Twitter Annotations
Matthew Ingram su Gigagom anticipa alcune informazioni sull’imminente uscita di una nuova feature di twitter: le annotations.
La notizia è importante dal momento che ci darà modo di aggiungere un contesto ai tweets e di consentire il trattamento degli stessi, per non parlare del fatto che le URL possono essere inviate come metadati, piuttosto che come parte dei 140 caratteri.
Si tratta dell’ennesimo esempio di informazione di scala che cresce fino al punto in cui dobbiamo introdurre maggiori informazioni per gestire il contenuto. La regola è sempre la stessa: al crescere dell’informazione aumenta la necessità di aggiungere informazioni alla stessa per gestirla.
Twitter sta specificando il modo in cui le annotazioni saranno codificate, ma non quello in cui vengono definiti i metadati. È infatti possibile dichiarare un “tipo” con il proprio insieme di “attributi”. Ma quali sono questi tipi? La risposta è: qualunque cosa riteniamo opportuno.
Chris Messina avverte però che questo potrebbe creare confusione tra tipi e attributi. Penso che Chris abbia ragione. In parte.
Specificare la sintassi, ma non i tipi e gli attributi, sarà inevitabilmente fonte di confusione: quello che qualcuno tagga come “tipo”, qualcun altro potrebbe taggare come attributo, senza parlare della perdita di informazioni dovuta al tagging misto, quello in cui alcune informazioni sono in una lingua ed altre in un’altra.
Le paure di molti rispetto a questo punto sono a mio modo di vedere esagerate. Si, è corretto quello che dice Messina, ci sarà probabilmente confusione, ma la confusione è alla base di una folksonomy naturale. Alla fine saremo comunque in grado di raggiungere l’informazione di cui abbiamo bisogno sfruttando proprio il “miglior disordine possibile”.
Le Annnotations però sono sintomatiche di una volonta di Twitter di iniziare a creare un modello di business basato sulla monetizzazione di catogorie di tweets o addirittura sulla vendia di tweet singoli o di prodotti legati a quel tweet. Basterà per esempio utilizzare come “tipo” il prezzo relativo. Si potranno però anche utilizzare “tipi” che definiscono la popolarità dei tweet, introducendo il concetto di “rating” su messaggi che si qualificheranno sempre più man mano che verranno ritweettati e che il rating attribuitogli crescerà. Sarà per esempio possibile misurare anche l’umore del messaggio attraverso l’analisi degli hash tag correlati a specifici “tipi” di informazione.
Insomma, questo è un altro scenario possibile in grado di risolvere il problema della valutazione semantica dei link di cui si parlava qualche giorno fa.
La mia curiosità rispetto a questa novità sta nel vedere come gli utenti adatteranno la piattaforma alle loro necessità e se Twitter gli andrà incontro come ha fatto finora.
Certo è che l’affermazione di Derrick a proposito dei tag è sempre più più vera.



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