Tanto Mario riapre, prima o poi…
27 July 2011 | CommentaTra scandali internazionali e scandali locali, alla fine SKY ha avuto la meglio. Finisce così e io sono orgoglioso di averne fatto parte per quasi tutta la sua vita Italiana. Ciao Current.
Tra scandali internazionali e scandali locali, alla fine SKY ha avuto la meglio. Finisce così e io sono orgoglioso di averne fatto parte per quasi tutta la sua vita Italiana. Ciao Current.

Il nostro rapporto con le tavolette elettroniche è solo all’inizio, ma già possiamo intravedere un uso e delle potenzialità che ci portano lontano dai modelli oggi più pubblicizzati
Ci sono molti di studi su come le persone utilizzano l’iPad e come, sulla base di questi comportamenti, bisognerebbe pensare l’approccio futuro ai tablet. Le ricerche ci dicono che l’iPad è utilizzato principalmente la sera, nel soggiorno e in camera da letto. È un dispositivo che la gente usa per rilassarsi. Non è apparentemente un dispositivo attivo, come un computer portatile – eccezion fatta, naturalmente, per i giochi. Di recente, Mario Garcia ha detto a proposito che «l’iPad è un compagno da sera» e che «proprio per questo, i consumatori sposteranno la loro attenzione sulla prima serata».
RICORDATE LA RADIO?Non sono d’accordo con Garcia. Non abbiamo ancora visto come le persone useranno davvero l’iPad. Le abitudini non sono ancora cambiate. L’iPad non è ancora sufficientemente “connesso”. Gli sviluppatori di App non sono ancora maturi. Dal punto di vista commerciale, l’iPad deve ancora dimostrare davvero quali sono le sue potenzialità. Nessuno degli studi là fuori racconta la vera storia. Raccontano la storia di come le persone utilizzano «l’iPad ora, prima del cambiamento». Quello che stiamo aspettando è proprio il cambiamento. Prendete la radio. Quando è stata introdotta sul mercato di massa, all’inizio del 1900, era un dispositivo per il consumo. Un dispositivo attorno al quale ci si riuniva la sera (in prima serata) e che permetteva di far divertire tutta la famiglia. Sulla base di tale comportamento degli utenti, qual era il modo migliore per far crescere la radio? Doveva essere qualcosa che le persone potevano consumare, passandoci un’oretta in completo relax. La risposta è stata quella di creare show radiofonici. Non certo come gli orribili reality show che abbiamo oggi, ma show teatrali adattati al formato radiofonico. Qualcosa che assomigliava a una rievocazione radiofonica di una commedia popolare o di un buon libro.
Ma non passò molto tempo prima che la gente si rendesse conto che non c’era bisogno di sedersi attorno alla radio per ascoltare i propri show. Nel mentre potevano fare altre cose. Così la radio si è fisicamente ridotta, tanto da diventare portatile. È finita così col passare da qualcosa attorno al quale ci si sedeva per rilassarsi, a qualcosa che poteva essere portata in giro e utilizzata in modalità on o off, a piacimento. I grandi show da un’ora sono stati sostituiti per lo più da un tipo di programmazione che ha incoraggiato palinsesti con molti contenuti di qualità spalmati durante tutto il giorno. Ma non c’era certo bisogno di ascoltarli tutti continuamente. Il formato del contenuto si era evoluto. Si potevano ascoltare per un po’, andare via, tornare e scoprire che stava comunque passando qualcosa di interessante. Il comportamento degli utenti radiofonici è cambiato radicalmente. Le modalità di fruizione radiofonica di oggi sono totalmente diverse da quelle degli albori. Riuscireste a immaginare una radio venduta oggi come un «oggetto attorno al quale si riunisce la famiglia»? Senza sottolineare che la radio ha dei format estremamente limitati.
Continua su Apogeonline.
“Con La Notte della Rete si vogliono denunciare i rischi di una delibera Agcom per la libertà della Rete. Con la delibera, l’autorità, in presenza di violazioni al copyright, si arroga il diritto di rimuovere contenuti da siti italiani, o inibire l’accesso ai siti stranieri, in modo arbitrario e senza passare da un giudice. Il provvedimento, pensato per “contrastare la pirateria”, rischia di portare alla “censura” di contenuti (per esempio video) che, pur violando il diritto d’autore, risultano ugualmente di pubblico interesse.
Un nuovo potere che si auto-assegna l’Agcom che ha chiaramente una valenza politica. Alla luce del fatto che il Parlamento non si è mai preannunciato sull’argomento e che l’Autorità per le comunicazioni è solo un organo amministrativo.”
Per questo e per tanti altri motivi aderisco convintamente all’appello. La serata comincerà alle 17, alla Domus Talenti di Roma e vedrà la partecipazione di Peter Gomez, Dario Fo, Giulia Innocenzi, Guido Scorza e molti altri.
Sarà possibile seguire anche da questo blog l’evento, grazie allo streaming del Fatto Quotidiano.

Sto provando da ieri il nuovo giocattolo social di Google: Google+.
Lascio ai molti post che stanno circolando le descrizioni delle funzioni e i tecnicismi. Vorrei concentrarmi su una domanda che mi sto facendo da un po’ di tempo: perché Google continua a investire nella socialità “alla Facebook”?
Non riesco a capire perché stiano sforzandosi così tanto per cercare di fare un facebook con qualche piccola innovazione.
Chiaramente c’è la volontà di primeggiare nel business social, ma credo che Google stia perdendo un po’ di vista le cose. Anche se Google+ introducesse tutte le innovazioni di questo mondo, Facebook non potrebbe che trarne vantaggio. M spiego: Google investe e “innova” con dei nuovi strumenti. Facebook sta lì e osserva come la pensano gli utenti. Se ci dovesse essere qualcosa di utile o attraente, Facebook la potrebbe implementare stando tranquillo del risultato, ma facendo fare il lavoro sporco a qualcun’altro.
Il punto è che non è così facile far migrare utenti da una piattaforma ad un altra. Quello che serve è innovazione. E Google non mi pare ce ne stia mettendo a sufficienza.
La cosa che non capisco davvero però è perchè continuano a pensare ad uno strumento sociale orizzontale e non inizino a capire che forse innovare potrebbe significare verticalizzare la socialità sugli strumenti che già Google possiede. Google Reader ad esempio è un Social Network dal potenziale enorme, ma non sfruttato. Non si potrebbe semplificare il suo utilizzo e verticalizzare la socialità per rendere GReader il Social Network delle news? Gmail è un altro prodotto di successo.
Non capisco cosa stiano aspettando prima di investire in quello che potrebbe diventare uno strumento di comunicazione sincrona e asincrona più potente di Skype? Perchè non far fare alla posta elettronica il salto di qualità?
Insomma, credo che il potenziale sociale di Google stia in prodotti che ha già e che sono fermi (in termini di sviluppo e innovazione). Credo che Google dovrebbe sfruttare la base utenza dei specifici prodotti che ha trasformandoli o spingendoli verso una direzione più social, facendo si che non si crei così un nuovo Facebook, ma si creino tanti Social Network verticali adibiti a specifiche funzioni…anche se Google dovrebbe smetterla di introdurre nuovi prodotti che potrebbero essere inclusi in qualcos’altro. Frammentare troppo, dal mio punto di vista è un errore.
Per concludere penso che fare la guerra a Facebook in questo modo sia un grande spreco risorse.
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