Bad Design Sucks
19 November 2010 | Commenta
Bad design Sucks è un manifesto culturale creato da Blossom Communications di Milano, che ha l’obiettivo di cambiare il modo in cui il design è percepito, per “cambiarlo con cuore, passione, attitudine e intelligenza”. E’ scaricabile qui, e chiunque abbia a che fare con il design (o i designer) è tenuto a scaricarlo, stamparlo e tenerlo a portata di mano.
via Ninjamarketing.
Howard Rheingold e la Social Media Literacy
5 November 2010 | CommentaPer il Festival della Scienza abbiamo avuto modo di intervistare Howard Rheingold, Critico letterario e saggista statunitense.
Vi ripropongo la prima parte dell’intervista qui, ma la trovate per intero sul sito del Festival.
1) Clay Shirky nel suo ultimo libro ha affrontato il tema del Surplus Cognitivo come opportunità per lo sviluppo di un’azione sociale che, di fatto, diventa una risorsa globale condivisa. Pensando a questi strumenti, quali sono secondo te le opportunità che dobbiamo aspettarci dal futuro?
Con 5 miliardi di telefoni cellulari e 2 miliardi di account Internet e una serie di potenti strumenti gratuiti, da Google a Facebook a Youtube, la gente ha l’opportunità di lavorare in modo collaborativo e creativo per migliorare la propria condizione e rendere il mondo un posto migliore. Ma quanti di loro sanno come fare? Penso che l’alfabetizzazione – saper utilizzare le tecnologie a nostra disposizione – è la chiave. Per questo motivo, sto scrivendo un libro su social media literacy, e contemporaneamente sto facendo una serie di video sull’argomento. Http://howardrheingold.blip.tv/
2) Quali saranno le modalità con cui si farà ricerca scientifica in futuro?
Cittadini armati di potenti sensori nei loro smartphone e la possibilità di riunire le risorse (ad esempio SETI@home e altri sforzi di elaborazione distribuita/collettiva) possono diventare un potente moltiplicatore della potenza della conoscenza esercitata da scienziati esperti.
3) La parola chiave del festival della scienza 2010 è “Orizzonti”. Qual è la sua personale definizione di “orizzonte” e del suo opposto, il “confine”.
Era facile vedere l’orizzonte tecnologico 20-30 anni fa, ma con l’avvento dei personal computer e delle reti digitali, la distribuzione capillare di strumenti per l’innovazione e la scoperta ha reso più difficile vedere il futuro. Due citazioni di personaggi famosi incorniciano la situazione. Alan Kay ha detto che “il miglior modo per predire il futuro è inventarlo”, e William Gibson ha detto che “il futuro è qui ora, ma non è distribuito uniformemente”. Coloro che hanno gli occhi per vedere possono vederlo – ma c’è davvero tanto da vedere. Scoprire che l’innovazione di confine cambierà il mondo di domani è una nuova opportunità che richiederà nuovi talenti.
Cosa farà cambiare tutto? Il web come rivoluzione del pensiero
4 November 2010 | 2 Commenti
Al Festival della Scienza, all’interno del programma TelecomIncontra, a Palazzo Ducale, nella Sala del Maggior Consiglio, sabato 6 novembre alle 18.30, John Brockman, , Stewart Brand, e Clay Shirky proveranno a rispondere a una domanda che ha il sapore della provocazione: Cosa farà cambiare tutto?
Questa domanda è oggetto di un libro curato dallo stesso Brockman (“Come cambierà tutto. Le idee che trasformeranno il nostro futuro” – Il Saggiatore), in cui gli scienziati coinvolti puntano su un tema comune: l’investigazione scientifica ad ampio raggio sta per cambiare il mondo, e internet è il suo grande palcoscenico.
John Brockman ha lanciato il sasso nello stagno del dibattito usando le parole profetiche di Danny Hillis, pronunciate nel 1996: “Molte persone pensano che la Rete sia Internet, ma così facendo si perdono qualcosa. Perché Internet è un nuovissimo terreno fertile dove possono crescere tante cose, e la Rete è soltanto la prima di queste cose, potenzialmente innumerevoli. La Rete è un mezzo di comunicazione vecchio incorporato in un ambiente nuovo”.
Questo nuovo ambiente non si è limitato a cambiare il contesto della nostra vita ma ha ricreato noi stessi. Una rivoluzione potente e impercettibile. Internet non ha solo cambiato la nostra quotidianità e le nostre abitudini: è entrato nella nostra mente, mutando il nostro modo di pensare.
In questo senso, niente di nuovo: come spiegheranno Brand e Shirky, davanti ai grandi spartiacque della Storia nessuno ha mai potuto dire la sua. Nessuno ha votato a favore o contro l’introduzione della stampa, dell’elettricità, della radio, del telefono, dell’aeroplano. Nessuno si è mai espresso in merito alla penicillina, agli antibiotici, ai viaggi spaziali e tanto meno in merito al personal computer. E nemmeno a proposito di Internet, dei telefoni cellulari e del sequenziamento del genoma umano.
Eppure oggi, nella società dell’interattività assoluta, questo può sembrare un paradosso. Ecco, allora, la domanda: cosa succederà nel prossimo futuro? Come saranno prese le prossime decisioni di importanza vitale?
John Brockman, Stewart Brand e Clay Shirky proveranno a dare una risposta e a spostare un po’ più in là il limite del nostro orizzonte. Tecnologico. Ma non solo.
Diretta live dell’incontro sulla piattaforma multimediale del Festival della Scienza,
6 novembre, ore 18.30 > www.festivalscienzalive.it
Biografie e bibliografia
Stewart Brand
Stewart Brand, autore di uno dei testi di riferimento per gli ambientalisti di tutto il mondo, (Una cura per la terra. Manuale di un ecopragmatista, Codice edizioni, 2010) è uno tra i più influenti pensatori dei nostri tempi. È stato lo scienziato che ha convinto i vertici della NASA a rilasciare le prime immagini della Terra vista dallo spazio, sicuro che avrebbero rappresentato per l’umanità un’immagine potente. Nel 1968 ha pubblicato la prima edizione del Whole Earth Catalog, il leggendario eco-catalogo che Steve Jobs ha definito “Google in versione cartacea” e che gli è valso lo US National Book Award.
Ultimi libri pubblicati in Italia:
- Il Lungo Presente: Tempo e responsabilità (2009)
- Una cura per la terra (2010)
Clay Shirky
Esperto degli effetti sociali ed economici di Internet. Con “Surplus Cognitivo” (Codice edizioni, 2010) si è riconfermato come il più lucido e originale interprete del mondo del web. Lavora come consulente per molte aziende del comparto tecnologico e per i media, insegna alla New York University e scrive per il “New York Times”, il “Wall Street Journal” e “Wired”.
Ultimi libri pubblicati in Italia:
- Uno per uno, tutti per tutti (2009)
- Surplus Cognitivo (2010)
John Brockman
Riconosciuto promotore della “terza cultura”, punto d’incontro tra scienziati e umanisti, è agente letterario, impresario culturale, creatore e animatore della Edge Foundation (www.edge.org).
Ultimi libri pubblicati in Italia:
- 135 ragioni per essere ottimisti (2009)
- Come cambierà tutto. Le idee che trasformeranno il nostro futuro (2010)
Cosa farà cambiare tutto
3 October 2010 | CommentaCon la scienza creiamo la tecnologia e usando questi nuovi strumenti ricreiamo noi stessi. Fino a poco tempo fa, tuttavia, non è mai esistito nessun mezzo democratico che indicasse come questo processo dovesse avvenire, tramite una scelta o addirittura un voto. Nessuno ha mai votato per l’introduzione della stampa. Nessuno ha mai votato a favore o contro l’elettricità, la radio, il telefono, l’aeroplano. Nessuno si è mai espresso a riguardo della penicillina, degli antibiotici, della pillola anticoncezionale. Né per i viaggi spaziali, il personal computer, internet, l’email, i telefoni cellulari, il sequenziamento del genoma umano. Stiamo procedendo verso una completa ridefinizione delle nostre esistenze. Cosa succederà nel prossimo futuro e come verranno prese le prossime decisioni di importanza – letteralmente – vitale? Questi temi saranno affrontati dal presidente della Edge Foundation John Brockman, lo scienziato ambientale Stewart Brand e, eccezionalmente in Italia, l’esperto degli effetti sociali ed economici del Web Clay Shirky.
L’appuntamento è per il 6 novembre, alle 18:30 nel Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio a Genova in occasione del Festival della Scienza. Ci vediamo lì.
Twitter Annotations
21 June 2010 | Commenta
Matthew Ingram su Gigagom anticipa alcune informazioni sull’imminente uscita di una nuova feature di twitter: le annotations.
La notizia è importante dal momento che ci darà modo di aggiungere un contesto ai tweets e di consentire il trattamento degli stessi, per non parlare del fatto che le URL possono essere inviate come metadati, piuttosto che come parte dei 140 caratteri.
Si tratta dell’ennesimo esempio di informazione di scala che cresce fino al punto in cui dobbiamo introdurre maggiori informazioni per gestire il contenuto. La regola è sempre la stessa: al crescere dell’informazione aumenta la necessità di aggiungere informazioni alla stessa per gestirla.
Twitter sta specificando il modo in cui le annotazioni saranno codificate, ma non quello in cui vengono definiti i metadati. È infatti possibile dichiarare un “tipo” con il proprio insieme di “attributi”. Ma quali sono questi tipi? La risposta è: qualunque cosa riteniamo opportuno.
Chris Messina avverte però che questo potrebbe creare confusione tra tipi e attributi. Penso che Chris abbia ragione. In parte.
Specificare la sintassi, ma non i tipi e gli attributi, sarà inevitabilmente fonte di confusione: quello che qualcuno tagga come “tipo”, qualcun altro potrebbe taggare come attributo, senza parlare della perdita di informazioni dovuta al tagging misto, quello in cui alcune informazioni sono in una lingua ed altre in un’altra.
Le paure di molti rispetto a questo punto sono a mio modo di vedere esagerate. Si, è corretto quello che dice Messina, ci sarà probabilmente confusione, ma la confusione è alla base di una folksonomy naturale. Alla fine saremo comunque in grado di raggiungere l’informazione di cui abbiamo bisogno sfruttando proprio il “miglior disordine possibile”.
Le Annnotations però sono sintomatiche di una volonta di Twitter di iniziare a creare un modello di business basato sulla monetizzazione di catogorie di tweets o addirittura sulla vendia di tweet singoli o di prodotti legati a quel tweet. Basterà per esempio utilizzare come “tipo” il prezzo relativo. Si potranno però anche utilizzare “tipi” che definiscono la popolarità dei tweet, introducendo il concetto di “rating” su messaggi che si qualificheranno sempre più man mano che verranno ritweettati e che il rating attribuitogli crescerà. Sarà per esempio possibile misurare anche l’umore del messaggio attraverso l’analisi degli hash tag correlati a specifici “tipi” di informazione.
Insomma, questo è un altro scenario possibile in grado di risolvere il problema della valutazione semantica dei link di cui si parlava qualche giorno fa.
La mia curiosità rispetto a questa novità sta nel vedere come gli utenti adatteranno la piattaforma alle loro necessità e se Twitter gli andrà incontro come ha fatto finora.
Certo è che l’affermazione di Derrick a proposito dei tag è sempre più più vera.
Facebook ‘09 Revenue
19 June 2010 | CommentaPare che i profitti di Facebook durante il 2009 ammontino ad una cifra tra i 700 e gli 800 Milioni di dollari.
Certo, siamo ancora lontani dai 24 miliardi di dollari del 2009 di Google, ma davvero niente male per dei venditori di tappeti nati appena 6 anni fa.
I cinesi e la loro dieta mediatica
18 June 2010 | CommentaDi recente Nielsen ha lanciato uno studio pilota chiamato Three Screen volto ad analizzare la dieta mediatica della popolazione cinese e focalizzato su 3 piattaforme: Web, TV e Mobile. Le prime ad essere monitorate sono una selezione di famiglie di Shanghai.
Trovo particolarmente interessante lo studio avviato da Nielsen, non solo per via della possibilità di comprendere meglio un mercato enorme ed in continua crescita, ma soprattutto perché può dare informazioni importanti sulla dieta mediatica del futuro. La popolazione cinese infatti è una fantastica lente d’ingrandimento per comprendere come le generazioni future, i famosi nativi digitali, si districheranno tra un offerta mediatica enorme, sia in termini di piattaforme, sia in termini di contenuti.
Gli stessi studi fatti in Africa e di cui ho parlato in passato sono straordinariamente importanti per lo stesso motivo.
Stiamo parlando di popolazioni che saltano i precessi storici di cotruzione e diffusione del Medium e di infratrutture/tecnologie a cui siamo stati sottoposti noi e che quindi si trovano a doversi districare tra un’offerta mediatica enorme. Nonostante la censura.
Tra le famiglie con televisori, PC e dispositivi mobili, la TV continua ad essere la piattaforma dominante con 156 ore al mese di fruizione, contro le 27 ore di Internet. Interessanti i dati sulla fruizione simultanea. Molti degli intervistati che hanno TV e connessione ad Internet dichiarano di navigare mentre guardano la TV. Quasi la metà (44%) svolgono attività di “visione simultanea”. Abitudine in crescita di qualche punto percentuale rispetto ai mesi precedenti. In questo caso la visione simultanea è risultata più alta durante la settimana che nei week-end.
Nelle finestre in cui è esistita la visione simultanea, i siti più visitati sono stati: Baidu (motore di ricerca), Kaixin (social network), 163.com (informazione), Taobao (portale), e Sina (portale).
Importanti le affermazioni a tal proposito di Jed Meyer, Managing Director, Media Services di The Nielsen Company:
“Il panorama dei media digitali in Cina sta evolvendo rapidamente. Grazie all’enfasi del paese rispetto all’adozione di servizi di Broadcast, radiodiffusione e all’integrazione tra TV/Radio Broadcast, Internet e reti di telecomunicazioni, nei prossimi cinque anni i consumatori cinesi adotteranno sempre più IPTV, Internet ad alta velocità e servizi 3G cellulari. È fondamentale che i Media e il mondo del marketing comprenda meglio in che modo guardare questi consumatori, perchè sempre più contenuti e servizi sono disponibili attraverso piattaforme multiple.”
Nel report di Nielsen esce fuori anche un’altro dato importante. Mentre il 94% dei partecipanti ai sondaggi, occasionalmente controlla il proprio telefono cellulari mentre guarda la TV, solo l’11% utilizza il cellulare per guardare i video. Un dato in realtà che non si discosta molto dalle abitudini di noi occidentali e per questo interessante.
Il nostro studio ha confermato che le nuove generazioni (tra i 15 e i24 anni) sono quelle che utilizzano di più i dispositivi mobili. Questa non è una sorpresa ” dice Meyer. “Ciò che è stata una sorpresa però, è scoprire che, mentre uomini e donne spendono la stessa quantità di tempo per l’utilizzo del telefono cellulare, le donne guardano più video sui loro telefoni cellulari rispetto agli uomini”.
Interessanti queste misurazioni quantitative. Sono sicuro saranno ancora più interessanti le analisi qualitative che permetteranno di rispondere ad una domanda importante per chi si avvicina a questi mercati: cosa guardano i cinesi?








ultimi commenti
Abigailkcz i love this site.godd place to go.
millionier Scrivi il tuo commento qui….
filippo Mi sto preparando per percorrere parte delle strade da te indicate in bicicletta. Davvero...
Obormotmain Scrivi il tuo commento qui….