21 February 2010 | 3 Commenti
Tornare a parlare nella propria città è sempre qualcosa di magico. Avere un pubblico che senti tuo, che non senti “pubblico”, ma che senti parte stessa di te è qualcosa di inappagabile.
Questa volta sono tornato a parlare dei temi “miei” grazie all’invito della lista civica “Matera a 5 stelle“, in cui molti amici ci stanno credendo, mettendoci anima e corpo. L’ho fatto con lo stesso spirito con cui ho partecipato (sempre su invito) alla festa dei giovani democratici a Metaponto nel 2007.
Cedo che soprattutto nei piccoli comuni, contino le idee e le persone, meno i partiti o i movimenti.
Per questo sono stato contento di dare il mio contributo per la lista civica materana che fa capo a Beppe Grillo (movimento nazionale che non adoro particolarmente), ma che localmente trova esponenti e giovani capaci e volenterosi.
Sono stato invitato a parlare di connettività. Io ho deciso di parlare di “ferrovie” e di “case di vetro”.
Perchè? Cosa c’entrano le ferrovie e le case di vetro con la connettività? E’ presto detto. Di seguito le mie slide condivise su slideshare. A breve arriveranno anche i video.
Come amo dire, dovremmo passare dalla seconda Repubblica alla Repubblica 2.0. In questo movimento maternao ci sono tutti i presupposti per farlo.
Buona campagna elettorale a tutti.
Il video dell’incontro arriverà a breve.
9 February 2010 | Commenta
Il sito del comune di Matera.
1 Maggio 2000

9 Febbraio 2010

Non c’è bisogno di dire altro.
2 February 2010 | Commenta
via Roberta Milano.
E’ appena uscito il libro LINGUAGGI DIGITALI PER IL TURISMO (Apogeo), libro multiautore a cura di Giuseppe Granieri e Giampiero Perri che raccoglie i contributi, poi attualizzati ed arricchiti, del convegno “La nuova grammatica digitale per comunicare la promozione del territorio”. Il capitolo “Il marketing turistico nell’era del web” costituisce il mio piccolo contributo all’intero volume.
Tutto nacque in quel di Matera, ormai più di due anni fa. Il primo convegno davvero innovativo in campo turistico cui mi fosse capitato di partecipare. Ne ho scritto diffusamente in duepost distinti. Si è trattato di un convegno speciale (valutazione soggettiva, ovviamente) per contenuti, affinità, temi e visioni. La nevicata eccezionale ha reso poi ancor più indimenticabile quell’incontro.
Con le uniche eccezioni di Sergio Maisterllo e Antonio Sofi, non conoscevo personalmente i relatori. Con molti di loro sono poi rimasta in contatto e la loro grande competenza continua ad arricchire le mie conoscenze anche su temi solo apparentemente non legati al turismo. Le persone, infatti, hanno acquisito un comportamento e una familiarità con la rete e le sue opportunità che non vengono utilizzate a compartimenti stagni ma si propagano anche in campo turistico. “La sensibilità di coloro che frequentano i social network è sempre più influenzata da un unico fattore: la raccomandazione che avviene tra gente dello stesso network. (…) Ecco che ognuno di noi diventa di fatto il nodo di una rete di relazioni che unisce persone e luoghi molto lontani nella realtà” (dalla prefazione di Derrick de Kerckove).
E’ un libro più sul metodo che sul merito, più facile da “taggare” che da riassumere. Territorio, esperienza, viaggio, comunicazione, linguaggi, sperimentazioni. Forse queste sono le parole che più sintetizzano i temi trattati. Non è un manuale, è uno spunto di riflessione per comprendere come il turismo possa (anzi debba, aggiungo io) essere promosso in rete. Citando Granieri “per la prima volta assistiamo ad una così radicale mutazione nell’arco di una sola generazione. Un’accelerazione che ci obbliga a imparare in corsa e a non smettere mai di fare ricerca e di continuare a capire”.
Indice:
Prefazione – Il turista digitale non improvvisa
di Derrick de Kerckove
Introduzione – Sul perché e su alcune ragioni
di Giuseppe Granieri
La comunicazione per individui e non per masse
di Sergio Maistrello
L’accesso alla conoscenza turistica sul web: i motori di ricerca e le loro logiche
di Mauro Lupi
Il marketing turistico nell’era del web: nuovi approcci e nuove opportunità
di Roberta Milano
Cosa fare e cosa non fare nella Rete turistica. Il caso Italia.it
di Antonio Sofi
L’esperienza del territorio e lo spazio digitale
di Giovanni Boccia Artieri
La grande trasformazione
di Giampiero Perri
Appendice – L’esperienza del territorio in Second Life
di Giovanni Boccia Artieri, Laura Gemini, Valentina Orsucci
Ovviamente i contenuti sono stati poi aggiornati alla luce delle novità: in particolar modo il mio capitolo che citava dati e fonti specifiche. Qualcosa, anzi, andrebbe ulteriormente aggiornato ma lo farò in un prossimo post specifico.
1 February 2010 | 3 Commenti
L’altro giorno ho finalmente visto Avatar in 3D.
Saranno stati i commenti esagerati, i mega incassi, il tanto parlare di questo film in rete e fuori dalla rete, ma se devo essere proprio sincero, sono rimasto un po’ deluso. Certo, non si può dire che non sia un film da non vedere, anzi lo consiglio, ma dal mio punto di vista non è poi così entusiasmante.
Sarà perché chi ha dimistichezza con il mondo dei videogiochi, quei mondi, quelle ambientazioni, quel livello di fantasia e dettaglio lo ha già vissuti, magari in prima persona e con altre persone (portando l’esperienza collettiva tipicamente cinematografica ad un livello superiore). E la storia, pur essendo carina, ma non eccezionale, mi ha fatto pensare sempre ad un gioco in cui il protagonista si proietta in un avatar mediante una macchina molto simile a quella vista nel film. Insomma, non sono rimasto sconvolto (cosa abbastanza difficile peràltro), ma il diverso livello di narrazione proposto dall’esperienza cinematografica ci permette di godere tutto questo in maniera diversa.
Il 3D poi non l’ho percepito tantissimo. Sarà per la veloce capacità di adattamento dei nostri occhi ad abituarsi alla visione tridimensionale, sarà per i movimenti di camera spesso veloci e poco capaci di far emergere il lato immersivo, ma mi aspettavo di più.
Non credo che il 3D poi, sia il nuovo strumento capace di generare l’immersività e il coinvolgimento di cui l’industria cinematografica ha bisogno. Il vero regno dell’immersività è nei videogiochi, capaci di far vivere una reale esperienza in prima persona. Sono convinto che il cinema debba concentrarsi sulle emozioni, sulle belle storie, indipendentemente dagli escamotage tecnici.
Ma magari mi sbaglio. Ne riparliamo dopo aver visto questo.
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