Televisione Convergente
14 October 2010 | 1 Commento
E’ uscita in libreria una ricerca interessante di Aldo Grasso e Massimo Scaglioni sul mutamento delle fruizioni televisive, delle produzioni TV, dei grandi broadcaster e dei comportamenti degli spettatori.
Un richiamo forse al più noto saggio di Henry Jenkins, dice Salvatore Ditaranto. Una presa di coscienza, dico io, verso un universo mediatico ormai malleato dalle nuove tecnologie, da Internet, dai nuovi formati, dalle nuove modalità di fruizione, che più che una teoria sono un’oggettiva constatazione dello stato dei fatti.
Di seguito un estratto dell’introduzione, che trovate per intero qui.
Ma cosa sta accadendo, più da vicino, alla televisione? Quali sono, concretamente, le dinamiche che caratterizzano la televisione convergente? E quali esiti possiamo aspettarci? Le risposte non sono semplici. Perché, se spostiamo la lente d’ingrandimento dai media in generale alla tv in particolare (che, pure, con i media, è portata a “convergere”), ci accorgiamo che tutto sta cambiando. Anche se il cambiamento comprende forti elementi di continuità. Mutano, ovviamente, le tecnologie. Il passaggio universale al digitale terrestre – con le sue conseguenze in termini d’offerta, di frammentazione del consumo, di strategie palinsestuali, di costruzione di reti e brand nuovi – è il più consistente cambiamento che la tv ha affrontato negli ultimi venti o trent’anni, anche soltanto per il numero di persone che coinvolge: un’intera popolazione. Ma il digitale terrestre, pur essendo la tecnologia di accesso-base alla tv, non è la sola piattaforma distributiva su cui le imprese televisive possono contare: satellite, Iptv, tv mobile nelle sue diverse accezioni tecnologiche, come pure il web, affiancano forme già consolidate di accesso ai contenuti (si pensi, per esempio, al dvd). Quel che emerge è una moltiplicazione dei possibili percorsi che connettono produzione e consumo: e allora la convergenza significa, in primo luogo, “divergenza” delle piattaforme e dei device con cui si accede ai programmi. Per dirla in altri termini: la televisione (il medium) non contempla più un solo apparecchio di fruizione (il televisore), che pure resta il fulcro delle pratiche di consumo domestico.
Mutano, in secondo luogo, non solo le funzioni, ma le stesse identità dei broadcaster, ovvero delle grandi imprese televisive. Il broadcaster è chiamato a considerare e a sfruttare strategicamente la moltiplicazione delle vie d’accesso alla televisione. Deve individuare nuove strade per fidelizzare i propri spettatori, poiché nel contesto iper-frammentato dei consumi televisivi nessuna posizione è garantita. (…)
Mutano, in terzo luogo, gli stessi programmi. Il testo televisivo aveva storicamente la caratteristica di esaurirsi nella messa in onda e di essere un prodotto discreto, delimitato da confini precisi spaziali e temporali. Ora diventa sempre più un brand complesso, che ha nella messa in onda il suo fulcro, ma vive di innumerevoli altre estensioni e temporalità. Il suo utilizzo può essere ripetuto, può adattarsi alle strategie di impiego che sono pensate per lui (le differenti “finestre temporali”, come, per esempio, il passaggio pay e free). La sua vita si riverbera su altri media e altre merci, attraverso estensioni specificamente prodotte: siti web, social network, merchandising e via discorrendo. La dimensione reticolare del testo si complica se si tiene conto che molte delle sue estensioni non sono, poi, prodotte dal broadcaster, ma dagli stessi spettatori. E qui s’introduce il quarto punto.
Mutano, infine, gli spettatori, le loro pratiche, il senso diffuso di cosa sia la televisione. Torniamo al punto di partenza: il pubblico è il primo protagonista della cultura convergente. La televisione è sempre stata oggetto di condivisione sociale, ma solo oggi diventa concretamente smontabile, “sgangherabile”, commentabile, soprattutto grazie alla rete. Il dato può stupire, ma la centralità della tv nel sistema dei media è confermata dalla presenza esorbitante di televisione sul web: la tv si guarda sul web (pensiamo ai contenuti su YouTube o altri aggregatori audiovisivi), la tv si commenta sul web (pensiamo ai discorsi sulla tv fra forum, blog e social network). Se mai lo è stato realmente, oggi lo spettatore non è più passivamente sprofondato sul divano: utilizza di continuo la televisione come risorsa, sia materiale che simbolica, per orientarsi, per discutere, per interagire, tanto online quanto offline.





Ho letto su Fb che il 31 ottobre su NAT GEO WILD trasmetteranno un documentario spettacolare riguardo grandi migrazioni di alcune specie di animali,un evento unico ecco il video di anteprima :http://www.youtube.com/watch?v=0nhIS3Y685M ed il gruppo Fb : http://it-it.facebook.com/pages/Nat-Geo-Wild/112972490026?ref=ts