Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni. ...o quasi.
Ci stiamo avvicinando alle due giornate torinesi dedicate alla rete. Venerdì l’evento un po’ più istituzionale dei Web Days in cui interverrò con una piccola presentazione sui Feed RSS.Sabato la giornata “interstizio” con la ormai affermata formula BarCamp. L’evento si annuncia denso e ricco di ospiti e interventi. Un vero e prorpio successo di partecipazione.
Domani e dopodomani sarò a Milano per un paio di colloqui e poi venerdì pronto a vivermi il week-end nel migliore dei modi.
Se siete nei paraggi non potete non fare un salto al “circolo dei lettori” anche solo per un saluto passeggero. Vi aspettiamo!
E’ online i sito di Web Days, la prima delle due giornate che il 22 ed il 23 febbraio porteranno torino sotto i riflettori del Web. L’appuntamento è al Circolo dei Lettori in via Bogino, 9.
Online anche il programma della giornata con un mio intervento alle 11.30 in cui proverò a spiegare nell’area Bdigital cosa sono gli RSS.
La seconda edizione del BarCamp Materano si avvicina. Mancano pecisamente 3 mesi e a breve inizieremo ufficialmente a lavorarci su per prepararvi una giornata indimenticabile in una terra piena di sorprese.
Per coloro che sono ancora indecisi, vi consigliamo di guardare questo video e di pensare alla possibilità di sfruttare il ponte del 1° maggio per godere delle bellezze di una terra spesso totalmente sconosciuta.
L’Italia è sicuramente la nazione al mondo in cui il fenomeno dei BarCamp si è evoluto maggiormente riuscendo a coinvolgere anche professionisti di settori disciplinari assolutamente diversi tra loro. Osservare la nascita del fenomeno in Italia, la sua crescita e la sua evoluzione è interessante perché rappresenta, con le dovute eccezioni, l’intera storia del format mondiale. L’Italia è stato anche il paese in cui il format ha assunto forme indubbiamente eterogenee. E’ interessante anche comprendere le ragioni per cui proprio in Italia questo particolare tipo di evento sia riuscito a crescere in modo così contagioso.
A più di un anno dall’arrivo del primo BarCamp, ho deciso di intervistare per il mio blog alcuni degli esponenti più illustri della blogosfera italiana. Sono riuscito a raccogliere più di 20 interviste che mi hanno permesso di delineare una piccola storia dell’arrivo in Italia del fenomeno, ma anche una possibile evoluzione.
Alla domanda sul perché in Italia il fenomeno abbia avuto così tanto successo, molti hanno risposto focalizzando l’attenzione sulla mancanza di spazi di aggregazione alternativi, sulla voglia di cultura e informazione vera. Luca Conti, ammette che i BarCamp assolvono due funzioni, una sociale e l’altra formativa. La prima permette di far incontrare di persona contatti conosciuti online, la seconda permette di migliorare le proprie conoscenze, confrontandosi con gli altri rispetto a quanto già acquisito.
Come Conti, anche altri blogger hanno riscontrato un valore sociale forte nel partecipare ad un BarCamp. Federico Fasce sottolinea proprio questo punto e conferma la necessità di ottenere più spazi e luoghi di aggregazione:
“[...]È molto difficile, in Italia, entrare in contatto con molte persone perché spesso mancano gli spazi,
proprio per una questione culturale. Ora, quando molte persone hanno iniziato a conoscersi e a frequentarsi in Rete, hanno anche visto crescere il loro capitale sociale. È naturale che, nel momento in cui sono nati spazi fisici che permettono l’incontro di persone che hanno i nostri stessi interessi, questi spazi siano stati riempiti.”
Altri blogger hanno trovato fondamentale sottolineare come i BarCamp siano anche il passaggio ad un sistema nuovo di diffusione della cultura. In questo caso, a differenza delle conferenze classiche, nulla viene imposto dall’alto, ma si discute e si dibatte insieme per aggiungere valore a dei concetti. Antonella Napolitano, blogger ed organizzatrice di due BarCamp a Bologna sottolinea così questo passaggio:
“[...]Evidentemente le tradizionali modalità di conferenza non bastavano più, sia perché le grosse organizzazioni hanno difficoltà a capire le dinamiche della Rete, sia perché…una volta che hai la possibilità di far sentire la tua voce non torni più indietro! Voglio dire che, così come tanta gente ha usato i blog per esprimersi, così era forse possibile aspettarsi che un’idea del genere avrebbe avuto seguito.[...]”.
Anche Giovanni Barbieri, blogger e creatore di Barcampitalia.org, il sito italiano di riferimento per quanto riguarda i BarCamp, sostiene la tesi di Antonella Napolitano:
“[...]In Italia c’è sete di aggregazione e di conoscenza “vera”. Si organizzano quotidianamente conferenze e dibattiti, ma utilizzando il classico format “relatore sul palco, platea che pone domande alla fine”. Mettersi in gioco decidendo di presentare qualcosa ad un pubblico eterogeneo è una possibilità che solo i BarCamp offrono.[...]”.
Antonio Sofi è uno dei più acuti osservatori del fenomeno dei BarCamp in Italia. Sofi in un suo post spiega proprio come dopo aver partecipato ad un BarCamp, si inizi a guardare la classica conferenza in modo diverso:
“[...] Dopo il primo BarCamp si verifica una specie mutazione genetica irreversibile, tipo mosca di Cronemberg178. Qualsiasi altro formato di conferenza/incontro/convegno sarà per qualche motivo percepito come insoddisfacente. Io sono diventato abbastanza insofferente alle conferenze tradizionali, chiunque sia il relatore. Perché la formula della non-conferenza così come si è miracolosamente cristallizzata in questi pochi mesi dimostra agli scettici un altro modo (migliore) di stare insieme e condividere la conoscenza.
Una formula che non si preoccupa della performance, degli applausi e della claque ammaestrata, della scaletta rigida e immodificabile, del palco degli invitati e dei saluti dell’autorità, del porto i ringraziamenti dell’onorevole/rettore/vescovo che è rimasto bloccato da impegni istituzionali, dei paper tronfi e interminabili, dei prolegomeni, del non potersi alzare dalla sedia, del facciamolo parlare anche se non ne sa niente, del ci-sono-domande-no-grazie-avanti-il-prossimo, ecc. .[...]”
Sempre Sofi, in un altro post, sottolinea come sia profondo il nesso esistente tra le conversazioni generate attraverso i blog e quelle che si creano durante i BarCamp. Si tratta di un elemento importante per comprendere quanto forte sia la relazione tra blogosfera e Rete di BarCamp e come mai sia cresciuta così tanto la volontà di incontrarsi nei BarCamp soprattutto per i blogger:
“[...] L’impressione che ne ho tratto è che vi sia una maggiore consapevolezza generale dell’importanza delle conversazioni – una presa di consapevolezza che, come spesso accade, non segue le velocità della tecnica, ma ha bisogno dei tempi relativamente lunghi della pratica e dell’esempio concreto. Una blogosfera orientata alle conversazioni più che ai singoli post, ai link vivi più che a quelli tumulati nel blogroll, alle varie vite aggregative che i contenuti hanno tra politica e giornalismo. La blogosfera come un enorme nuvola pulsante che acchiappa le periferie con i link e ne fa comunque centro, separata da pochi link d’attenzione e d’interesse, che è fatta di persone che si incontrano, si scambiano e fanno emergere i contenuti (più o meno) migliori – spesso, appunto, negli interstizi dei media tradizionali.[...]”
Questo fattore è fondamentale perché naturale conseguenza della necessità di conversare e comunicare che caratterizza l’essere umano fin dalla sua nascita. Solo all’inizio del XXI° secolo però, gli strumenti e le tecnologie a disposizione hanno permesso di amplificare esponenzialmente la Rete di conversazioni mondiali, focalizzando nei blog questa necessità.
La tendenza riscontrata è che i BarCamp stiano prendendo piede uscendo dalla nicchia di blogger e primi frequentatori per spostarsi verso un pubblico più amplio. Si sta quindi lentamente spostando l’asse di comunicazione dei BarCamp, da orizzontale, quindi di conversazione e condivisione passionale, ad un piano inclinato che tende ad abbracciare un intento prettamente divulgativo.
E’ Sofi che nello stesso articolo spiega la differenza tra questi due approcci:
“[...] Nel primo caso si tratta di un approccio sintetizzatile in qualcosa tipo “Condivido con voi quello che so o che ho scoperto, e che non riguarda necessariamente cosa sto facendo io sul Web, così ne parliamo“; nel secondo caso è qualcosa tipo “Vi spiego cosa è questo sito/servizio, che spesso riguarda quello che sto facendo io sul Web, perché forse non lo conoscete e vi potrebbe interessare“. Vorrei che fosse chiaro che il problema non è parlare di cose che ci riguardano in prima persona (in fondo è inevitabile, l’ho fatto anche io), ma l’approccio. Di chi parla e di chi ascolta. La mia impressione è insomma che si debba far di tutto per mantenere divulgazione e conversazione in un equilibrio virtuoso. Senza che uno dei due prevalga. Perché se prevale il primo, i più “esperti” magari si annoiano; se prevale invece il secondo i neofiti non capiscono nulla. [...]”
L’Italia quindi, pur vivendo una situazione di arretratezza per quanto concerne la cultura digitale, le infrastrutture o gli accessi ad Internet, si delinea come un paese che dato il contesto storico e la crisi generalizzata delle attività industriali, culturali e ricreative classiche, trova nei BarCamp un utile sistema per diffondere cultura e partecipare attivamente alla discussione globale sul ruolo moderno dell’uomo nella società (non solo digitale).
Tra cene polentose e incontri vari, l’agenda del blogger di trincea è piena. In ordine:
Polentablog: splendida giornata. Ottimo cibo (un po’ pesantuccio a dire il vero) ottimo scenario e ottima compagnia. Da rifare sicuramente. Un grazie particolare agli amici comaschi per il trattamento.
Cena della Blogcrikka: Giovedì 31/01 si riunisce la compagnia sabauda per l’ormai consolidato appuntamento mensile con ‘gli amici della bagna cauda’! Sono invitati anche i non torinesi (ovviamente!). Per iscriversi click qui.
Web Days e Torino Barcamp 2008: Quest’anno a Torino si sono fatte le cose come si deve. 2 giornate divise in: venerdì incontri e tavole rotonde con personaggi di tutto rispetto all’insegna dei Web Days (”since 1999” come dice il maestro) e sabato secondo appuntamento con il barcamp della Mole. Iscrivetevi e partecipate numerosi, i grissini sono in omaggio.
Altro? Certo! Presto ricominciamo a parlare d’altro di sicuro.
Li chiamano camp, ma sono in realtà dei meeting veri e propri in cui gli uomini delle rete abbandonano per una volta il loro mondo virtuale per incontrarsi di persona e affrontare problemi e piaceri di internet. I temi posson andare dei blog alla messaggistica sociale, agli argomenti di fondo della medialità. Uno dei “camp” più strani e interessanti e che sicuramente richiamerà l’attenzione dei media e degli appassionati si svolgerà a Savona e avrà come titolo «LostCamp», in programma a Savona e sulla spiaggia di Spotorno il 17 e 18 maggio prossimi, incentrato sulle serie televisive più famose (da qui il titolo) e sull’ evoluzione del media televisivo. Savona, quindi, patria del guru televisivo Carlo Freccero e di altri nomi importanti dell’olimpo tv e della critica (Antonio Ricci, padre di Striscia è della vicina Albenga, Aldo Grasso il più importante critico e esperto di radio-tv, pur essendo di Dogliani è cresciuto a Savona, per non parlare poi del critico cinematocrafico e televisivo, Tatti Sanguinetti, savonese purosangue) si appresta a vivere una intensa stagione legata a internet, al mondo dei media e della televisione….
Oggi una giornata che non dimenticherò facilmente. Avere Bruce Sterling, Derrick de Kerckhove, Giovanni Boccia Artieri, Mauro Lupi, Sergio Maistrello, Roberta Milano, Antonio Sofi e Giuseppe Granieri (anche se qui è di casa) tutti insieme a Matera mi fa un certo effetto. Potrei affermare senza esagerare che questo è il più bel regalo di Natale che mi potevo asppettare (e in efetti sta nevicando).
Finalmente qualcuno sta inziando a capire che lo sviluppo di questa terra di cui non si può non rimanere affascinati, deve prendere direzioni alternative. La produzione di beni materiali si è spostata altrove, ma questo, come ben sappiamo, non è un “problema” solo nostro. Bisogna puntare su qualcosa di diverso e, anche se con un po’ di ritardo, ce ne stiamo rendendo conto.
Siamo in un periodo storico in cui l’unico limite è l’immaginazione delle persone, ma sono solo loro che possono dare un valore aggiunto ad un economia territoriale alternativa.
Non possiamo più prescindere da una logica di collaborazione a 360°. L’unico modo per competere con il resto del mondo, come dice Bruce Sterling, è sviluppare quello che sappiamo fare meglio. In un territorio come questo infatti, non si può pensare di investire in cose diverse dal turismo, dalla cultura, dalla tecnologia e dalla sostenibilità,
Bruce afferma che non dobbiamo far altro che riprendere quella logica che i nostri avi ci hanno tramandato e farla rifiorire. Personalmente sono daccordo con lui, anche perchè se ci siamo noi (e chi è materano lo sa) è perchè si è sempre lavorato in un’ottica di collaborazione e cooperazione.
Vi faccio qualche esempio.
Stasera dalle 22 alle 23 sarò sull’isola di Second Life di UnAcademy, l’accademia non convenzionale della cultura digitale, ospite di Antonio in occasione di un dibattito su strumenti, strategie ed esperimenti della comunicazione politica in Rete. Sarà l’occasione per fare un po’ di chiarezza sui meetup e sulla loro assonanza/dissonanza da Grillo. Proverò a spiegare cosa sono realmente e chi vi partecipa, proprio in virtù del fatto che sono assistent organizer di uno dei due meetup di Matera. Per approfondimenti sull’evento andate pure qui, per quelli sull’UnAcademy andate qui oppure fate direttamente un salto sull’isola di SL e partecipate alla discussione.
Questo è il mio blog dal 2003, ma mi trovate anche su questi Social Network: Twitter, Google+, Facebook o Linkedin. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.
Ovviamente potete anche scrivermi una mail: giovanni.calia [at] gmail.com
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