Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni. ...o quasi.
Da anni ormai si dibatte sull’importanza di dotare la nostra regione di una Film Commission. Se ne discute all’interno dei nostri confini ma anche altrove, essendo la Basilicata una delle poche regioni prive di un organismo così necessario nell’assetto-cinema nazionale e nelle dinamiche di evoluzione, sviluppo e promozione del nostro magnifico territorio.
Alcuni mesi fa, mossi dal desiderio di contribuire attivamente alla istituzione di questo importante organismo, gli attori Nando Irene e Enzo Saponara e il regista e produttore Antonello Faretta hanno costituito un gruppo su internet denominato Forum per la Film Commission della Basilicata.
Il Forum, ospitato sul social network Facebook, ha registrato l’adesione di circa 500 iscritti che hanno liberamente alimentato un appassionato dialogo e un serrato confronto sulla materia, raccogliendo le voci e le esperienze di operatori e protagonisti del settore che vivono in Basilicata o di cui sono originari. Mettere in contatto professionisti del cinema, studenti e giornalisti dell’audiovisivo si è rivelato un fatto senza precedenti, rafforzando l’idea che contribuire direttamente con questo enorme patrimonio progettuale non era solo opportuno, ma addirittura necessario nel cammino istituzionale che porterà alla nascita della Film Commission lucana.
In tal senso va letta l’iniziativa del Forum, anch’essa innovativa, di avviare un primo censimento di tutte le realtà dell’audiovisivo lucane e di creare un’apposita mailing list (artistilucani@gmail.com) dove il gruppo sta conducendo la prima ricognizione in regione di tutte le maestranze, gli autori, le produzioni, i critici, gli organizzatori di festival e rassegne, le cineteche e le mediateche.
Molto positivo il riscontro tra gli operatori del settore che in circa 80 ad oggi hanno aderito a questa prima iniziativa dando vita alla RETE PER IL CINEMA IN BASILICATA. Tra questi si contano le adesioni della Cineteca Lucana – senza dubbio il più grande patrimonio cinematografico per la Basilicata e uno dei principali a livello europeo –, gli attori Cosimo Fusco e Michele Russo, i registi Geo Coretti, Luca Acito e Fulvio Wetzl, i giornalisti e critici cinematografici Armando Lostaglio e Salvatore Verde, il direttore della fotografia Ugo Lo Pinto, solo per citarne alcuni. Hanno inoltre aderito molti grandi autori che hanno utilizzato la Basilicata quale location come i Maestri Luigi Di Gianni e Gian Vittorio Baldi.
Accolta molto favorevolmente l’istituzione di una commissione di esperti in seno alla Giunta Regionale, nominata per poter dare l’abbrivio ai lavori della nascente Film Commission, la RETE PER IL CINEMA ha presentato in questi giorni alla Regione un documento ufficiale – sottoscritto da tutti gli aderenti – in cui si sintetizzano una serie di proposte. Tra queste l’ipotesi di struttura della nascente Film Commission, la necessità di puntare sulla formazione cinematografica legata al territorio, gli incentivi di sostegno alle scuole di cinema e ai programmi connessi, senza trascurare la garanzia di accesso e fruizione di tutto il patrimonio audiovisivo prodotto o custodito in Basilicata (di cui la Cineteca Lucana è valido emblema).
Per tutto questo, si chiede al Presidente De Filippo – e agli esperti appena insediatisi – di non prescindere dal coinvolgimento attivo e dal prezioso bagaglio di esperienze rappresentato dai tanti operatori del cinema e della televisione presenti in Basilicata e dai molti lucani che vivono all’estero (sono molti, infatti, i Lucani all’Estero impegnati nella settima arte) o, in altre regioni italiane, che si sono particolarmente distinti nel settore degli audiovisivi.
Si chiede, in definitiva, che una rappresentanza della RETE PER IL CINEMA IN BASILICATA venga coinvolta, sin da subito, in ogni incontro e tavolo tecnico sul tema, programmato dalla Giunta e dalla Commissione di esperti.
Dopo questa prima significativa iniziativa, la RETE PER IL CINEMA IN BASILICATA sta lavorando al raggiungimento di un traguardo ben più ambizioso e storico per la nostra regione: la costituzione in forma giuridica di una Associazione di Categoria del Cinema e degli Audiovisivi della Basilicata, in rappresentanza e tutela degli oramai numerosi professionisti impegnati quotidianamente in questo settore, in grande e continua crescita nella nostra regione.
Per poter seguire e partecipare ai lavori, tutti gli operatori del settore possono iscriversi alla mailing list inviando il proprio curriculum vitae a artistilucani@gmail.com.
Mi sono arrabbiato, e tanto, guadando questa inchiesta perchè ci ho visto molto di quello che sono. Ci ho visto molto di quello che ho passato negli anni in cui ho vissuto nella mia terra d’origine. E, come tanti altri, ci ho visto molte cose di cui non sapevo, di cui avrei voluto sapere, ma che mi sempre state negate.
La scorsa settimana, nel tentativo di portare all’attenzione di chi mi segue sul blog e sui social network, l’appuntamento di stasera con il Vanguard mi sono imbattuto in un commento lasciatomi su Facebook che mi ha fatto spavento. Superato questo ho riflettuto su cose che non ho mai voluto vedere fino in fondo.
Mi è stato chiesto da un amico come mai stessi in qualche modo supportando Current a fare un inchiesta che avrebbe messo in cattiva luce la mia terra. Come dire: i panni sporchi andrebbero lavati in casa.
La cosa mi ha spaventato perchè mi sono ritrovato a fare i conti con una mentalità purtroppo diffusa, capace di osteggiare le scomode verità che, anche se ci danno fastidio, ci troviamo a coprire per via di chissà quale orgoglio, di chissà quale senso di appartenenza che alla lunga si scopre deletereo per noi stessi che quella terra la viviamo e la amiamo ogni santo giorno.
Non metto in dubbio la bontà delle affermazioni di colui che mi ha scritto questo commento, ma purtroppo questo difetto di noi lucani non è che solo uno dei motivi che tanto spesso ci portano a essere così invisibili nella società civile, così poco conosciuti, così screditati nonostante, sono convinto, non ci sia nulla da invidiare a nessuno.
Il problema è che dobbiamo fare i conti con la realtà, la stessa che spesso tendiamo a sottacere, a nascondere per non fare brutta figura. Dobbiamo invece incazzarci, lottare affinchè venga fuori e serva per creare un posto migliore. Per noi stessi.
Trovo alcune parole di Vito a proposito di questa inchiesta, assolutamente calzanti. Parole che arrivano da un uomo del sud che con situazioni come queste ci ha avuto a che fare più e più volte.
Parlare di Sud ancora oggi impone una scelta a priori. Bisogna decidere in che chiave parlarne, a chi raccontarlo, perché. Il mezzogiorno d’Italia non è solo un luogo geografico, né un unicum definibile e ben identificabile. Esistono tanti sud, ognuno dei quali preferibile a seconda degli interessi di chi ne parla. [...] Ma c’è un Sud più importante di tutti gli altri, perché in esso convergono tutti i sud elencati e, soprattutto, i loro destini. E’ il sud dell’ecomafia. Quello fatto di politiche scellerate e conniventenze che hanno permesso, negli ultimi decenni, un assalto senza precedenti al territorio e all’ambiente. Punto di approdo dei veleni delle industrie del nord Italia e dell’Europa, zona franca per l’abbattimento dei costi di smaltimento di rifiuti, tossici e pericolosi. [...] Un sud di falde acquifere contaminate, vocazioni agrituristiche soffocate in virtù di interessi particolari, paesaggi alterati. Un sud sconosciuto, impossibile da monitorare. E’ il sud più importante perché è in questo sud avvelenato che vive, si ammala e muore una parte del nostro Paese. Perché la bomba ecologica è già esplosa e adesso la questione è decidere come decontaminare l’area, ricomporre i pezzi, salvare i resti. Indietro non si torna. E’ anche lo stesso sud che risponde all’omertà con la denuncia, al silenzio con la protesta, all’ignavia con la ribellione. E oppone alla violenza l%2
Si amici miei. L’isola felice di cui tanto ci vantiamo, alla fine, tanto felice non è. Ed io, da sempre orgogiosamente lucano, di questo non posso certo farmene un vanto. E mi fa male. Ma sento di dover denunciare tutto questo, pretendendo risposte da tutti quelli che pur sapendo, quelle risposte avrebbe dovuto darle tempo fa e che invece hanno taciuto per il proprio interesse. Le mie parole e i miei sentimenti riuguardo un’altra storia non tanto lontana, tornano quindi ancora una volta alla luce, provocandomi le stesse sensazioni. Il sentimento che ho provato vedendo quello che c’è sotto il coperchio della pentola non può che provocarmi quelle stesse sensazioni, quella stessa arrabbiatura.
Spero che qualcuno capisca fino in fondo quello che sto scrivendo. Spero di non dovermi più ritrovare solo a lottare contro i mulini a vento. Spero che l’orgoglio di un popolo cocciuto ma sincero, povero, ma fiero esca fuori e si riprenda ciò che gli spetta. Non ci sarà nessun messia questa volta, bisogna riprendere in mano la propria vita, mettersi insieme e urlare ancora più forte delle ipocrisie di chi ancora millanta promesse con la retorica dell’impossibile. A questo punto non c’è più niente da perdere. Sta solo a noi decidere il nostro destino.
E alla fine continuo, ripeto e ripeterò all’infinito rivolgendomi a tutti quelli che con me condividono la terra, il sangue e la passione per quello che abbiamo: dovete svegliarvi da questo torpore! Dovete reagire a quello che ci stanno facendo, a quello che stanno facendo ai posti magnifici in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere, al nostro lavoro, al nostro futuro. Dobbiamo far in modo che esca fuori quell’animo fiero e sincero che ci caratterizza, lo stesso che ha lottato per la liberazione delle terre, per le scorie di scanzano, per supportare altre mille cause che hanno portato un popolo dimenticato ad essere una cosa sola, a farsi sentire perchè cocciutamente testardo. Dobbiamo tornare ad essere una cosa sola. Dobbiamo amare ogni giorno quello che abbiamo e che, per colpa di qualcuno, stiamo perdendo giorno dopo giorno, un po’ alla volta, come fosse un tumore che ci corrode nel tempo. In questo caso la cura siamo tutti noi con la nostra capacità di guardarci un unico popolo, di far sentire la nostra voce, di lasciare l’omertà, di metterci la faccia e l’anima. Capaci di poter tornare orgogliosi di essere figli di una terra che non potremo fare a meno di portare sempre nel nostro cuore. Perché tutti noi siamo questo. Figli di una terra che ci è madre e come tale porteremo sempre con noi.
Pochi sanno che Henri Cartier-Bresson, il famoso fotografo francese ha fatto ben due viaggi in Lucania: il primo nel 1951-52, il secondo vent’ anni dopo.
Molti miei concittadini hanno sicuramente ben presente alcuni dei suoi scatti, segno indelebile di un passato non così remoto che accompagna il nostro essere orgogliosamente lucani. Cartier-Bresson ha vissuto, osservato e impresso per sempre, quello che molti ricordano essere il periodo più tumultuoso della recente storia lucana, quello delle agitazioni contadine per l’assegnazione dei latifondi, lo stesso che anticiperà la rivoluzione del modernismo consumista che inevitabilmente invaderà, anche se più tardi, queste terre lontane dal mondo. E’ proprio qui che Cartier-Bresson coglie il grande contrasto sociale, culturale e generazionale che ha investito questa terra da metà del ’900 in poi.
Terra di contrasti affascinanti, di orgoglio contadino e paradossi spesso esaltati dalle vicende storiche:
Era un giorno dell’ estate 1952 e il sole alto sullo zenith di Scanzano, un centro agricolo del Materano, faceva la piana ampia e tersa; una grande folla ondeggiava fra bandiere e cartelli davanti a un palco. Lì, attorniato da burocrati e carabinieri, Amintore Fanfani assegnava le terre dei latifondi divisi. La Leika di Cartier Bresson ha fissato, di quella cerimonia, un’ immagine curiosa: un nuovo assegnatario saluta il ministro democristiano, dispensatore di poderi, con la destra alzata, romanamente. Come dire, parafrasando il titolo del libro di Carlo Levi, anche la storia s’ era fermata a Eboli.
Ma cosa trovò di particolare in Lucania Cartier Bresson?
Lo racconta Mario Quesada in un articolo su Repubblica del 15 settembre 1990:
Una città come Matera, corrosa dal vento e dal sole, fatta di piccole case di antri e d’ improvvisi campanili barocchi. La città dei Sassi, dove Giovanni Pascoli aveva abitato felice ma pensoso, ricordandola poi con un velo di poesia e di malinconia, non era cambiata nei primi cinquant’ anni di questo secolo e nelle fotografie ora pubblicate appare simile ad un castello di sabbia gocciolata dalle dita di un bambino sulla riva del mare. Tuttavia, negli scugnizzi, nei vecchi vestiti di nero, nei panni stesi alle canne tra i vicoli malsani s’ avverte qualcosa d’ irrisolvibile, di definitivamente depauperato. La tragedia rende immobili i volti che guardano l’ obiettivo come antefisse etrusche, contrapponendo al destino soltanto rassegnazione. Spesso l’ ha detto lo stesso autore il caso portava la macchina fotografica su scene involontariamente comiche come quella del saluto fascista o l’ altra in cui un vecchio accigliato e impietrito sta vicino a un’ edicola con bene in vista Grand Hotel, Bolero Film, Novella, Eva, cioè la più discutibile stampa d’ evasione. Nel 1972-73, al secondo viaggio, quando per la scoperta del metano nella valle del Basento la regione sperava nel decollo, Cartier Bresson fotografa la convivenza dei vecchi comportamenti con le nuove mode e con il consumismo che, s’ intuisce dal reportage, porterà con sé effetti devastanti. Le immagini più belle ed agghiaccianti di questo gruppo sono quelle con grandi e piccoli uomini politici intenti a distribuire favori con sulle facce la smorfia del potere.
Un segno indelebile di quel passato in grado di modellare in maniera così netta e distinta le sorti un popolo. Una segno in grado di descrivere come pochi altri sono riusciti a fare, il passato umile e fiero della mia terra, ma anche lo speciale sentimento della condizione umana, rimasta attardata nel trascorrere del tempo. Un viaggio per Matera guidato dalla suggestione prodotta dall’amicizia con Carlo Levi e con il poeta Rocco Scotellaro, immerso nella severa capitale culturale e morale della Lucania e nei paesi attorno che hanno nomi di antichi eremitaggi: Aliano, Craco, Pisticci, Stigliano, Rionero. Tutto vissuto e raccontato attraverso l’obiettivo indulgente e sincero di un maestro di questa imperitura arte dell’immagine.
Sul sito della Magnum Photos è possibile vedere alcuni degli scatti del fotografo francese e non solo.
Questa invece è la raccolta fotografica che ripercorre il viaggio di Henri Cartier-Bresson.
Apro questo thread soprattutto per il lucani, perchè molti degli altri partecipanti a Lucania Lab vengono già da esperienze importanti di Rete. Ma in fondo è un ragionamento che va per tutti, visto che alla fine ogni spazio sociale tende a costruirsi le proprie regole in funzione del modo in cui il gruppo lo usa.
1. Second Life o Non Second Life
Lo spunto inziale per cui è nato questo “ning” è l’isola lucana in Second Life ed un’esperienza di ricerca sulla comunicazione del territorio. Dietro c’è l’appoggio della Regione Basilicata (Dipartimento Attività Produttive, Politiche dell’impresa, Innovazione Tecnologica) e soprattutto dell’APT, che stanno investendo molto in un percorso di ricerca e innovazione.
Ma, soprattutto, c’è un gruppo di persone che questa ricerca la stanno facendo e la stanno supportando, in alcuni casi dimostrando un’attaccamento fortissimo alla Basilicata pur non essendo lucani. Avremo modo di conoscerci.
Per ricostruire la storia dell’isola e della ricerca, si può partire da qui
o da qui.
Per conoscere meglio il progetto Lucania lab in Second Life si può partire da qui
e da qui.
Per quelli di voi che non hanno mai usato Second Life e vogliono cominciare o sono curiosi, abbiamo predisposto questo primo aiuto. Correte ad iscrivervi. Se avete necessità di essere aiutati con i primi passi, Elena saprà guidarvi.
Ma il passaggio, vero, importante, è che Lucania Lab ha in Second Life lo spazio del “fare” e “dell’agire insieme”, non si esaurisce in Second Life e non è un progetto nato solo per Second Life.
Il social network dei Lucani.
E’, credo, un’occasione importante per costruire uno spazio operativo per i lucani, connessi tra loro e con altre intelligenze della rete. Come si dice, lo sviluppo locale e territoriale non si fa senza il territorio. Quindi può essere un’occasione per crescere insieme, organizzarci e fare cose. Per questo motivo sarebbe utile cercare di far convergere qui quanti più di noi riusciamo, per avere quella massa critica che ci consentirà di fare e pensare cose belle, anche con le Istituzioni.
(senza dimenticare il cazzeggio, che pure è una parte sostanziale dell’aggregazione, e che da queste parti -credeteci- è una filosofia di vita)
Il lavoro che stiamo facendo con LucaniaLab è stato ben messo in luce dalla discussione aperta da Giuseppe. Io provo a chiarire il mio punto di vista per discuterlo assieme.
L’asse portante io lo vedo collocato sul progetto di innovazione e sperimentazione di comunicazione territoriale e di valorizzazione della creatività e delle risorse territoriali anche in chiave transterritoriale (e visto che siamo qui metaterritoriale).
Quindi: lucani e non solo, basilicata e non solo, SecondLife e non solo.
Per tale motivo ha per me senso il melange fra lucani e non lucani “dentro” un territorio che è un nuovo spazio dell’abitare contemporaneo. Uno spazio della comunicazione che esprime i due spazi dell’abitare oggi emergenti e in cui collocare i vissuti di vite che sono anche (e sempre più) mediate e online.
Questi spazi sono:
1. i social network (ecco perché quindi questo ning);
2. i mondi on line (ecco perché LucaniaLab su SecondLife).
La chiave di lettura è quindi per me l’innovazione, la natura metaterritoriale e lo sviluppo di relazioni sociali fondate sulla “iperabilità”.
La sensibilità di una amministrazione pubblica, come la regione Basilicata e l’APT, nel lavorare su questa direzione mi sembra indicativa di un mutamento prezioso.
Questo è il mio blog dal 2003, ma mi trovate anche su questi Social Network: Twitter, Google+, Facebook o Linkedin. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.
Ovviamente potete anche scrivermi una mail: giovanni.calia [at] gmail.com
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Abigailkcz i love this site.godd place to go.
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filippo Mi sto preparando per percorrere parte delle strade da te indicate in bicicletta. Davvero...
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