Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni.
...o quasi.

L’umanità ritrovata

30 October 2011 | Commenta

Il Festival della scienza di Genova arriva alla sua nona edizione e continua a raccogliere e presentare all’Italia le testimonianze e i racconti di scienziati, filosofi e divulgatori scientifici di tutto il mondo.
Come spesso accade a chi segue eventi come questo per tutto il loro corso – quest’anno ben dodici giorni -, ci si ritrova la sera a unire i puntini e ad ottenere una visione più ampia di quello che accade durante il giorno.
Ci si trova a stretto contatto con chi l’innovazione la immagina, la racconta o la realizza, con persone straordinarie che con le loro visioni e il loro lavoro stanno disegnando il nostro futuro.
Sono tanti coloro che, passando di qui, quel futuro lo hanno descritto presentandolo come un futuro ormai prossimo e in fase di realizzazione.
Ma ci sono anche persone per cui quel futuro è già arrivato.

E’ il caso di Michael Chorost, un ometto magro, disponibile e con una storia incredibilmente affascinante. La sua storia parte da una fine.
Michael Chorost ci ha raccontato con semplicità di quando è diventato completamente sordo a 37 anni e di quando, poco dopo, è diventato bionico.
L’impianto, come lo definisce lui, è composto da due piccoli dischi neri e magnetici da indossare dietro l’orecchio.  “Nel mio cervello ci sono due chip come questi – e mostra due dischi bianchi grandi come una noce – che ricevono le informazioni che arrivano dall’esterno.
Nel mio cervello sono impiantati alcuni elettrodi che trasmettono i segnali ai miei nervi uditivi. Per far si che questo accada, ovviamente, hanno dovuto inserire centinaia di migliaia di transistor nella mia testa.
All’inizio è stato molto difficile. Ascoltavo la radio ed erano rumori completamente non-sense. Era come ascoltare una lingua che non conosci. Devi esercitarti, fare pratica.
Ma nel mentre, piano piano, ho imparato ad ascoltare qualcosa che prima non ero mai riuscito a sentire. L’anima delle persone.”
L’udito di Michael Chorost può essere  migliorato con nuovi software che apportano modifiche al suo impianto e questo ci porta ad un interrogativo: dove finisce la macchina e inizia l’uomo? Chorost sorride: “Tutti amano la tecnologia, e io anche. Ma nel mio caso è diverso perché io ho la tecnologia dentro di me. Però, la macchina è solo una cosa. Non ha una mente. Un po’ come il violino nelle mani del musicista: è solo uno strumento, perché è il musicista a suonarlo. Il mio impianto è solo un arnese, mi manda informazioni che io devo imparare a capire. Non è magico, non mi fa capire, sono io che so cosa succede”.
Quando il mondo è così difficile da sentire, capita che ci si alleni a tendere l’orecchio. Ad ascoltare più a fondo.
Credo di aver sviluppato una maggiore empatia nei confronti delle persone. Ne sento l’anima”, riflette. Nel suo secondo libro, World Wide Mind, Chorost cerca di indagare su un’idea, un concetto che rappresenta un’imminente intelligenza globale con un’intenzionalità e una coscienza propria, tenendosi lontano dall’idea fantascientifica che Internet, di per sé, stia per diventare intelligente. “Questa è un’idea assurda”, dice. Piuttosto, il “World Wide Mind è l’agire in concerto di esseri umani e Web. La combinazione di questi due elementi può dare origine a un germe di intelligenza superiore a quello delle singole parti. Perché non si può fermare quella fame di restare connessi, il desiderio di guardare lo schermo, ma è possibile incorporare quel bisogno in un fondersi effettivo della tecnologia con il corpo, per fare di quella connessione tramite la tecnologia un collegamento fisico ”.

Lui questo collegamento lo incarna. Letteralmente. E, nell’era della tecnologia, apre a numerosi interrogativi: quando i sensi diventano programmabili, possiamo credere a quello che ci dicono del mondo?
Una domanda che abbiamo posto a uno “psico-tecnologo”, ospite anche lui del Festival: il sociologo belga Derrick De Kerckhove.
Stiamo vivendo un cambiamento epocale”, spiega De Kerckhove. “Una rivoluzione che il sociologo dei media Marshall McLuhan – del quale ricorre il centenario dalla nascita – aveva già previsto nel ’62. Il decalogo di McLuahn è sorprendente per la sua lungimiranza – precisa De Kerckhove – diceva, infatti, che il prossimo medium sarebbe stato l’estensione della coscienza, e infatti Internet è un’estensione enorme che contiene memoria e intelligenza. Che la tv sarebbe diventata una forma d’arte: e cos’è YouTube se non la televisione messa a disposizione di ciascuno di noi, trasformata in arte e in emozione globale? Il sogno di Marx realizzato: l’appropriazione di uno strumento a disposizione di tutti”.
McLuhan non si era fermato qui: il grande sociologo, infatti, aveva definito il computer come il prossimo “sistema di ricerca e di comunicazione”, in grado di “migliorare il recupero dell’informazione e rendere obsoleta l’organizzazione della biblioteca”, di svolgere una “funzione enciclopedica” e di trasformarsi in una “linea privata per trasmettere dati”. Oggi infatti, continua De Kerckhove, “ci troviamo nella terza età del linguaggio. La prima rappresentata dal regno dell’oralità, basata sui rapporti faccia a faccia e sulla socialità. La seconda, l’era della scrittura, crea una situazione nuova: il linguaggio viene esternalizzato, messo sotto il controllo del lettore in modo da generare un rovesciamento tra comunità e individuo, che prende il potere sul linguaggio e scrive il suo destino. Con il passaggio all’elettronica invece, nella terza era, il linguaggio si mischia al nostro essere. Grazie alla digitalizzazione diventiamo creatori e attori del linguaggio, ma siamo anche condizionati dalla tracciabilità e dalla profilizzazione.
Infine l’iPad, che ci riporta al tatto, ribaltando il pensiero del secolo di Freud, nel quale l’ uomo ha paura del suo corpo e l’occhio ha la meglio sul tatto.
Il mondo di oggi, invece, è più tattile che visivo: dobbiamo toccare, scorrere, nuotare nell’informazione. E la conseguenza di tutto questo non può che non essere una moderna magia!
Poi c’è Twitter, che amo molto: rappresenta la maturazione estrema della rete. Il sistema nervoso esteso al pianeta, perché arriva ovunque e dovunque. Al Cairo si può twittare quello che succede e, così facendo, si possono cambiare i rapporti di potere di quel paese.”

Twitter è quindi ciò che meglio rappresenta il polso della rete, diventando una sorta di contenitore e termometro del sentimento collettivo. Un’antenna globale perennemente in ascolto. Una sorta di inconscio globale digitalizzato, moderna versione di quell’inconscio collettivo di junghiana memoria.
Eppure anche nel “mondo magico” contemporaneo c’è il rovescio della medaglia, perché questo “inconscio digitale” è violabile da chiunque, portandoci allo stesso interrogativo che ci siamo posti dopo aver conosciuto Chorost:  possiamo credere a quello che questo inconscio digitale ci dice del mondo?
De Kerckhove ci racconta che questo inconscio è “profilabile e a disposizione. E’ conservato nelle banche dati. Quando facciamo una ricerca su Google, per esempio, veniamo profilati, tracciati in ogni movimento. E questo è un problema: quello di un Pinocchio 2.0 che, come Charlie Chaplin in Tempi Moderni, è l’estensione della macchina con cui lavora. Per questo, la prossima sfida tecnologica sarà tornare ad essere umani, e non solo macchine”.

E’ chiaro quindi che l’incontro tra chi il futuro lo immagina cercando di anticiparlo e chi lo incarna dentro di se, ci conduce ad un punto di vista più antico di quello che immaginavamo. Un punto di vista in cui, nonostante l’affermarsi della bio-tecnologia, della psico-tecnologia e delle emozioni globali veicolate attraverso i bit, la sfida più grande rimane quella di continuare a garantire all’uomo l’umanità che lo rende tale, magari ispirandoci a chi, pur essendo bionico, per capire la macchina che aveva dentro di se ha dovuto imparare prima ad ascoltare l’anima delle persone che aveva di fronte.

Articolo originariamente comparso su Apogeonline.


Parte il Festival della Scienza 2011

21 October 2011 | Commenta


Il Festival Della Scienza di Genova raggiunge la sua nona edizione e quest’anno festeggia i 150 anni dell’unità d’Italia con un programma denso di eventi.
Incontri, laboratori, spettacoli e conferenze saranno una parte dei tanti appuntamenti per raccontare la scienza in modo innovativo e coinvolgente, con eventi interattivi e trasversali.
13 giorni in cui le barriere fra scienze matematiche, naturali e umane, verranno abbattute e la ricerca si potrà toccare, vedere, capire senza confini.

Il Festival Della Scienza si conferma ancora come punto di riferimento per la divulgazione della scienza italiana e, per il secondo anno, il Team di Festival della Scienza Live si occuperà di diffondere su Web gli appuntamenti più importanti della manifestazione. Ma non senza novità.

Il team del Festival della Scienza Live seguirà per voi 50 conferenze, 40 interviste, produrrà dei Backstage per farvi respirare l’aria che si vive a Genova durante il Festival e introdurrà due nuovi format interattivi: i Pop Science Talk e i TLC Talk. Due nuovi format interattivi in cui il pubblico presente in sala e dei Social Network sarà protagonista.

Festival della Scienza Live aggiunge un’ulteriore novità, anzi due: Giacomo Cannelli e Alessandra Viola, che presenteranno gli eventi e saranno la vostra interfaccia con il Festival.

Per sapere quali saranno gli eventi in diretta, per vedere le interviste e tutta la produziona, potete andare su festivalscienzalive.it, mentre per seguire i nostri aggiornamenti potete leggerci su Facebook e Twitter.

Non ci resta che augurarvi buon Festival a tutti!


Dal Festival Della Scienza ’11

21 October 2011 | Commenta

Vi riassumo in un post l’elenco delle conferenze più belle e degli scienziati più interessanti che abbiamo avuto modo di incontrare e intervistare qui a Genova durante il Festival.
Per Tutti gli altri video potete seguire questo link.

Continua a leggere… »


Perché Steve Jobs vi ha cambiato la vita

7 October 2011 | 8 Commenti

Nel corso degli anni, ho spesso sentito dire, quando si trattava di effettuate acquisti legati al mondo dei computer o dell’intrattenimento o del lavoro, che “quei due prodotti sembrano identici. Svolgono la stessa funzione. Perché dovrei pagare ad Apple il pegno per un prodotto quando posso avere un prodotto simile che svolge la stessa funzione, che costa meno e che non c’entra niente con Apple?”
La domanda che vi pongo è semplice: davvero pensate che questo non abbia nulla a che vedere con voi, o con Apple?
Voi entrate in un negozio e scegliete il mouse più economico che c’è e volete gridare al mondo che vi prendete troppo sul serio per curarvi di cosa comprate. Quello che non sapete e che quel mouse non è semplicemente un mouse, uno strumento di puntamento che si attacca al computer e vi facilita nello svolgimento di qualunque compito o funzione voi dobbiate affrontare a casa o nel lavoro. E siete anche allegramente inconsapevoli del fatto che nel 1983 Steve Jobs presentò, con l’Apple Lisa, la prima vera interfaccia grafica pensata per le masse, il primo sistema di puntamento pensato per la diffusione in larga scala.
Poi arrivarono gli altri concorrenti di Apple, fino a quando il mouse diventò lo strumento comparso nei cataloghi di tutte le principali aziende del settore informatico dell’epoca (insieme all’interfaccia grafica). Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e negli store specializzati, venendo venduto per qualunque tipo di computer avevate in mente di comprare perché, nel frattempo, tutte le grandi aziende produttrici di software avevano compreso che quel sistema di puntamento era molto più semplice e intuitivo di qualunque altra cosa inventata fino ad allora nel mondo dell’informatica. Tutto questo ha fatto si che quel sistema di puntamento diventasse lo standard, portando qualunque grande magazzino o qualunque piccolo negozio di computer a esporre in qualche grande “cesta delle occasioni”, decine di mouse che svolgono la stessa funzione immaginata da Steve molti anni prima. Tuttavia quel mouse pescato nel cesto delle occasioni rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro e siamo al limite del comico quando pensate di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della Apple, quindi, in effetti, oggi utilizzate dei prodotti di cui non potete fare più a meno, che sono stati selezionati per voi da quelle persone che, guidate da Steve Jobs, in mezzo a decine di altre possibili soluzioni, hanno cambiato per sempre il vostro modo di lavorare o divertirvi.
E se pensate che il mouse e le interfacce grafiche siano l’unica cosa che quelle persone hanno fatto per voi, vi sbagliate di grosso.
Se entrate oggi in un supermercato e trovate nella “cesta delle occasioni” un lettore mp3 da quattro soldi prodotto in qualche regione sperduta dell’Asia, in realtà state acquistando un prodotto che ha copiato le tendenze che nel 2001, sempre Steve Jobs, ha introdotto rivoluzionando per sempre il modo in cui tutti noi oggi ascoltiamo e compriamo la musica.
E non c’è da stupirsi se il vostro telefono touch screen economico abbia in realtà seguito l’enorme rivoluzione che ha prodotto l’introduzione del primo iPhone sul mercato dei cellulari, rivoluzionandolo per sempre. Portando addirittura qualcuno a dire che il mondo della telefonia mobile è fatto da un’era pre-iPhone e un’era, totalmente diversa, post-iPhone. Un’era in cui non solo cambia il prodotto, cambiano le aspettative mondiali legate a quel tipo di servizi, ma cambia di conseguenza anche tutto ciò che oggi le compagnie telefoniche vi offrono quando sottoscrivete il più insignificante dei contratti telefonici. E tutto questo significa milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro.
Per non parlare del mercato dell’editoria, della lettura moderna dei libri e di tutte quelle cose che siete liberi di fare oggi portandovi un tablet qualunque nella borsa.
E se questo non vi basta, vorrei che sapeste che quando la sera metterete sul vostro televisore un film da far vedere ai vostri figli -e parlo di qualunque film animato moderno di qualunque casa cinematografica- se i vostri figli andranno a dormire con il sorriso facendo sogni straordinari che vi renderanno orgogliosi di loro, è perché il 19 novembre 1995 a Los Angeles Steve Jobs, da CEO della Pixar, presentò al mondo il primo lungometraggio d’animazione completamente sviluppato in grafica computerizzata della storia del cinema, portando la Pixar a diventare un’apripista nel settore dell’intrattenimento e facendo si che tutte le altre aziende simili, iniziassero a produrre prodotti simili.
Vorrei che sapeste, voi che snobbate questo Mito dei nostri tempi, che quest’uomo ha pensato, realizzato e commercializzato quello che voi probabilmente pensate essere il frutto della modernità, creando i presupposti per realizzare quello che i vostri figli useranno in futuro per studiare, per lavorare, per divertirsi o per innamorarsi.
Steve Jobs non è stato solo colui che ha inventato parte del mondo così come lo conosciamo oggi, ma è stato anche in grado di creare quella parte di mondo capace di far sognare quella generazione che penserà, creerà e commercializzerà il mondo di domani, diventando l’ispiratore e il padre spirituale di un’idea di bellezza strettamente legata alla funzionalità e all’utilità.
Se non lo avevate capito prima, sappiate che d’ora in poi non potrete entrare più in un qualunque supermercato dicendo “compro un mouse”, “un computer”, “un telefono”, “un tablet”, o “un film per i miei figli” pensando di non avere niente a che fare con quest’uomo.
Steve Jobs è colui che ha immaginato e scritto parte del futuro che ci aspetta, ed è a lui che dobbiamo gran parte dei mille gesti che facciamo quotidianamente in ufficio, a casa mentre ci divertiamo con la famiglia o giochiamo con i nostri figli.
Questa è solo una piccola parte della storia di un uomo che è stato mentore, ispiratore e guida di un mondo immaginario che lui vedeva e realizzava. Un mondo che senza di lui, non sarà più lo stesso.