Twitter e la percezione del sentiment sugli eventi mainstrem
21 June 2010 | Commenta
Il Guardian mette a disposizione un’applicazione in grado di effettuare un high-speed replay di un match dei mondiali e, durante questo, creare una nuvola di Tag in grado di offrire il sentiment della community di Twitter rispetto a quello che accadeva in TV in quel preciso momento.
L’applicazione è molto interessante e l’utilizzo della stessa tecnica per eventi mainstream su Media di flusso produce effetti interessantissimi sulla percezione del sentiment delle audience rispetto a quello che sta passando in TV in un dato momento.
Guardate per esempio cosa succede durante il secondo tempo di Portogallo-Korea del Nord.
Utilizzando semplicemente le Open APis, si riuscirebbero a fare analisi minuto per minuto e ad associare ad ogni minuto una lista di tag correlati (informazioni importantissime per chi sta dall’altro lato del televisore) in grado di descrivere cosa la gente prova rispetto a ciò che sta passando in TV in quel momento.
Su eventi di portata così grande il numero di utenti che riversano su Twitter il loro stato d’animo è sufficientemente alto da permettere di avere un’analisi del sentiment globale (o locale se limitiamo l’analisi utilizzando la localizzazione), che il nostro “amato” auditel, per come è strutturato, non riuscirà mai ad avvicinare. Neanche le analisi qualitative attuali riuscirebbero ad ottenere risultati simili (a me no che non si investa una fortuna, è chiaro).
E’ ovvio che l’accuratezza del risultato qualitativo è proporzionale alla crescita del numero degli utenti che stanno vivendo un esperienza double-screen.
I mondiali di calcio o la cerimonia di insediamento di Obama alla casa Bianca (come abbiamo fatto in Current con Twitter in passato), sono esempi globali in grado di generare numeri capaci di affinare l’analisi delle audience.
I margini di lavoro sulle nicchie hyper localizzate per costruire un sistema di valutazione efficace però, a mio modo di vedere, ci sono. E ci sono anche per contenuti diffusi su territori più grandi se si struttura il contenuto in maniera tale che sia prevista la partecipazione (sia attiva che passiva) di pubblici diversi. Bisogna cioè prendere coscienza che bisogna lavorare già in fase di design del format. Questo se si vuole arrivare ad ibridare pubblici diversi, con tutto quello che ne consegue.
Ecco, appunto, questa si chiama Transmedialità.





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