19 June 2010 | Commenta
Camscore annuncia che Twitter è passato dagli 83.8M UU di Aprile ai 90.2M di Maggio (worldwide), con un incremento del 7.6%.
E questi dati sono solo circoscritti agli utenti che utilizzano la piattaforma Web. Non includono quindi tutti quelli che utilizzano applicazioni che sfruttano le API.
La scorsa settimana però il COO di Twitter Dick Costolo ha dischiarato 190 milioni di visitatori al mese per 65 milioni di tweets al giorno.
Nonostante la discrepanza, il dato che esce chiaramente fuori è che Twitter sta crescendo a vista d’occhio.
19 June 2010 | Commenta
Pare che i profitti di Facebook durante il 2009 ammontino ad una cifra tra i 700 e gli 800 Milioni di dollari.
Certo, siamo ancora lontani dai 24 miliardi di dollari del 2009 di Google, ma davvero niente male per dei venditori di tappeti nati appena 6 anni fa.
18 June 2010 | Commenta

Di recente Nielsen ha lanciato uno studio pilota chiamato Three Screen volto ad analizzare la dieta mediatica della popolazione cinese e focalizzato su 3 piattaforme: Web, TV e Mobile. Le prime ad essere monitorate sono una selezione di famiglie di Shanghai.
Trovo particolarmente interessante lo studio avviato da Nielsen, non solo per via della possibilità di comprendere meglio un mercato enorme ed in continua crescita, ma soprattutto perché può dare informazioni importanti sulla dieta mediatica del futuro. La popolazione cinese infatti è una fantastica lente d’ingrandimento per comprendere come le generazioni future, i famosi nativi digitali, si districheranno tra un offerta mediatica enorme, sia in termini di piattaforme, sia in termini di contenuti.
Gli stessi studi fatti in Africa e di cui ho parlato in passato sono straordinariamente importanti per lo stesso motivo.
Stiamo parlando di popolazioni che saltano i precessi storici di cotruzione e diffusione del Medium e di infratrutture/tecnologie a cui siamo stati sottoposti noi e che quindi si trovano a doversi districare tra un’offerta mediatica enorme. Nonostante la censura.
Tra le famiglie con televisori, PC e dispositivi mobili, la TV continua ad essere la piattaforma dominante con 156 ore al mese di fruizione, contro le 27 ore di Internet. Interessanti i dati sulla fruizione simultanea. Molti degli intervistati che hanno TV e connessione ad Internet dichiarano di navigare mentre guardano la TV. Quasi la metà (44%) svolgono attività di “visione simultanea”. Abitudine in crescita di qualche punto percentuale rispetto ai mesi precedenti. In questo caso la visione simultanea è risultata più alta durante la settimana che nei week-end.
Nelle finestre in cui è esistita la visione simultanea, i siti più visitati sono stati: Baidu (motore di ricerca), Kaixin (social network), 163.com (informazione), Taobao (portale), e Sina (portale).
Importanti le affermazioni a tal proposito di Jed Meyer, Managing Director, Media Services di The Nielsen Company:
“Il panorama dei media digitali in Cina sta evolvendo rapidamente. Grazie all’enfasi del paese rispetto all’adozione di servizi di Broadcast, radiodiffusione e all’integrazione tra TV/Radio Broadcast, Internet e reti di telecomunicazioni, nei prossimi cinque anni i consumatori cinesi adotteranno sempre più IPTV, Internet ad alta velocità e servizi 3G cellulari. È fondamentale che i Media e il mondo del marketing comprenda meglio in che modo guardare questi consumatori, perchè sempre più contenuti e servizi sono disponibili attraverso piattaforme multiple.”
Nel report di Nielsen esce fuori anche un’altro dato importante. Mentre il 94% dei partecipanti ai sondaggi, occasionalmente controlla il proprio telefono cellulari mentre guarda la TV, solo l’11% utilizza il cellulare per guardare i video. Un dato in realtà che non si discosta molto dalle abitudini di noi occidentali e per questo interessante.
Il nostro studio ha confermato che le nuove generazioni (tra i 15 e i24 anni) sono quelle che utilizzano di più i dispositivi mobili. Questa non è una sorpresa ” dice Meyer. “Ciò che è stata una sorpresa però, è scoprire che, mentre uomini e donne spendono la stessa quantità di tempo per l’utilizzo del telefono cellulare, le donne guardano più video sui loro telefoni cellulari rispetto agli uomini”.
Interessanti queste misurazioni quantitative. Sono sicuro saranno ancora più interessanti le analisi qualitative che permetteranno di rispondere ad una domanda importante per chi si avvicina a questi mercati: cosa guardano i cinesi?
18 June 2010 | Commenta
Tempo fa ricordo di aver partecipato ad una discussione a proposito delle metriche di misurazione del Web. Inevitabilmente il discorso cadde sul PageRank di Google che, in un periodo ancora acerbo per i Social Network, risultava il migliore strumento di misurazione della reputazione di un sito. Oggi, proprio grazie ai Social Network, il Pagerank risulta obsoleto, tanto che Google lo sta per far andare in pensione, ma già allora sostenevo con forza che (semplificando) il concetto di indice creato sulla base dei soli link in ingresso era un sistema non opportuno per la costruzione di un indice in grado di misurare la reputazione. Il caso del blog di Beppe Grillo era eclatante: i link verso il suo blog, per Google, si portavano dietro un valore semantico esclusivamente positivo. Ma questo non era vero perché molti di quei link erano prodotti da contenuti che mettevano in discussione la reputazione del comico genovese. In sostanza, rimanendo sull’esempio Grillo, anche quando qualcuno parlava male lui, un link verso il suo blog veniva percepito da google come un qualcosa che riconosceva a Grillo un innalzamento della sua reputazione. Reputazione ovviamente misurata in capacità di scalare le classifiche dei risultati di ricerca dei motori.
Quello che sostenevo, appunto, era l’assenza di un indicatore semantico che riequilibrasse il tutto allineando i risultati alla percezione reale di quel sito o di quella persona.
Facebook, come sappiamo, è un social network il cui prodotto/contenuto principale sono le persone e le loro reti di relazione.
La grande potenzialità di facebook rispetto alla possibilità di stabilire una sorta di indice della reputazione, sta in due cose: in quel piccolo pulsantino like e nella rete di relazioni dell’utente.
Il pulsante like è di fatto la migliore soluzione esistete al “problema Grillo”. Attivandolo si instaura quello che per google è un link, ma si porta dietro un valore semantico che al momento può essere di due tipi: like, appunto, e recommend.
Il successo del pulsante like sta nella sua capacità di aggiudicare valore senza richiedere alcun tipo di sforzo all’utente se non un click.
La sua semplicità e la sua riconoscibilità fanno appunto la differenza, tanto che molte altre piattaforme lo stanno introducendo.
Ma dal mio punto di vista ancora non basta. Anche quando Grillo inserirà il pulsantino like nei post del suo blog, continuerà ad avere una reputazione data dalla risultante delle diverse metriche di riferimento. In ogni caso però i valori attribuiti attraverso queste metriche saranno sempre positivi.
In sostanza la posizione di chi (spesso inconsapevolmente) attribuisce valore ad un sito o ad una persona si limita ad essere positiva se linko o clicco like o neutra se non faccio nulla.
E se invece io ritenessi che un servizio sia da non raccomandare o le parole di qualcuno siano oggettivamente da condannare?
L’unica cosa che mi rimane da fare è scriverne male, postare qualcosa, avvertire di un servizio fasullo o esprimere opinioni negative rispetto alle parole di qualcun altro. A quel punto a qualcuno probabilmente piacerà quel mio avvertimento negativo e lo “likerà” o lo raccomanderà. Darà un valore positivo ad un contenuto portatore di senso negativo.
Ho quindi dovuto fare un passaggio in più che da una parte mi obbliga ad argomentare, facendo più o meno pesare il mio pensiero, dall’altra però mi chiede uno sforzo che non tutti sono disposti a fare. Tendenzialmente lo si fa solo quando l’esperienza negativa è davvero importante e prova grossa disapprovazione o danni a livello fisico o esperenziale.
Con queste modalità di costruzione della reputazione si tende ad attribuire valori negativi solo a una parte, probabilmente la peggiore, delle cose, persone, aziende e servizi che ci troviamo di fronte tutti i giorni.
E tutto il resto?
Mi direte voi che molti servizi o molti Social Network utilizzano il rating mediante l’attribuzione di più o meno stelline. In quel caso però pur avendo una maggiore accuratezza della valutazione, si perde del tutto il valore portato dal link, per cui quella valutazione non è tracciabile e condivisibile.
Il principale effetto dell’introduzione dei like nei commenti di Facebook è quello di dare ai commenti la stessa dignità del post, portando una discussione ed essere tanto più ribilanciata quanto più si evolve in termini di commenti e lettori.
Ma non c’è ancora l’attribuzione negativa.
Sarebbe interessante capire cosa ne pensate voi rispetto a questo tema e soprattutto fare delle ipotesi di scenari nel caso in cui l’attribuzione di valore negativo venisse introdotto. Io ho delle idee a proposito, ma servirà un altro post per raccontarvele.
18 June 2010 | Commenta
Confindustria ha reso disponibili i dati 4° Rapporto sul Mercato dei Contenuti Digitali in Italia.
Il report inizia si può riassumere con questa frase d’apertura
l mercato dell’e-Content ha raggiunto a fine 2009 un valore pari a 5.822,8 milioni di euro, con un incremento dell’8,8% rispetto all’anno precedente, in rallentamento rispetto alle previsioni, ma comunque in controtendenza rispetto all’andamento dell’economia nel suo complesso.
Nel dettaglio i comparti dei contenuti a pagamento in crescita nel 2009:
• Video: complessivamente cresce del 6,2%, seppure con andamenti contrastanti tra i suoi segmenti emergenti (IP-TV,On-lineTV eTV DigitaleTerrestre,che hanno segnato rispettivamente +16,5%, +31,1% e +42,8%) e i segmenti più maturi (TV Satellitare, +1,3%) o mai decollati (Mobile TV, in calo del 15% circa);
• Giochi e Intrattenimento on-line: cresce dell’88,6% sull’onda del grande successo delle scommesse e dei giochi di abilità;
• Musica: pur continuando ad avere un peso ancora poco rilevante sul mercato, cresce del 33% grazie al grande successo del principale retailer di musica on-line (iTunes, rafforzatosi nel 2008-2009 in seguito al lancio dell’i-Phone).
Andamenti negativi sono stati segnati invece dai comparti:
• News, che in attesa dei nuovi modelli di business dell’editoria registrano una contrazione dei ricavi (-2,7%) determinata sia dal calo degli abbonamenti (on- line e mobile) sia, seppur in misura ridotta, della pubblicità (che ha finanziato fino ad oggi il 60% del mercato delle news);
• Contenuti Mobile, che segnano un calo a due digit (-15,2%).
Da sottolineare il dato positivo più rilevante, quello relativo alla crescita del mercato dei giochi e dell’intrattenimento online: +88,6%. C’è da dire che molto però arriva dalla crescita esponenziale ottenuta da siti di iGaming (poker online, scommesse, etc..).
Quello negativo più eclatante è invece quello relativo ai contenuti mobile, effetto della contrazione dei ricavi legati a “Loghi e suonerie”, che tradizionalmente rappresentano la parte più consistente del comparto. E’ un dato questo sul quale ci si aspettano grosse variazioni nel corso dei prossimi anni.
Interessanti anche i dati relativi al mercato dell’informazione.
I ricavi complessivi del comparto sono calati nel 2009 a 142 Milioni di euro, dimi- nuendo del 2,7% rispetto al 2008 (fig. 2.8) e rappresentando solo il 3,3% dell’intero comparto dell’editoria quotidiana e periodica. Le previsioni sono ragionevolmente positive soprattutto per le iniziative del settore orientate alla rivalorizzazione con formule a pagamento dei contenuti sulla rete. Il valore del mercato, risulta formato da tre componenti principali, che al loro interno contengono vari fattori in grado di determinare l’evoluzione del mercato, sia nel breve che nel medio periodo. [...] nonostante un trend negativo, un nuovo impulso al mercato, infatti, è atteso provenire dalla diffusione anche nel nostro Paese degli e-Book e dei nuovi Tablet PC (di cui l’i-PAD di Apple è il princi- pale esemplare).
In sintesi il quadro che ne esce fuori è sostanzialmente positivo. La crescita di alcuni settori trascina anche altri mercati e la sempre maggiore integrazione delle piattaforme sta portando ad una sostanziale previsione positiva per i prossimi anni.
Per il rapporto integrale, il link di riferimento è questo.
17 June 2010 | 18 Commenti
C’è una frase che amo particolarmente che dice più o meno così: “ogni momento che passa è un’occasione per rivoluzionare tutto completamente”.
I cambiamenti per me sono fonte di rinascita, di nuove sfide, di nuove scoperte. E ogni volta che decido di intraprenderne uno, rivoluziono tutto per davvero.
Negli ultimi otto anni di cambiamenti ne ho fatti. E non mi riferisco solo ai 9 traslochi e alle 4 città cambiate. Mi riferisco all’approccio nei confronti del mondo, delle persone, del lavoro, delle scelte da fare.
Allo stesso tempo però sono sicuro che ci sono cose che non cambieranno mai.
Le mie passioni che non cambiano, ma crescono continuamente. Alle vecchie se ne aggiungono sempre di nuove.
L’amore per la mia terra. Quella terra che è parte stessa di quello che sono, del mio sangue, della mia visione della vita, del mio entusiasmo verso il mondo. E quell’amore verso di lei non fa che crescere ogni giorno di più. Da anni.
La volontà di vivere in un modo diverso, lontano dai ritmi delle grandi città, fatto di più tempo per noi, per la famiglia, per gli amici, per i valori più antichi, quelli più umili, quelli che contano davvero e che, spesso, i tempi e le distanze delle città in cui ho vissuto portano a trascurare.
Tutto il resto cambia. Dovrà sempre cambiare, altrimenti potrei incorrere in una seria atrofia cerebrale.
E così sono qui a raccontarvi di come ancora una volta cambio tutto.
Questa volta però, dopo mesi di pensieri, valutazioni e accadimenti più o meno importanti, sono deciso più che mai a portare fino in fondo una scelta non facile, ma che non mi sta facendo dormire la notte dalla felicità.
Ho aspettato otto anni per poterla fare e ora credo sia arrivato il momento di farla in piena consapevolezza, fiducia nelle mie capacità, con l’esperienza giusta e il bagaglio culturale adatto ad affrontare un ritorno.
Il mio ritorno è però il ritorno di un vincitore. Non che ci fosse qualcosa di particolarmente suggestivo da vincere, sia chiaro. La mia è una vittoria contro me stesso. Verso quel ragazzo che se ne andò deluso da quello che aveva fatto, alla ricerca della possibilità di dimostrarsi che poteva essere qualcosa di più.
E l’ho fatto. Ho dimostrato a me stesso che ero qualcosa di più.
Quello che faccio in genere, soprattutto nella vita è pormi degli obbiettivi, magari anche ambiziosi, ma cercando di raggiungerli sempre, anche a costo di sacrifici importanti.
Questo è il momento in cui i miei obbiettivi, quelli a lungo termine, cambiano.
Ritorno a vivere a Matera dopo un po’ di anni passati in giro tra Torino, Ivrea, Milano e Roma. Ritorno con tutto il bello che ho accumulato, con tutte le amicizie fatte, gli amori lasciati più o meno per strada, le esperienze, le facce, gli sguardi, le strette di mano, i sorrisi, i successi, le soddisfazioni.
Ritorno più caparbio che mai, consapevole che questa volta mi metto in gioco per davvero, facendo delle scelte forti, come quella di dimettermi da una posizione importante in Current. Lasciando a Roma una grande, meravigliosa famiglia.
Lo faccio decidendo di andare controtendenza. Di diventare consulente. Di continuare a seguire Current, ma con la libertà di portare avanti altri progetti, di crearne dei nuovi, di unire le migliori menti del mio territorio e di fare qualcosa di concreto proprio per quella terra che ha fatto tanto per me. Ma lo faccio anche per poter ampliare le possibilità di seguire altri soggetti in tutta Italia, di non smettere mai di imparare, di continuare a conoscere gente, di lavorare in un mondo che non ho mai considerato lavorativo, ma passione pura.
Lo faccio anche perché vedo delle fantastiche opportunità lì dove molti dicono che non ci sia nulla.
E forse è proprio per questo che io ci vedo tutto.
Lo faccio giocandomi molto.
Ma sono felice. E sono riuscito a trasformare la normale paura di scelte come queste in energia positiva. In voglia di lasciare il segno.
Ed è esattamente quello che ho intenzione di fare.
Dal primo luglio inizierò fattivamente a lavorare su questo.
Nel frattempo, proprio perché tutto cambia, questo blog cambia insieme a me. Cambia indirizzo: www.calia.me (il vecchio è ancora raggiungibile e lo sarà ancora per un po’). Cambia finalità, diventando il punto di raccolta di idee, lavori in corso, appunti, pensieri legati al mio lavoro. Diventando anche la principale vetrina di quell’artigiano della comunicazione che sono.
Ma questo è solo l’inizio.
Il primo luglio infatti, sarà solo il primo giorno del resto della mia vita.
15 June 2010 | Commenta
Dan Gillmor scrive un editoriale in cui spiega come rendere Internet ancora più veloce, aperta, equa e gratuita permetterebbe di far fiorire un modello di alternativo capace di ridare nuova linfa al giornalismo, dove la parola “giornalismo” è usata nel suo senso più puro.
Eccone un estratto:
First, direct subsidies for journalism are the wrong way to go, even dangerous. But we absolutely could use the kind of indirect help — taxpayer-funded deployment of high-capacity, wide-open broadband networks — that would be an analogue to the early American postal subsidies, and then some. This would be essential infrastructure, aimed at beefing up all 21st Century commerce and communications, including but not limited to journalism.
Second, if we got serious about broadband in this way, entrepreneurs would almost certainly come up with the journalism, including a variety of business models to augment or replace today’s, that would provide the public good we all agree comes with journalism and other trustworthy information.
To be fair, some of the subsidy advocates say they don’t want to prop up newspapers per se, though some of their remedies would do just that; others are less shy, and their explicit goal is to save newspapers.
E’ chiaro che una notizia, un fatto, una storia, viene scritta affinché possa essere resa nota, ma solo se c’è un pubblico che la legge perchè interessato a quel tema.
Non è difficile quindi capire come Internet, rispetto a questo concetto di fondo, non possa che portare benefici a questo mestiere che troverebbe nella rete un fantastico alleato.
A tal proposito consiglio a tutti la lettura di Giornalismo e Nuovi Media di Sergio Maistrello. Un libro che ho finito di leggere ieri e che racconta proprio questo cambiamento in atto, descrivendone scenari presenti e anticipandone alcuni futuri.
11 June 2010 | Commenta
Questa la prima pagina di Repubblica di oggi. Non c’è bisogno di aggiungere altro.
Ora più che mai il Web dovrebbe farsi sentire forte appoggiando tutti i giornalisti e gli editori che stanno combattendo questa battaglia.
Anche perché qualcosa mi dice che i prossimi saremo noi.
Oggi più che mai sono convito della veridicità dell’affermazione di Horacio Verbitsky.
“Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.”
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Roberto Placido Bella d’estate fiabesca sotto la neve!