21 April 2011 | Commenta
Nell’ultimo Apple Keynote, Steve Jobs ha detto che questo 2011 sarebbe stato l’anno dell’iPad 2.
Il 7 Aprile scorso Gartner ha pubblicato dei dati relativi all’andamento del mercato dei sistemi operativi per dispositivi mobili. Ovviamente oltre ai dati degli anni passati, ci sono anche delle previsioni per gli anni futuri.
Ecco la tabella riassuntiva.

Molti direbbero che è la fine di iOS, che Apple è arretrata rispetto ad Android e che soccomberà.
A dire il vero, di recente, l’ho già sentito dire alcune volte.
Mi sembra di rivivere il periodo in cui in Silicon Valley la sfida – quella che contava – era tra Microsoft ed Apple. La differenza è che al posto di Bill Gates, Steve Jobs si deve confrontare con Larry Page e Sergey Brin e che la lotta per la conquista del mercato consumer dei Personal Computer, sia diventata ancora più “personal”, approdando al mercato mobile.
Le tesi, prese così, appaiono interessanti: Android è un OS aperto che ci metterà poco a conquistare il mondo, anche grazie al supporto del colosso Google.
Dall’altra parte c’è Apple, che continua a credere in un sistema chiuso, troppo chiuso per qualcuno.
Personalmente credo che ragionare in questo modo porti a commettere lo stesso errore commesso all’inizio degli anni ’90.
La storia si ripete in qualche modo. E Apple, a modo suo, quella storia l’ha già vinta. Forse Microsoft vinse sui numeri quella sfida, ma la vincitrice vera fu proprio Apple che a distanza di tempo ha dimostrato che non era quella la vera battaglia da combattere. Apple aveva puntato tutto sull’idea di hub digitale per un mercato consumer, che oggi si è dimostrata vincente. E non è un caso che a Cupertino, continuino a macinare record su record di incassi.
Tornando alla questione iOS vs Android vorrei citare qualche paragrafo dell’ultimo libro di Jay Elliot e Simon L. William a proposito dello “sviluppo olistico” di Apple (Capitolo 9, pagina 145).
“Si racconta che Cristoforo Colombo fosse riuscito a trovare in una sola città tutti gli artigiani con le diverse abilità necessarie per costruire ed equipaggiare le sue navi: carpantieri, velai, cordatori e maestri calafati, oltre ai marinai veri e propri.
Oggi, per costruire un prodotto complesso -ma anche per realizzarne di più semplici- bisogna spesso ricorrere a componenti prodotti da fornitori esterni.
E’ per questo motivo che i telefoni cellulari con sistema operativo Android non funzionano bene quanto l’iPhone: perchè Google sviluppa Android, mentre l’hardware proviene varie case produttrici. I costruttori di cellulari non esercitano alcun controllo sulla progettazione del software e Google non ha modo di accertarsi che l’hardware sia totalmente compatibile con il software.
E’ per questo che il bordo superiore delle lattine di schiuma da barba si arrugginisce sempre: Gillette produce la schiuma, ma compra i baratoli da un fornitore esterno.”
Lo “sviluppo olistico” è questo: è far in modo che la schiuma da barba che si produce non faccia arrugginire il bordo della lattina o, da un’altro punto di vista, far in modo che la lattina non si arrugginisca con la schiuma che lo conterrà.
La perfezione nella costruzione del prodotto e della esperienza utente si raggiunge solo se la progettazione della lattina e della schiuma avviene nello stesso posto.
Se vogliamo continuare a parlare di vittoria, allora, non sarà certo attraverso i numeri che questa si realizzerà. O meglio: non sarà attraverso una valutazione a breve/medio termine. Apple sulla lunga distanza ha avuto ragione, assicurandosi la fedeltà dei suoi clienti perchè semplicemente non li delude.
Se vogliamo proprio parlare di sfida, è importante sapere che vince sempre chi offre la migliore esperienza possibile.
E per quanto auguri ad Android di spopolare, finchè in Apple lo sviluppo dei prodotti sarà “olistico” e ci si metterà così tanta cura nella ricerca della migliore esperienza utente possibile, nessuno mi convincerà a comprare un telefono, un tablet o un computer che non abbia una mela morsicata serigrafata sul retro.
13 April 2011 | Commenta

Ci sono un sacco di idee a proposito del futuro della televisione, ma i tedeschi dei Syzygy Lab ne hanno una molto interessante. Il loro approccio è quello di creare un’esperienza di intrattenimento multi-piattaforma/device aggregando contenuti affini ai nostri interessi. Essi sono in grado di trasformare qualunque televisore in un “visualizzatore” di nuova concezione, e il tuo iPad o cellulare in una rivista remota connessa al contenuto che va in TV.
Questo il teaser:
L’esperienza televisiva è stata progettata come un aggregatore di notizie visivo, portando alla nostra attenzione il tipo di contenuto che si desidera. Il contenuto viene da più canali, incluso quello social. È possibile condividere l’esperienza, partecipare a spettacoli dal vivo e ottenere altri contenuti e informazioni su ciò che si sta guardando.
Il futuro della TV, secondo alcuni, sarà probabilmente qualcosa in cui la TV attuale è solo una piccola parte di esso. La stessa televisione è solo un modo per vedere qualcosa già impacchettato e filtrato, ad una definizione più alta, dal proprio divano.
Questo è ciò che fa questa “guida”. Non è stata progettata secondo i metodi tradizionali, quindi basandosi su categorie predefinite dal mittente, ma concentrandosi su ciò che ti piace, quando ti piace.
Attenzione però: in questo caso molta della sperienza multidevice funziona se è on-demand.
Quando ci si immerge in uno spettacolo specifico, si ottiene una panoramica di cosa si tratta, una descrizione, le valutazioni, la connettività sociale, ecc
È quindi possibile scegliere di vedere un’anteprima o guardare semplicemente tutto lo spettacolo. E se volete vederlo sullo schermo del televisore basterà un clic.
È possibile modificare il tipo di contenuto che viene presentato ed è inoltre possibile combinare diversi stati d’animo, come è possibile cercare e creare “segnalibri” per canali specifici. È inoltre possibile condividere il canale per farlo vedere agli altri, così come abbonarsi a canali di altre persone.
L’esperienza televisiva è “aumentata ” con informazioni aggiuntive come live-scoring, grafici e media interattivi. E poiché la scoperta avviene su dispositivi mobile, non si ottiene l’orribile esperienza del set top box, ma ogni Medium rimane indipendente e pubblica solo il contenuto a lui destinato.
La socialità è un’altro elemento importate. Non solo si può guardare quello che stanno facendo gli amici, ma è possibile interagire attivamente con loro durante uno spettacolo, oltre che vederlo insieme a loro in location diverse grazie ad un sistema di multiconferenza che permette di condividere con gli altri le emozioni e le reazioni della visione. E “come stare insieme” anche se si è distanti nello spazio fisico.
E, infine, dato che l’esperienza è multi device, i brand possono offrire l’acquisto dei prodotti che si sta guardando sul dispositivo mobile, mentre lo spettacolo è in riproduzione.
Mi sembrava interessante segnalare questo progetto perché è uno dei pochi che fino ad oggi ha compreso la necessità di lasciare ad ogni medium il suo compito.
La convivenza di contenuti creati per contenitori diversi su un unico Medium può portare, e porta, ad una pessima esperienza. Non si può creare una TV interattiva senza lasciare ad ogni strumento un compito da svolgere. Uno e uno solo.
Sicuramente per arrivare a questo punto ci sarà bisogno che i Televisori evolvano e che le case produttrici decidano di offrire uno standard di comunicazione interno. Per vedere realizzate queste idee, c’è bisogno che così come gli standard di trasmissione analogica o digitale, il televisore comunichi con noi sul divano (o meglio con il nostro dispositivo) con uno standard che permetta la liberazione dei vincoli di programmazione. Ad oggi però questa strada sembra difficile proprio perché si sta tentando di chiudere l’esperienza e creare pacchetti predefiniti di app per TV con partner consolidati e sicuri. E’ chiaro che le grosse Major limitano tutto questo, perché spesso sono sempre loro che producono le TV. Pensate alla quantità di soldi che perderebbero se il mercato “si liberasse” e Internet potesse dire la sua. Ci vorrà ancora un po’ prima che tutto questo accada. E i motivi sono gli stessi che ho descritto qui.
L’esperienza utente quindi può essere multipiattaforma e incredibilmente “interattiva”, ma ha bisogno di definire prima chi fa cosa. Non vi fidate di chi vi promette box multifunzione capaci di rendervi l’esperienza migliore. Ve la peggiorerà.
Questa è una buona soluzione, anche se piena di limiti dovuti alla lentezza con cui evolve questo settore. Un settore in mano a troppe poche persone.

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