23 November 2010 | Commenta
Una settimana fa il social network ha presentato il suo nuovo sistema di comunicazione, basato sull’integrazione tra posta elettronica, grafo sociale e convergenza dei messaggi. Ma è solo il primo passo verso una strategia di telecomunicazioni molto più ampia.
Facebook ha lanciato il suo nuovo concetto di comunicazione one-to-one, destrutturando il mondo della comunicazione moderna, disegnando un’era di comunicazione sempre più transmediale, destinata a cambiare le sorti della comunicazione tra persone, destinata quindi a cambiare la società prossima ventura. Facebook è il social network che ha circoscritto attorno alle amicizie il suo perno tecnologico, sociale ed economico, concentrando l’attenzione sulle persone e sulle loro relazioni. La relazione tra le persone in Facebook ha un valore enorme, a volte più più grande delle perone stesse. È proprio su questo che l’azienda sta puntando da diverso tempo per rafforzare la sua già dominante posizione nel mercato delle relazioni umane. Ma agli occhi più attenti non sarà certo sfuggito che il lavoro di innovazione e ricerca di Facebook verte attorno alla ridefinizione di quelle regole, funzioni e assiomi della comunicazione definiti e dibattuti in buona parte del secolo scorso.
Continua a leggere su apogeonline.com
22 November 2010 | Commenta

21 November 2010 | Commenta
Current TV Hot Bird Awards 2010

Current TV ha vinto gli Hot Bird TV Awards 2010 nella categoria Best News Channel 2010, in ex-aequo con BBC World (e scusate se è poco). Già essere in una competizione insieme a BBC World non è da poco per una canale nato poco più di due anni e mezzo fa, ma vincerla quella competizione, superando decine dia altri canali europei, non può che rendere orgogliosi tutti quelli che hanno contribuito a realizzare tutto questo. Da Tommaso ad ognuno dei colleghi currentiani che da varie parti d’Italia lavorano ogni giorno per cercare di raccontare storie che nessun altro racconta (o ha il coraggio di raccontare) in questo paese. A tutti i miei colleghi va il mio applauso consapevole che le vittorie arrivano se si lavora come una squadra e non come singoli. Come Tommaso stesso però dice, questa vittoria è il frutto di questi anni di lavoro, e io ho la sensazione che sia solo l’inizio.
Festival of Festivals

Con l’apertura della partita IVA e con il mio spostamento a Matera, sto avendo l’opportunità di lavorare per Current da casa, ma anche di lavorare per altri progetti. Chi mi segue saprà che sono stato il coordinatore della redazione di FestivalScienzaLive.it, la piattaforma video del Festival della Scienza di Genova. Sono stato 10 giorni a Genova per seguire il Festival con gli occhi delle telecamere di Festivalscienzalive.it e devo dire che non sono stati 10 giorni “leggeri”. Il lavoro da fare è stato duro, d’altronde stavamo producendo l’evento streaming più grande della storia Italiana. Per fortuna però la squadra era composta da persone straordinarie. Ed è quella squadra, insieme a Codice, che si è aggiudicata il premio Festival of Festivals 2010, nella categoria Best WebSite Award (Miglior sito). Il premio è stato riconosciuto in quanto questo progetto ha “saputo investire mezzi ed energie per sviluppare e mantenere una strategia comunicativa efficace e mirata attraverso il sito Web”. Ma è stato premiato anche lo sforzo produttivo: sono stati prodotti in 10 giorni oltre 26 ore di live, 38 Interviste e 10 backstage. Numeri stratosferici se consideriamo il numero di persone che lo ha fatto.
Un successo insomma. Un successo di cui tutto il team deve andare fiero, a partire da Andrea, Vittorio Bo e ovviamente Telecom Italia, che ci hanno creduto e hanno dato a noi la possibilità di dimostrare quello che sapevamo fare.
Social Media Week New York

A Settembre ho partecipato alla Social Media Week di Milano dove fu lanciato un concorso di idee sponsorizzato da RDS e Social Media Week sulle Città 2.0.
Ecco il Call Out: “Oggi Internet e la tecnologia possono avere un impatto straordinario sulla vita di tutti i giorni. In particolare possono essere di grande utilità per creare luoghi migliori, più green e sostenibili. Sono, in altre parole, fondamentali per creare una Città WEB 2.0 ideale e nel dettaglio il Quartiere ideale per ogni cittadino”.
“Manda un’idea o 1 foto del tuo quartiere ideale, green e dove la tecnologia aiuta a vivere meglio.”
Io ovviamente non mi sono tirato indietro e ho raccontato la mia idea di Città 2.0.
E ho vinto.
Sarò dunque la Special Guest della Social Media Week di New York il prossimo Febbraio e grazie a RDS, alla Social Media Week e ad AirBnB potrò godermi anche qualche giorno da turista nella grande mela. La vera notizia però sta tutta qui: sto lavorando con l’ottima amministrazione comunale di Matera per capire dal punto di vista economico quanto questa idea sia concretizzabile e realizzabile in città. A prescindere dalla disponibilità degli amministratori lungimiranti che però sono vittime dei bilanci, cercherò comunque di far si che il progetto vada avanti anche grazie ai contatti che ho con l’Università di Palermo che sta cercando di realizzare qualcosa di simile su quel territorio. Sono fiducioso. Se però mi chiedete di cosa si tratta, non ve lo dirò. E non per un qualche stupido senso di protezione intellettuale, anzi, progetti come questo devono coinvolgere quante più persone possibili. Attendo solo per capire se sarà possibile realizzarla e come. Allora, se le risposte saranno positive, sarò io stesso a chiamare alle armi per migliorare l’idea ed aiutare a far si che si concretizzi.
Nel frattempo che mi godo tutto questo, aspetto fiducioso l’esito di un’altra gara importante a cui sto partecipando. Nel caso in cui vincessi, allora anche lì spero di coinvolgere tutti voi e soprattutto gli amici e concittadini materani.
21 November 2010 | 3 Commenti

Sono di ritorno dal cinema dove ho visto “The Social Network“.
Il primo commento che ho fatto tra me e me appena sono arrivati i titoli di coda è stato relativo alla critica: questo film non vale tanto quanto la critica gli sta dando.
Stiamo parlando di un film mediocre che cavalca l’onda del successo del prodotto che racconta, creando un alone di fascino attorno al personaggio che questo successo invece lo ha raggiunto per davvero in modi non propriamente simili a quelli raccontati nel film. Si tratta comunque dell’adattamento cinematografico di un libro di Ben Mezrich Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento -, che fondamentalmente ha fatto la stessa operazione di marketing.
Un libro ed un film provocanti e provocatori che narrano la storia di uno strumento usato da mezzo miliardo di persone, sono destinati al successo sicuro.
Un po’ come è capitato per alcuni libri culto per gli utenti Apple, ma che non hanno avuto un exploit per via delle dimensioni della base utenti (o fan), o magari per via della collocazione storica del prodotto. Cosa accaduta anche ai I pirati di Silicon Valley, film rimasto un blockbuster (si può ancora dire così?) di second’ordine.
Facebook non l’ho mai amato, devo essere sincero. E’ il primo strumento che di quelli che ho studiato o utilizzato, non basava i suoi presupposti su un idea di business possibile, ma su quello che molti ancora chiamano “cazzeggio”.
E invece è risultata l’idea più forte di tutte. L’unica piattaforma a crescere in maniera incredibile ed esponenziale in un periodo (la seconda metà del decennio che si sta per concludere) in cui una percentuale enorme di aziende e servizi 2.0 sono nati e morti a distanza di pochissimo tempo.
E’ un fatto. E non è da sottovalutare. E quello che è iniziato come “cazzeggio”, oggi, in molti casi non lo è più.
Dopo anni di studi e analisi, dopo aver fatto il ricercatore in un periodo in cui se pronunciavi la parola blog ti guardavano male, Facebook è stato l’unico strumento in grado di portare Internet alle masse. E’ stato l’unico servizio di cui, intorno alla fine del 2007/inizio 2008, la gente iniziava a parlare per strada o al bar. E ricordo ancora il mio stupore nel sentire la parola Facebook nominata tra persone “normali”. Era un po’ come una conquista per me che avevo investito così tanto tempo in quelli che oggi chiamiamo media sociali. Ed invece era solo la conferma che sociali, quei servizi, lo erano diventati per davvero.
Ed è appunto a questo che è dovuto il successo di questo film: alla conquista sociale che questo strumento ha portato nelle nostre vite.
C’è una frase molto forte che tra le tante mi ha colpito in questo film. E’ quella che pronuncia l’assistente avvocato di Zuckerberg ad un certo punto rivolgendosi a lui e chiedendogli cosa stesse facendo al computer durante una pausa. La risposta che ottiene è: “Guardo come sta andando il sito in Bosnia”. Lo stupore dell’avvocato è così tanto che commenta con una battuta che racchiude tutto il mio concetto: “In Bosnia non ci sono strade, ma c’è Facebook”.
E’ questo il punto. E’ questo il vero valore di questo film, ma ancor prima di questo Social Network.
In Italia poi, attribuisco buona parte del successo del film alla nostra idiozia. A quella nostra incapacità di produrre storie simili. Alla nostra perpetua condizione di inferiorità rispetto ad aziende fondate da ragazzi di 24 anni diventati poi milionari, alla nostra incapacità di mettere il mondo nelle mani di un ventiquattrenne. E quindi alla nostra visione idilliaca di quei paesi che invece lo fanno.
Il problema però non sono i nostri ragazzi di 24 o di 19 anni (come nel caso secondo me più clamoroso di Sean Parker). Il vero problema è l’incapacità di istruire i ragazzi con quelle nozioni fondamentali capaci di portare l’idea di un ragazzo ad essere trasformata in un successo commerciale.
Non abbiamo più le capacità come sistema paese per fare questo. Non ci sarà più nessun Rinascimento se continuiamo ad andare avanti in questo modo, se non investiamo nell’università e nell’istruzione, ma soprattutto se non cambiamo prospettiva nel modo stesso di insegnare. Se non insegniamo a prendere un’idea e trasformarla in un’azienda. Qualunque sia il corso che si decide di intraprendere.
E fino a quando tutto questo non accadrà, io sarò il primo a mandare chiunque mi chieda un consiglio, a fare quanta più esperienza possibile all’estero, cosa che, quando sarà il momento, cercherò di far intraprendere a mio figlio.
Ma non prima di avergli fatto vedere questo film.
19 November 2010 | Commenta

Bad design Sucks è un manifesto culturale creato da Blossom Communications di Milano, che ha l’obiettivo di cambiare il modo in cui il design è percepito, per “cambiarlo con cuore, passione, attitudine e intelligenza”. E’ scaricabile qui, e chiunque abbia a che fare con il design (o i designer) è tenuto a scaricarlo, stamparlo e tenerlo a portata di mano.
via Ninjamarketing.
6 November 2010 | Commenta
Al Festival della Scienza di Genova ho incontrato Rick Guidotti, Direttore di Positive Exposure che ha proposto una una mostra fotografica dal nome «Positive Exposure – The spirit of difference». Rick espone le scelte che lo hanno portato a lavorare con persone affette da malattie genetiche, raccontando le storie delle persone che sono diventate poi protagoniste delle fotografie esposte. L’incontro costituisce un momento significativo per valorizzare la ricchezza che si nasconde dietro alle diversità fra gli uomini, che può diventare strumento di comunicazione, valorizzazione ed espressione estetica nell’arte.
Ho trovato la mostra molto bella e lui molto simpatico. Ci tenevo a dargli un po’ di visibilità e a farlo conoscere. E’ una persona straordinaria. Questa l’intervista che gli ho fatto sulla sua mostra.
5 November 2010 | Commenta

Per il Festival della Scienza abbiamo avuto modo di intervistare Howard Rheingold, Critico letterario e saggista statunitense.
Vi ripropongo la prima parte dell’intervista qui, ma la trovate per intero sul sito del Festival.
1) Clay Shirky nel suo ultimo libro ha affrontato il tema del Surplus Cognitivo come opportunità per lo sviluppo di un’azione sociale che, di fatto, diventa una risorsa globale condivisa. Pensando a questi strumenti, quali sono secondo te le opportunità che dobbiamo aspettarci dal futuro?
Con 5 miliardi di telefoni cellulari e 2 miliardi di account Internet e una serie di potenti strumenti gratuiti, da Google a Facebook a Youtube, la gente ha l’opportunità di lavorare in modo collaborativo e creativo per migliorare la propria condizione e rendere il mondo un posto migliore. Ma quanti di loro sanno come fare? Penso che l’alfabetizzazione – saper utilizzare le tecnologie a nostra disposizione – è la chiave. Per questo motivo, sto scrivendo un libro su social media literacy, e contemporaneamente sto facendo una serie di video sull’argomento. Http://howardrheingold.blip.tv/
2) Quali saranno le modalità con cui si farà ricerca scientifica in futuro?
Cittadini armati di potenti sensori nei loro smartphone e la possibilità di riunire le risorse (ad esempio SETI@home e altri sforzi di elaborazione distribuita/collettiva) possono diventare un potente moltiplicatore della potenza della conoscenza esercitata da scienziati esperti.
3) La parola chiave del festival della scienza 2010 è “Orizzonti”. Qual è la sua personale definizione di “orizzonte” e del suo opposto, il “confine”.
Era facile vedere l’orizzonte tecnologico 20-30 anni fa, ma con l’avvento dei personal computer e delle reti digitali, la distribuzione capillare di strumenti per l’innovazione e la scoperta ha reso più difficile vedere il futuro. Due citazioni di personaggi famosi incorniciano la situazione. Alan Kay ha detto che “il miglior modo per predire il futuro è inventarlo”, e William Gibson ha detto che “il futuro è qui ora, ma non è distribuito uniformemente”. Coloro che hanno gli occhi per vedere possono vederlo – ma c’è davvero tanto da vedere. Scoprire che l’innovazione di confine cambierà il mondo di domani è una nuova opportunità che richiederà nuovi talenti.
Continua
4 November 2010 | 2 Commenti
Al Festival della Scienza, all’interno del programma TelecomIncontra, a Palazzo Ducale, nella Sala del Maggior Consiglio, sabato 6 novembre alle 18.30, John Brockman, , Stewart Brand, e Clay Shirky proveranno a rispondere a una domanda che ha il sapore della provocazione: Cosa farà cambiare tutto?
Questa domanda è oggetto di un libro curato dallo stesso Brockman (“Come cambierà tutto. Le idee che trasformeranno il nostro futuro” – Il Saggiatore), in cui gli scienziati coinvolti puntano su un tema comune: l’investigazione scientifica ad ampio raggio sta per cambiare il mondo, e internet è il suo grande palcoscenico.
John Brockman ha lanciato il sasso nello stagno del dibattito usando le parole profetiche di Danny Hillis, pronunciate nel 1996: “Molte persone pensano che la Rete sia Internet, ma così facendo si perdono qualcosa. Perché Internet è un nuovissimo terreno fertile dove possono crescere tante cose, e la Rete è soltanto la prima di queste cose, potenzialmente innumerevoli. La Rete è un mezzo di comunicazione vecchio incorporato in un ambiente nuovo”.
Questo nuovo ambiente non si è limitato a cambiare il contesto della nostra vita ma ha ricreato noi stessi. Una rivoluzione potente e impercettibile. Internet non ha solo cambiato la nostra quotidianità e le nostre abitudini: è entrato nella nostra mente, mutando il nostro modo di pensare.
In questo senso, niente di nuovo: come spiegheranno Brand e Shirky, davanti ai grandi spartiacque della Storia nessuno ha mai potuto dire la sua. Nessuno ha votato a favore o contro l’introduzione della stampa, dell’elettricità, della radio, del telefono, dell’aeroplano. Nessuno si è mai espresso in merito alla penicillina, agli antibiotici, ai viaggi spaziali e tanto meno in merito al personal computer. E nemmeno a proposito di Internet, dei telefoni cellulari e del sequenziamento del genoma umano.
Eppure oggi, nella società dell’interattività assoluta, questo può sembrare un paradosso. Ecco, allora, la domanda: cosa succederà nel prossimo futuro? Come saranno prese le prossime decisioni di importanza vitale?
John Brockman, Stewart Brand e Clay Shirky proveranno a dare una risposta e a spostare un po’ più in là il limite del nostro orizzonte. Tecnologico. Ma non solo.
Diretta live dell’incontro sulla piattaforma multimediale del Festival della Scienza,
6 novembre, ore 18.30 > www.festivalscienzalive.it
Biografie e bibliografia
Stewart Brand
Stewart Brand, autore di uno dei testi di riferimento per gli ambientalisti di tutto il mondo, (Una cura per la terra. Manuale di un ecopragmatista, Codice edizioni, 2010) è uno tra i più influenti pensatori dei nostri tempi. È stato lo scienziato che ha convinto i vertici della NASA a rilasciare le prime immagini della Terra vista dallo spazio, sicuro che avrebbero rappresentato per l’umanità un’immagine potente. Nel 1968 ha pubblicato la prima edizione del Whole Earth Catalog, il leggendario eco-catalogo che Steve Jobs ha definito “Google in versione cartacea” e che gli è valso lo US National Book Award.
Ultimi libri pubblicati in Italia:
- Il Lungo Presente: Tempo e responsabilità (2009)
- Una cura per la terra (2010)
Clay Shirky
Esperto degli effetti sociali ed economici di Internet. Con “Surplus Cognitivo” (Codice edizioni, 2010) si è riconfermato come il più lucido e originale interprete del mondo del web. Lavora come consulente per molte aziende del comparto tecnologico e per i media, insegna alla New York University e scrive per il “New York Times”, il “Wall Street Journal” e “Wired”.
Ultimi libri pubblicati in Italia:
- Uno per uno, tutti per tutti (2009)
- Surplus Cognitivo (2010)
John Brockman
Riconosciuto promotore della “terza cultura”, punto d’incontro tra scienziati e umanisti, è agente letterario, impresario culturale, creatore e animatore della Edge Foundation (www.edge.org).
Ultimi libri pubblicati in Italia:
- 135 ragioni per essere ottimisti (2009)
- Come cambierà tutto. Le idee che trasformeranno il nostro futuro (2010)
ultimi commenti
chiara Al di là del business che si è venuto a creare intorno alla Apple, Steve Jobs è stato un...
chiara Ci sono stata … interessantissimo! Chiara www.facebook.com/pages/Inte...
acquistare Proviron Si poteva certamente vedere il vostro entusiasmo nel lavoro che scrivere su...
Gain mass magnificent submit, very informative. I’m wondering why the opposite experts of...