affondare le radici, devono trovare la loro vitalita&#8217;, ci devono dare un significato, e devono essere qualcosa di cui i nostri posteri non devono essere scandalizzati nel vedere. Questo e&#8217; quanto ho da dire in questa piccola presentazione. Arrivederci da Matera.</p>
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		<title>Trasformare i problemi in opportunità</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 16:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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<p class="spip">A Matera ormai <a href="http://ferrovieamatera.wordpress.com/">regna la rassegnazione</a>. Probabilmente i passeggeri lucani continueranno ad aspettare a lungo, ma mentre qualcuno approfitta dei vari ponti creati e mai utilizzati, per fare bunging jumping, sarebbe un&#8217; ottima cosa se si riuscisse a sfruttare &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="spip"><a href="http://flickr.com/photos/ales_chernov/2302119002/sizes/l/"><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm4.static.flickr.com/3121/2302119002_8e09de2ef5.jpg" alt="" width="500" height="355" /></a></p>
<p class="spip">A Matera ormai <a href="http://ferrovieamatera.wordpress.com/">regna la rassegnazione</a>. Probabilmente i passeggeri lucani continueranno ad aspettare a lungo, ma mentre qualcuno approfitta dei vari ponti creati e mai utilizzati, per fare bunging jumping, sarebbe un&#8217; ottima cosa se si riuscisse a sfruttare il pecorso abbandonato della ferrovia per creare un ulteriore occasione di sviluppo turistico. A Matera sarebbe ideale considerato che la &#8220;ferrovia&#8221; parte dalla città ed attraversa diversi parchi e luoghi tanto importanti quanto in secondo piano (come la <a href="http://www.artezeta.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=4&amp;Itemid=12">cripta del peccato originale</a>) in un contesto naturalistico unico. Perchè non prendere spunto da chi già c&#8217;è chi lo fa?</p>
<p class="spip">Leggete di seguito:</p>
<blockquote>
<p class="spip">Grazie al recupero dei vecchi tragitti ferroviari, oggi dismessi, è possibile riscoprire la bellezza dei nostri paesaggi. Serve solo una bici!</p>
<p class="spip">“Un trenino che va pianissimo, fa pùffete-pùffete e sparge fra i viaggiatori uno fummo buonissimo”. Così Carlo Emilio Gadda descriveva ironicamente il collegamento ferroviario Como-Varese, linea della rete delle Ferrovie Nord. Era in funzione dal 1885, periodo in cui i trasporti locali su ferro, soprattutto nel nord Italia, erano nel loro periodo di massima espansione. Nel 1966 la linea venne però abbandonata, e piano piano cadde nel dimenticatoio. La storia di questa ferrovia è pressappoco la stessa di altri 5.000 km di binari attualmente dimenticati nel nostro Paese, e che di giorno in giorno vedono aumentare il loro numero con la costruzione di rettifiche o varianti di percorso. La scelta come ben si sa, è quella di concentrare le tratte e di puntare sulle linee ad alta velocità.</p>
<p class="spip"><span class="spip_document_815 spip_documents spip_documents_right" style="float: right; width: 250px;"> </span>Oggi in tanti casi è però possibile ripercorrere a piedi o in bicicletta l’itinerario di tante vecchie linee, su strade per lo più sterrate ma ben percorribili, riscoprendo accanto ai vecchi binari le bellezze del paesaggio. Questo grazie ad un’iniziativa dell’<strong class="spip"><a class="spip_out" href="http://www.greenways.it/" target="_blank">Associazione Italiana Greenways</a></strong> e di <strong class="spip"><a class="spip_out" href="http://www.mobilitadolce.it/" target="_blank">Co.Mo.Do</a></strong>.<br />
L’<a class="spip_out" href="http://www.greenways.it/" target="_blank">AIG</a> si occupa della realizzazione e della gestione di un “sistema di territori lineari tra loro connessi che sono protetti, gestiti e sviluppati in modo da ottenere benefici di tipo ecologico, ricreativo e storico-culturale”. Le Greenways sono un sistema di percorsi ricavati sia nella natura che in aree urbanizzate, dedicati a camminare o andare in bici e a cavallo, pensati per avvicinare le persone al territorio che le circonda.<br />
<a class="spip_out" href="http://www.mobilitadolce.it/" target="_blank">Co.Mo.Do, Confederazione Mobilità Dolce</a>, invece riunisce varie associazioni che si occupano di tempo libero e mobilità alternativa, formando un tavolo di discussione e proposte sulla mobilità dolce, per lo più pedonale e ciclabile, ma anche su tempo libero, turismo e attività all’aria aperta con mezzi e forme ecocompatibili. Co.Mo.Do vuole promuovere il recupero delle infrastrutture territoriali dismesse (ferrovie, strade, percorsi storici), per far sì che diventino percorsi alternativi alla mobilità ordinaria, sicuri perché lontani dal traffico, puliti perché non aperti a mezzi motorizzati e integrati con il trasporto pubblico.</p>
<p class="spip"><span class="spip_document_814 spip_documents spip_documents_left" style="float: left; width: 200px;"> </span>Nella promozione di una rete nazionale di mobilità dolce rientra il progetto <a class="spip_out" href="http://www.ferroviedimenticate.it/" target="_blank">Ferrovie Dimenticate</a> per il recupero delle infrastrutture ferroviarie dimesse e dimenticate. Fin dagli anni ‘50 l’abbandono della ferrovia ha seguito di pari passo la diffusione dell’automobile, che ha portato ad avere oggi solo in Italia circa 5000 km di binari abbandonati. Sul <a class="spip_out" href="http://www.ferrovieabbandonate.it/" target="_blank">sito ferrovie abbandonate</a> c’è un database in continuo aggiornamento che ne racconta la storia, lo stato attuale e gli eventuali progetti di recupero.<br />
I tracciati che collegavano città e paesini in tutto il territorio nazionale sono un enorme patrimonio lasciato in balia del tempo: opere quali ponti, gallerie e stazioni, valenti da un punto di vista ingegneristico e architettonico e molto spesso collocati in punti paesaggisticamente pregevoli.<br />
La tutela e il recupero di questo patrimonio ha due differenti vie di realizzazione. Da una parte la trasformazione di alcuni tracciati in percorsi pedonali e ciclabili (le cosiddette ex ferrovie ri-ciclabili), immersi nella natura e lontani dal traffico cittadino. Dall’altra, mettendo da parte l’idea che il treno sia solo per pendolari o ad alta velocità, il ripristino di ferrovie a fini turistici per riscoprire paesi e territori ora marginali ma in zone d’Italia tra le più belle e caratteristiche quando non addirittura in Parchi o Riserve Naturali.</p>
<p class="spip">Sulla scia di quanto già avvenuto con successo in altri paesi europei, quali Inghilterra, Francia, Belgio e Spagna, il progetto di valorizzazione delle ferrovie in disuso e la creazione di una rete di mobilità dolce costituiscono attualmente anche un progetto di legge presentato in Parlamento nel febbraio dello scorso anno.<br />
Esistono già molti percorsi resi usufruibili, spesso molto vicini alle nostre città e facilmente raggiungibili, grazie a cui si può riscoprire e valorizzare il territorio e fruirne in maniera diretta avvicinandosi all’ambiente e al paesaggio che ci circonda.<br />
Per scoprire dove in Italia: <a class="spip_out" href="http://159.149.119.93/greenwaysitalia/itinerari.php" target="_blank">Progetto Greenways Italia</a><br />
Per scoprire dove all’Estero: <a class="spip_out" href="http://users.unimi.it/%7Eagra/ingag/greenways/italian/links.htm" target="_blank">Associazione Greenways Onlus</a></p>
<p class="spip">fonte: <a href="http://www.yeslife.it/Le-ferrovie-dimenticate-diventano">http://www.yeslife.it</a></p>
</blockquote>
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		<title>Sentirsi un po&#8217; a casa</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 12:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://estrablog.net/wp-content/uploads/2008/07/snapshot_001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1164" style="vertical-align: middle;" title="Maratea" src="http://estrablog.net/wp-content/uploads/2008/07/snapshot_001-300x210.jpg" alt="Maratea da Second Life" width="500" /></a></p>
<p>I lucani in ascolto (per primi) e tutti quelli che sono lucani dentro, leggano (e partecipino) con molta attenzione.</p>
<p>Il <a href="http://lucanialab.ning.com/forum/topic/show?id=2180638%3ATopic%3A759">post</a> di <a href="http://www.bookcafe.net/blog/">Giuseppe</a> su Ning</p>
<blockquote><p>Apro questo thread soprattutto per il lucani, perchè molti degli altri partecipanti a Lucania Lab </p>&#8230;</blockquote>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://estrablog.net/wp-content/uploads/2008/07/snapshot_001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1164" style="vertical-align: middle;" title="Maratea" src="http://estrablog.net/wp-content/uploads/2008/07/snapshot_001-300x210.jpg" alt="Maratea da Second Life" width="500" /></a></p>
<p>I lucani in ascolto (per primi) e tutti quelli che sono lucani dentro, leggano (e partecipino) con molta attenzione.</p>
<p>Il <a href="http://lucanialab.ning.com/forum/topic/show?id=2180638%3ATopic%3A759">post</a> di <a href="http://www.bookcafe.net/blog/">Giuseppe</a> su Ning</p>
<blockquote><p>Apro questo thread soprattutto per il lucani, perchè molti degli altri partecipanti a Lucania Lab vengono già da esperienze importanti di Rete. Ma in fondo è un ragionamento che va per tutti, visto che alla fine ogni spazio sociale tende a costruirsi le proprie regole in funzione del modo in cui il gruppo lo usa. <img src='http://calia.me/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>1. Second Life o Non Second Life</strong></p>
<p>Lo spunto inziale per cui è nato questo &#8220;ning&#8221; è l&#8217;isola lucana in Second Life ed un&#8217;esperienza di ricerca sulla comunicazione del territorio. Dietro c&#8217;è l&#8217;appoggio della Regione Basilicata (Dipartimento Attività Produttive, Politiche dell&#8217;impresa, Innovazione Tecnologica) e soprattutto dell&#8217;APT, che stanno investendo molto in un percorso di ricerca e innovazione.<br />
Ma, soprattutto, c&#8217;è un gruppo di persone che questa ricerca la stanno facendo e la stanno supportando, in alcuni casi dimostrando un&#8217;attaccamento fortissimo alla Basilicata pur non essendo lucani. Avremo modo di conoscerci.</p>
<p>Per ricostruire la storia dell&#8217;isola e della ricerca, si può partire da <a href="http://www.basilicata.travel/index.php/2008/05/16/organizzare-la-conoscenza-di-un-mondo-in-second-life/">qui</a><br />
o da <a href="http://www.basilicata.travel/index.php/2007/12/06/le-nuove-forme-del-turismo-su-secondlife/">qui</a>.</p>
<p>Per conoscere meglio il progetto Lucania lab in Second Life si può partire da <a href="http://www.basilicata.travel/index.php/2008/06/30/unisola-autoriale-lucania-lab-in-second-life/">qui</a><br />
e da <a href="http://feeds.feedburner.com/%7Er/BasilicataTravel/%7E3/324758167/">qui</a>. <img src='http://calia.me/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per quelli di voi che non hanno mai usato Second Life e vogliono cominciare o sono curiosi, abbiamo predisposto <a href="http://blogosphere.typepad.com/blog/2008/07/understanding-s.html">questo primo aiuto</a>. Correte <a href="http://www.bookcafe.net/blog/unacademy/scheda.cfm?id=75">ad iscrivervi</a>. Se avete necessità di essere aiutati con i primi passi, <a href="http://lucanialab.ning.com/xn/detail/u_3icm8j68oqtvy">Elena</a> saprà guidarvi.</p>
<p><strong>Ma il passaggio, vero, importante, è che Lucania Lab ha in Second Life lo spazio del &#8220;fare&#8221; e &#8220;dell&#8217;agire insieme&#8221;, non si esaurisce in Second Life e non è un progetto nato solo per Second Life.</strong></p>
<p><strong>Il social network dei Lucani.</strong></p>
<p>E&#8217;, credo, un&#8217;occasione importante per costruire uno spazio operativo per i lucani, connessi tra loro e con altre intelligenze della rete. Come si dice, lo sviluppo locale e territoriale non si fa senza il territorio. Quindi può essere un&#8217;occasione per crescere insieme, organizzarci e fare cose. Per questo motivo sarebbe utile cercare di far convergere qui quanti più di noi riusciamo, per avere quella massa critica che ci consentirà di fare e pensare cose belle, anche con le Istituzioni.</p>
<p>(senza dimenticare il cazzeggio, che pure è una parte sostanziale dell&#8217;aggregazione, e che da queste parti -credeteci- è una filosofia di vita) <img src='http://calia.me/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p></blockquote>
<p>Un commento di <a href="http://mediamondo.wordpress.com/">Giovanni</a> al post:</p>
<blockquote><p>Il lavoro che stiamo facendo con LucaniaLab è stato ben messo in luce dalla discussione aperta da Giuseppe. Io provo a chiarire il mio punto di vista per discuterlo assieme.</p>
<p>L&#8217;asse portante io lo vedo collocato sul <strong>progetto di innovazione e sperimentazione di comunicazione territoriale</strong> e di v<strong>alorizzazione della creatività e delle risorse territoriali</strong> anche in chiave transterritoriale (e visto che siamo qui <strong>metaterritoriale</strong>).</p>
<p>Quindi: lucani e non solo, basilicata e non solo, SecondLife e non solo.</p>
<p>Per tale motivo ha per me senso il melange fra lucani e non lucani &#8220;dentro&#8221; un territorio che è un nuovo spazio dell&#8217;abitare contemporaneo. Uno spazio della comunicazione che esprime i due spazi dell&#8217;abitare oggi emergenti e in cui collocare i vissuti di vite che sono anche (e sempre più) mediate e online.<br />
Questi spazi sono:<br />
1. i social network (ecco perché quindi questo ning);<br />
2. i mondi on line (ecco perché LucaniaLab su SecondLife).</p>
<p><em>La chiave di lettura è quindi per me l&#8217;innovazione, la natura metaterritoriale e lo sviluppo di relazioni sociali fondate sulla <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=850">&#8220;iperabilità&#8221;</a></em>.</p>
<p>La sensibilità di una amministrazione pubblica, come la regione Basilicata e l&#8217;APT, nel lavorare su questa direzione mi sembra indicativa di un mutamento prezioso.</p></blockquote>
<p>Un commento di <a href="http://lucanialab.ning.com/profile/Ginevra">Ginevra</a> che riassume tutto:</p>
<blockquote><p>Quel che mi colpisce di Lucania Lab e&#8217; che ti parla.</p></blockquote>
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		<title>Barcellona &#8211; La Rambla</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 15:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[estragon life]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://flickr.com/photos/rugla/2583379551/sizes/l/"><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm4.static.flickr.com/3097/2583379551_24e19f6650.jpg" alt="La rambla - madre natura" width="500" height="333" /></a>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://flickr.com/photos/rugla/2583379551/sizes/l/"><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm4.static.flickr.com/3097/2583379551_24e19f6650.jpg" alt="La rambla - madre natura" width="500" height="333" /></a></p>
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		<title>Arriva la festa dei materani</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 09:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.egghia.it/"><img src="http://www.egghia.it/lafestadeimaterani/image/lafestadeimaterani.jpg" alt="" width="500" /></a></p>
<blockquote><p><span style="font-family: Verdana;"><span class="testo Stile8">“La festa dei materani” è <strong>un interessante esperimento, unico nel suo genere,</strong> che ci introdurrà nell’atmosfera della festa più importante della città di Matera, facendoci rivivere l’edizione 2007 della <strong>Festa patronale in onore di Maria SS.della Bruna</strong> come <strong>mai prima </strong></span></span></p>&#8230;</blockquote>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egghia.it/"><img src="http://www.egghia.it/lafestadeimaterani/image/lafestadeimaterani.jpg" alt="" width="500" /></a></p>
<blockquote><p><span style="font-family: Verdana;"><span class="testo Stile8">“La festa dei materani” è <strong>un interessante esperimento, unico nel suo genere,</strong> che ci introdurrà nell’atmosfera della festa più importante della città di Matera, facendoci rivivere l’edizione 2007 della <strong>Festa patronale in onore di Maria SS.della Bruna</strong> come <strong>mai prima d’ora</strong>.<br />
Egghia! infatti ha raccolto i video filmati dai materani, gente comune o professionisti, durante la festa ed in particolare del 2 luglio. In molti ci hanno prestato le loro immagini, curiose, originali, inedite, sia amatoriali che professionali.</p>
<p>Nella serata del 18 giugno sarà proiettato il <strong>film</strong> sulla festa del 2 luglio, realizzato dalla <strong>selezione di più di 40 ore</strong> di immagini esclusivamente <strong>realizzate dai materani stessi</strong>: si potrà così vedere per la prima volta la festa attraverso gli occhi della gente che vi partecipa.</p>
<p>La tecnica di montare immagini amatoriali riprese dai partecipanti non è mai stata utilizzata prima d’ora per una festa patronale. È il modo migliore per cogliere del 2 luglio gli aspetti più veraci, più insoliti e con una copertura pressocchè totale e simultanea. </span></span></p></blockquote>
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		<title>Sigur Ros &#8211; Eighteen second befor sunrise</title>
		<link>http://calia.me/2008/05/29/sigur-ros-eighteen-second-befor-sunrise/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 08:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm3.static.flickr.com/2015/2531405531_ca1ba684fa.jpg?v=0" alt="" width="450" height="246" /></p>
<p>Apprendo da <a href="http://www.pandemia.info/post/1922582.html">Pandemia</a></p>
<blockquote><p>I Radiohead hanno fatto scuola e tutti a seguire, per la gioia degli amanti della musica. Dopo Coldplay ora è il turno di <strong>Sigur Ros</strong> a lanciare il nuovo lavoro con la distribuzione gratuita online del singolo </p>&#8230;</blockquote>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm3.static.flickr.com/2015/2531405531_ca1ba684fa.jpg?v=0" alt="" width="450" height="246" /></p>
<p>Apprendo da <a href="http://www.pandemia.info/post/1922582.html">Pandemia</a></p>
<blockquote><p>I Radiohead hanno fatto scuola e tutti a seguire, per la gioia degli amanti della musica. Dopo Coldplay ora è il turno di <strong>Sigur Ros</strong> a lanciare il nuovo lavoro con la distribuzione gratuita online del singolo <span style="font-weight: bold;">Gobbledigook</span>. Non c&#8217;è solo il semplice brano scaricabile ma una strategia di marketing per agevolare il passaparola con un apposito <a href="http://widget.nabbr.com/sigur_ros.html">widget</a>. Da copiare sul proprio profilo MySpace, Facebook, Hi5 o sul proprio blog, il widget contiene il brano, il videoclip, un backstage e un album di foto scattate sul set del videoclip, insieme ad un aggiornamento dal blog dei Sigur Ros.</p></blockquote>
<p>Dopo i Pink Floyd sono il gruppo che amo di più e che seguo fin dagli albori. Con questa mossa ancora una volta anticipano i tempi, anche se i <a href="http://www.sigur-ros.co.uk/">Sigur Ros</a> hanno da sempre messo a disposizione il download gratuito dal loro sito di video, mp3 e concerti. In una sezione del sito addirittura, ci sono le istruzioni su come impostare emule per scaricare la loro musica. Questo la dice lunga sulla mentalità di questi ragazzi islandesi.</p>
<p>Insomma, sono sempre stati all&#8217;avanguardia e lo sono ancora, così come lo è la loro musica.</p>
<p>Approfitto per ricordare che hanno annunciato il loro tour italiano e che i biglietti sono in vendita <a href="http://www.ticketone.it/newsComplete.jsp?idCat=51&amp;cdNews=185722&amp;idCatPT=529">qui</a>. Non mancate! Io non mancherò di certo l&#8217;occasione di rivivere un loro concerto che, credetemi, è un esperienza unica.</p>
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		<title>Come se l&#8217;avessi scritto io</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 09:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<blockquote><p>Avviso: oggi mi sono svegliata un po&#8217; polemica (ho anche le mie ragioni, ma ve le risparmio).</p>
<p>Della rete mi piacciono molte cose. Non la abito come vorrei, soprattutto negli ultimi mesi. Però, come ho detto tante volte, da qui </p>&#8230;</blockquote>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Avviso: oggi mi sono svegliata un po&#8217; polemica (ho anche le mie ragioni, ma ve le risparmio).</p>
<p>Della rete mi piacciono molte cose. Non la abito come vorrei, soprattutto negli ultimi mesi. Però, come ho detto tante volte, da qui sono nate belle amicizie, da qui mi vengono tante idee e suggerimenti, ecc&#8230; Questo, quindi, lo lascio sullo sfondo.</p>
<p>Però della rete (in realtà dei blog, più che della rete), ci sono anche parecchi aspetti che proprio mi infastidiscono.<br />
In ordine sparso:<br />
- il racconto attraverso i link delle serate o giornate passate con blogger famosi: se voglio dire conosco x, perchè farlo attraverso giri di parole, o racconti tipo &#8220;meno male che x-link- mi ha girato lo zucchero nel caffè ieri -link-?<br />
- il formalismo: ho sempre pensato che la forma conti. Studio comunicazione, so bene che esiste un piano del contenuto e uno della relazione, che la comunicazione scritta necessita di altre forme per far passare l&#8217;aspetto emotivo ecc.. Lo so, giuro. Ma trovo che i blogger si mettano molto meno in discussione di quanto dicono di fare, e siano molto meno aperti alla discussione e alla dialettica di quanto dichiarano. Come nel mondo off line, d&#8217;altra parte, solo che lì non si finge il contrario. Di questo ne ho parlato di persona con alcune persone, ma nessuna di loro mi ha convinto. Continuerò a fare commenti critici, se non sono d&#8217;accordo sul contenuto (sulla persona non mi permetto), e continuerò a farlo senza per forza mettere mille indizi sul fatto che non sto mandando a quel paese o alzando la voce. Se si fraintende, mi dispiace. Le lettere personali, invece, quelle sempre via mail.<br />
- l&#8217;autoreferenzialità, che si sposa malissimo con la retorica dell&#8217;apertura, portata avanti spesso mediante la metafora del link. A me pare che spesso invece prevalga la chiusura, data dal crogiolarsi nel divario di competenze, di linguaggio, o semplicemente, di ex classifiche.<br />
- la discriminazione concettuale dentro/fuori (on line/off line): quando si parla di politica, per esempio.<br />
Secondo me possiamo star qui ore a raccontarcela su quanto sarebbe giusto, ovvio, scontato che la politica fosse conversazione, partecipazione, dal basso, ecc&#8230; Di fatto le logiche dei media tradizionali sono molto più che rappresentative dell&#8217;opinione politica degli italiani (ved il successo della lega) Forse, invece che riflettere su quanto sarebbe meglio avere le brioche alla marmellata di ciliegia (con tanto di link), molto meglio di quella all&#8217;albicocca, ci si potrebbe impegnare di più a capire come fare ad avere il pane.<br />
- il resto, sempre contorno: il caso di Al Gore a Current. Va bene, non sono stati abbastanza &#8220;2.0&#8243;. Alla faccia dell&#8217;essere riduttivi. Marmellata all&#8217;avocado di marte.<br />
Oggi sono polemica, niente link.<br />
Commenti, se ci sono, pubblici please</p></blockquote>
<p>http://valelandia.blogspot.com (senza link ovviamente). <img src='http://calia.me/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Fatelo dopo il lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 10:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><br /><a href="http://www.vimeo.com/969164?utm_campaign=embed&#038;utm_source=969164">Current TV Italia: Hard Work In Milan</a> from <a href="http://www.vimeo.com/liviaiacolare?utm_campaign=embed&#038;utm_source=969164">Livia Iacolare</a> on <a href="http://vimeo.com?utm_campaign=embed&#038;utm_source=969164">Vimeo</a>.</p>
<p>In ufficio si arriva ad un punto in cui la sera c&#8217;è davvero bisogno di fare una pausa&#8230;cantanto.<br />
Arriviamo l&#8217;8 maggio&#8230;ma non sappiamo come. <img src='http://calia.me/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="325" data="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=969164&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color="><param name="quality" value="best" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="scale" value="showAll" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=969164&amp;server=www.vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=" /></object><br /><a href="http://www.vimeo.com/969164?utm_campaign=embed&#038;utm_source=969164">Current TV Italia: Hard Work In Milan</a> from <a href="http://www.vimeo.com/liviaiacolare?utm_campaign=embed&#038;utm_source=969164">Livia Iacolare</a> on <a href="http://vimeo.com?utm_campaign=embed&#038;utm_source=969164">Vimeo</a>.</p>
<p>In ufficio si arriva ad un punto in cui la sera c&#8217;è davvero bisogno di fare una pausa&#8230;cantanto.<br />
Arriviamo l&#8217;8 maggio&#8230;ma non sappiamo come. <img src='http://calia.me/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>A complicated life</title>
		<link>http://calia.me/2008/04/30/a-complicated-life/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 22:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[amici]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm1.static.flickr.com/127/355671621_3d8a17dd84.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Sono giorni duri, divertenti, impegnativi, nervosi e rilassati.</p>
<p>Giorni che mi mettono continuamente alla prova.</p>
<p>Mi sono travestito in una spugna che apprende ogni cosa le capiti sotto mano, ma anche in un acuto e silenzioso osservatore.</p>
<p>Ho visto, sentito &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img style="border: 0; vertical-align: middle;" src="http://farm1.static.flickr.com/127/355671621_3d8a17dd84.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Sono giorni duri, divertenti, impegnativi, nervosi e rilassati.</p>
<p>Giorni che mi mettono continuamente alla prova.</p>
<p>Mi sono travestito in una spugna che apprende ogni cosa le capiti sotto mano, ma anche in un acuto e silenzioso osservatore.</p>
<p>Ho visto, sentito e letto tante cose. Alcune imbarazzanti, altre deliranti, altre apprezzabili, altre allucinanti.</p>
<p>Ho scoperto nuovi amici. Ne ho confermati altri, mentre ho cancellato qualcuno dalla mia personale lista delle affinità.</p>
<p>Sono stato avvertito, consigliato, ignorato, disprezzato, criticato, invidiato, disapprovato, amato e lodato.</p>
<p>Ho avuto soddisfazioni e delusioni.</p>
<p>Ho dormito poco.</p>
<p>Ho riflettuto molto e ho capito che questa è la vita e non vale la pena prendersela e che la cosa più bella è poter essere ancora qui a raccontarvi quanto la mia felicità stia facendo scivolare tutto.</p>
<p>Sono illeso, sappiatelo&#8230;e continuo ad andare avanti.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>In loving memory: 25 aprile 1945</title>
		<link>http://calia.me/2008/04/25/in-loving-memory-25-aprile-1945/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 08:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile 1945]]></category>
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		<description><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://flickr.com/photos/ilriccio/158993109/sizes/l/"><img src="http://farm1.static.flickr.com/63/158993109_65261c9a38.jpg" align="middle" border="0" height="341" width="500" /></a></p>
<p align="justify">&#8220;Un’adunata spontanea e collettiva: un movimento di popolo, una iniziativa di popolo&#8221;: così definisce Calamandrei la Resistenza. Non solo quindi una guerra di volontari. E questo moto popolare sbocciò subito, alla notizia dell’armistizio dell’8 settembre, malgrado l’ignavia e il criminale &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://flickr.com/photos/ilriccio/158993109/sizes/l/"><img src="http://farm1.static.flickr.com/63/158993109_65261c9a38.jpg" align="middle" border="0" height="341" width="500" /></a></p>
<p align="justify">&#8220;Un’adunata spontanea e collettiva: un movimento di popolo, una iniziativa di popolo&#8221;: così definisce Calamandrei la Resistenza. Non solo quindi una guerra di volontari. E questo moto popolare sbocciò subito, alla notizia dell’armistizio dell’8 settembre, malgrado l’ignavia e il criminale disinteresse per il popolo e per l’esercito manifestati dal governo Badoglio e dalla monarchia complice del fascismo.</p>
<p align="justify">Già il 9 settembre a Porta S. Paolo a Roma, popolo e granatieri di Sardegna combattono (e muoiono) affrontando i paracadutisti tedeschi. La divisione Acqui a Cefalonia vota la resistenza all’ordine di resa emesso dal comando germanico, combatte per una settimana, viene massacrata (oltre 6.000 fucilati dopo la resa) mentre le divisioni Venezia e Taurinense in Jugoslavia costituiscono la divisione partigiana &#8220;Garibaldi&#8221; che combatterà sino alla fine della guerra con la resistenza jugoslava.</p>
<p align="justify">Truppe italiane e popolo combatterono a Barletta, a Lanciano, a Matera, in Corsica con i francesi, a Piombino e in tante altre località mentre Napoli insorge e, solo con la forza disperata dei suoi abitanti, si libera dall’esercito tedesco che aveva progettato una resistenza ad oltranza nello stesso tessuto urbano. E’ la prima grande città europea che si libera da sé (27-30 settembre 1943) quando l’esercito nazista domina ancora, dalla Norvegia al Garigliano, dalla costa normanna all’Ucraina, comprese Grecia e penisola balcanica. La prima divisione partigiana (patrioti della Maiella) in Italia si costituisce in Abruzzo a ridosso della linea Gustav, disposta dai tedeschi tra il Garigliano e l’Adriatico a sud di Pescara.</p>
<p align="justify">Naturalmente procedendo verso il nord la Resistenza italiana assume aspetti sempre più articolati e coinvolgenti con il passare dei mesi e con una sempre più capillare organizzazione. Si è detto &#8220;iniziativa di popolo&#8221;. Non può essere diversamente poiché un esercito alla macchia che nell’estate 1944 verrà a coinvolgere oltre 200.000 &#8220;ribelli&#8221; e un numero di formazioni partigiane tra le 100 e le 150, non può sopravvivere neppure una settimana senza la partecipazione e il sostegno della popolazione che per questo scontò rappresaglie, deportazioni, massacri di civili inermi.</p>
<p align="justify">Fu un esercito di popolo, ma anche un esercito politico cioè improntato da scelte di carattere ideologico, magari confuse nella mente dei più giovani che avevano solo ricevuto l’educazione del ventennio, ma significativamente orientate dai vari commissari, dai più anziani ed esperti che avevano vissuto la lotta politica nei primi decenni del secolo o scontato la galera fascista o partecipato alla difesa della repubblica spagnola. E questo esercito non si limitò alle azioni belliche di sabotaggio delle comunicazioni, di attacco ai presidi fascisti o nazisti, ma costituì &#8211; fatto che ha del prodigio – il nucleo democratico attorno al quale si costituirono le prime giunte comunali, le prime espressioni di autogoverno nelle quali, per la prima volta in Italia, trovarono spazio anche le donne. Del resto le donne non furono assenti dalla lotta partigiana, ma presenti come staffette di collegamento e di supporto, come infermiere, come tutrici di ricercati, di ebrei, di perseguitati e in molti casi furono le donne stesse combattenti. Su queste basi fu possibile nell’estate del ’44 la costituzione di vaste areee libere, le cosiddette repubbliche partigiane: le valli piemontesi, Torriglia nell’appennino ligure, le Langhe, Montefiorino nell’appennino modenese, la Carnia, la cosiddetta repubblica della Val d&#8217; Ossola, il Cansiglio e il Grappa. Furono zone ove si esercitarono le prime forme di autogoverno e persino in qualche caso, le elezioni democratiche.</p>
<p align="justify">Tutto questo fu possibile solo con la partecipazione di popolo e con la totale delegittimazione non solo dell’occupante nazista ma di quella sedicente repubblica sociale che il residuo fascismo di guerra aveva instaurato con il permesso dell’esercito tedesco. E’ per questo che neghiamo a quel regime ogni dignità rappresentativa. L’autorità di quel regime promanava solo dalle concessioni dell’occupante che, autonomamente, aveva già disposto l’amputazione di parte del territorio italiano, coatuendo con l’alpenvorland, comprendente le province di Belluno, Trento e Bolzano, una nuova regione germanica inglobata nel Tirolo e con l’Adriatiesche Kustenland comprendente oltre l’Istriae la Slovenia le province di Trieste, di Gorizia e di Udine un’altra regione germanica inglobata nella Carinzia austriaca. La repubblica di Mussolini accettò senza discutere mai i nuovi confini italiani e in tutti quei territori venne a mancare da subito, ogni parvenza di autorità legale italiana. Di quale mai difesa della patria potè mai fregiarsi la repubblica di Mussolini ?</p>
<p align="justify">Le forze armate che la R.S.I. riuscì, col permesso tedesco, a costituire , non furono mai, dico mai, impiegate contro i &#8220;nemici&#8221; eserciti anglo-americani che risalivano la penisola se si eccettua una breve permanenza del battaglione Barbarigo della X Mas sul fronte di Anzio e una poco più che simbolica comparsa di qualche reparto della &#8220;Monterosa&#8221; in Garfagnana negli ultimi giorni di guerra, contro il contingente brasiliano.</p>
<p align="justify">Tutte le forze militari e tutte le famigerate polizie autonome (bande Koch, Carità ecc., legione Muti, brigate nere, X Mas, Guardia repubblicana) ebbero solo e unicamente il compito di contrastare i partigiani, di eseguire rappresaglie in concorso con le SS tedesche, con ausiliari di varia provenienza etnica, di allestire campi di detenzione, di praticare la tortura sistematicamente, di cacciare e deportare ebrei. Rifiutiamo a loro il titolo di combattenti come si è tentato di fare recentemente da parte di esponenti parlamentari di destra e quindi nessuna equiparazione ai partigiani della Resistenza è mai possibile. La pacificazione è un processo politico che risale ormai a 60 anni fa, ad opera esclusiva della Resistenza che dopo 20 mesi di lotta durissima &#8211; nel cui computo vanno sempre ricordate anche le stragi naziste di inermi cittadini (Marzabotto, Civitella in Val di Chiana, S. Anna di Stazzema, padule di Fucecchio, Castello di Godego, Colle della Benedicta, Boves ecc. ecc.) – riuscì con l’insurrezionepopolare a liberare le città del Nord prima dell’arrivo alleato e a difendere e a salvare le fabbriche, le centrali elettriche, gli stessi porti di Genova e di Venezia.</p>
<p align="justify">La Resistenza ebbe infine l’altissimo merito di aver reso possibile la rapida ricostruzione del paese, avviata una rinascita politica con l’istituzione della Repubblica e l’elaborazione di una avanzata , democratica Costituzione. Tutte le forze politiche che avevano contribuito alla resistenza, da quelle marxiste social-comuniste alle forze laiche e risorgimentali repubblicane ed azioniste, dalle forze di ispirazione cattolica a quelle liberali, si ritrovarono nella Carta Costituzionale approvata, dopo oltre un anno di discussioni aperte e democratiche, quasi all’unanimità (453 sì e solo 62 no nonostante la già avvenuta distinzione tra una maggioranza governativa e una minoranza di opposizione).</p>
<p align="justify">Difendere quella Carta e con essa il valore della Resistenza è oggi un imperativo morale prima che politico</p>
<p align="justify"><strong>Francesco Scattolin</strong></p>
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