La più grande vittoria del diavolo è far credere che non esista
25 November 2009 | 6 Commenti“La più grande vittoria del diavolo è far credere che non esista”. Questa frase di Paolo VI citata da don Marcello Cozzi nel suo libro “Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata“. Questa frase che chiude l’inchiesta che il collega e amico Vito Foderà ha fatto per Vanguard, lo show di inchiesta di Current, rappresenta molto bene i metodi utilizzati non di rado per sottacere affari scomodi.
Mi sono arrabbiato, e tanto, guadando questa inchiesta perchè ci ho visto molto di quello che sono. Ci ho visto molto di quello che ho passato negli anni in cui ho vissuto nella mia terra d’origine. E, come tanti altri, ci ho visto molte cose di cui non sapevo, di cui avrei voluto sapere, ma che mi sempre state negate.
La scorsa settimana, nel tentativo di portare all’attenzione di chi mi segue sul blog e sui social network, l’appuntamento di stasera con il Vanguard mi sono imbattuto in un commento lasciatomi su Facebook che mi ha fatto spavento. Superato questo ho riflettuto su cose che non ho mai voluto vedere fino in fondo.
Mi è stato chiesto da un amico come mai stessi in qualche modo supportando Current a fare un inchiesta che avrebbe messo in cattiva luce la mia terra. Come dire: i panni sporchi andrebbero lavati in casa.
La cosa mi ha spaventato perchè mi sono ritrovato a fare i conti con una mentalità purtroppo diffusa, capace di osteggiare le scomode verità che, anche se ci danno fastidio, ci troviamo a coprire per via di chissà quale orgoglio, di chissà quale senso di appartenenza che alla lunga si scopre deletereo per noi stessi che quella terra la viviamo e la amiamo ogni santo giorno.
Non metto in dubbio la bontà delle affermazioni di colui che mi ha scritto questo commento, ma purtroppo questo difetto di noi lucani non è che solo uno dei motivi che tanto spesso ci portano a essere così invisibili nella società civile, così poco conosciuti, così screditati nonostante, sono convinto, non ci sia nulla da invidiare a nessuno.
Il problema è che dobbiamo fare i conti con la realtà, la stessa che spesso tendiamo a sottacere, a nascondere per non fare brutta figura. Dobbiamo invece incazzarci, lottare affinchè venga fuori e serva per creare un posto migliore. Per noi stessi.
Trovo alcune parole di Vito a proposito di questa inchiesta, assolutamente calzanti. Parole che arrivano da un uomo del sud che con situazioni come queste ci ha avuto a che fare più e più volte.
Parlare di Sud ancora oggi impone una scelta a priori. Bisogna decidere in che chiave parlarne, a chi raccontarlo, perché. Il mezzogiorno d’Italia non è solo un luogo geografico, né un unicum definibile e ben identificabile. Esistono tanti sud, ognuno dei quali preferibile a seconda degli interessi di chi ne parla. [...] Ma c’è un Sud più importante di tutti gli altri, perché in esso convergono tutti i sud elencati e, soprattutto, i loro destini. E’ il sud dell’ecomafia. Quello fatto di politiche scellerate e conniventenze che hanno permesso, negli ultimi decenni, un assalto senza precedenti al territorio e all’ambiente. Punto di approdo dei veleni delle industrie del nord Italia e dell’Europa, zona franca per l’abbattimento dei costi di smaltimento di rifiuti, tossici e pericolosi. [...] Un sud di falde acquifere contaminate, vocazioni agrituristiche soffocate in virtù di interessi particolari, paesaggi alterati. Un sud sconosciuto, impossibile da monitorare. E’ il sud più importante perché è in questo sud avvelenato che vive, si ammala e muore una parte del nostro Paese. Perché la bomba ecologica è già esplosa e adesso la questione è decidere come decontaminare l’area, ricomporre i pezzi, salvare i resti. Indietro non si torna. E’ anche lo stesso sud che risponde all’omertà con la denuncia, al silenzio con la protesta, all’ignavia con la ribellione. E oppone alla violenza l%2
Si amici miei. L’isola felice di cui tanto ci vantiamo, alla fine, tanto felice non è. Ed io, da sempre orgogiosamente lucano, di questo non posso certo farmene un vanto. E mi fa male. Ma sento di dover denunciare tutto questo, pretendendo risposte da tutti quelli che pur sapendo, quelle risposte avrebbe dovuto darle tempo fa e che invece hanno taciuto per il proprio interesse. Le mie parole e i miei sentimenti riuguardo un’altra storia non tanto lontana, tornano quindi ancora una volta alla luce, provocandomi le stesse sensazioni. Il sentimento che ho provato vedendo quello che c’è sotto il coperchio della pentola non può che provocarmi quelle stesse sensazioni, quella stessa arrabbiatura.
Spero che qualcuno capisca fino in fondo quello che sto scrivendo. Spero di non dovermi più ritrovare solo a lottare contro i mulini a vento. Spero che l’orgoglio di un popolo cocciuto ma sincero, povero, ma fiero esca fuori e si riprenda ciò che gli spetta. Non ci sarà nessun messia questa volta, bisogna riprendere in mano la propria vita, mettersi insieme e urlare ancora più forte delle ipocrisie di chi ancora millanta promesse con la retorica dell’impossibile. A questo punto non c’è più niente da perdere. Sta solo a noi decidere il nostro destino.
E alla fine continuo, ripeto e ripeterò all’infinito rivolgendomi a tutti quelli che con me condividono la terra, il sangue e la passione per quello che abbiamo: dovete svegliarvi da questo torpore! Dovete reagire a quello che ci stanno facendo, a quello che stanno facendo ai posti magnifici in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere, al nostro lavoro, al nostro futuro. Dobbiamo far in modo che esca fuori quell’animo fiero e sincero che ci caratterizza, lo stesso che ha lottato per la liberazione delle terre, per le scorie di scanzano, per supportare altre mille cause che hanno portato un popolo dimenticato ad essere una cosa sola, a farsi sentire perchè cocciutamente testardo. Dobbiamo tornare ad essere una cosa sola. Dobbiamo amare ogni giorno quello che abbiamo e che, per colpa di qualcuno, stiamo perdendo giorno dopo giorno, un po’ alla volta, come fosse un tumore che ci corrode nel tempo. In questo caso la cura siamo tutti noi con la nostra capacità di guardarci un unico popolo, di far sentire la nostra voce, di lasciare l’omertà, di metterci la faccia e l’anima. Capaci di poter tornare orgogliosi di essere figli di una terra che non potremo fare a meno di portare sempre nel nostro cuore. Perché tutti noi siamo questo. Figli di una terra che ci è madre e come tale porteremo sempre con noi.
Qui potete leggere l’articolo completo di Vito.
Qui il sito di Rifiuti Connection, il gruppo su Facebook e il profilo su Twitter.





Un appello che come realtà associativa condividiamo appieno e sosteniamo non solo a parole, ma concretamente. Più volte ci siamo schierati a favore di queste annotazioni che rivelano un ngiusto sdegno per il trattamento sfrittatorio verso tutto il Sud Italia da parte dello Stato italiano nella connivenza delle istituzioni locali. Fa rabbia che ci sia poca opposizione da parte dei cittadini meridionali!
[...] Giovanni mi invita a guardare e a diffondere questo report realizzato da Current TV sui rifiuti in Basilicata. Io l’ho fatto e ora giro l’invito a voi. [...]
http://www.hyperbros.com/home/matera/524-basilicata-terra-di-rifiuti
Giovanni,devi leggere Carlo Vulpio, Roba Nostra, il Saggiatore.
e poi non posso fare che alzare la mano e dire “ci sono,amico”. e lasciarti parole che conosci già.
un abbraccio,vediamoci
Giò
“…So solo che il sud è una nostalgia dell’anima che non ti abbandona mai, che sa riconciliarti col mondo e allo stesso tempo metterti davanti a tutte le miserie, le meschinità e l’ignoranza di cui l’uomo è capace. Da donna, aggiungo, è capace di farti sentire allo stesso tempo madonna e sgualdrina, appendice di uomini che ti vorrebbero inchiodata al ruolo di moglie: poche possibilità di scegliere, mediare, condividere le incombenze della famiglia e dei figli. Eppure.
Di così tanto mondo, il sud rimane l’unico posto in cui, periodicamente, ritorno, con la speranza di dare qualcosa e la certezza di prendere, sempre…”
Lo vado a comprare subito. Grazie.
Da Provincia Matera via libera a bonifica Valbasento
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=294786&IDCategoria=12