La retorica dell’impossibile
25 November 2008 | 4 Commenti
Oggi piango.
Piango per via dell’ennesima scure che si abbatte contro il mio orgoglio. Con oggi in qualche modo ho aperto gli occhi verso una realtà che non ho mai voluto guardare fino in fondo, per via della consapevolezza di trovare ciò che non avrei mai voluto vedere.
Da oggi, una parte di me esce sconfitta.
Con oggi realizzo quanto sia improbabile poter tornare a vivere nei miei posti dell’anima, nella mia terra, e più mi chiedo il perchè, più quella consapevolezza affiora in superfice trasferendomi rabbia, rancore e voglia di vendetta contro tutti quelli che hanno contribuito ad allontanare i propri figli.
Il risultato è che si è costretti a vedere la propria “madre” scendere a compromessi con la povertà. A vendersi per un tozzo di pane. E pensare che quando inconsapevolmente trovò una miniera nel giardino di casa, gridò ricchezza, svendendo tutto, persino la propria anima.
La cassaforte delle risorse naturali italiane, che i paesani chiamano amaramente “Lucania Saudita”, consumata per riprodurre il sistema del riscatto ai miserabili.
Questo è quello che è rimasto: una casa che per quanto ancora pervasa dal calore famigliare, si è ridotta ad un dormitorio di poveri miserabili, furbi, pazzi, politici corrotti, puttanieri, strozzini, faccendieri, tragattini e genitori che piangono la lontananza dei propri figli.
Una casa piena di armadi d’oro, di tangenti, di scheletri e di schifezze, capace di lasciare fuori con le pezze al culo quelli che del proprio mestiere antico hanno fatto bandiera, che nonostante il freddo, la fame e le lacrime continuano a battere i denti e a fare il loro umile lavoro a testa alta, a portare avanti una tradizione che sta morendo sotto le macerie dell’ipocrisia.
Con oggi muore un pezzo del mio orgoglio, ma si rafforza anche la convinzione di non aver fatto ancora niente per la mia terra. Con oggi cresce la necessità di volersi riprendere quello che non ci hanno saputo dare.
Spero che qualcuno capisca fino in fondo quello che sto scrivendo. Spero di non dovermi più ritrovare solo a lottare contro i mulini a vento. Spero che l’orgoglio di un popolo cocciuto ma sincero, povero, ma fiero esca fuori e si riprenda ciò che gli spetta. Non ci sarà nessun messia questa volta, bisogna riprendere in mano la propria vita, mettersi insieme e urlare ancora più forte delle ipocrisie di chi ancora millanta promesse con la retorica dell’impossibile.
A questo punto non c’è più niente da perdere. Sta solo a noi decidere il nostro destino.





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Roberto Placido Bella d’estate fiabesca sotto la neve!