Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni.
...o quasi.

McLuhan: trovato raro contributo audio

27 November 2009 | Commenta

Star Larvae ha trovato e digitalizzato da una cassetta un raro contributo di Marshall McLuhan del 1970.
Lo trovate ascoltabile qui.


La Carta dei cento per il libero WiFi

26 November 2009 | Commenta

Sono ovviamente felice di poter mettere la mia firma sull’iniziativa promossa da Alessandro Gilioli, Sergio MaistrelloRaffaele Bianco e tanti altri, per sostenere un appello contro il rinnovo della legge Pisanu. Supporto l’appello come responsabile New Media di Current e poi come Docente di Cultura dei Nuovi Media e blogger.  Ma lo faccio prima di tutto da cittadino, proprio quel cittadino che ha fortemente voluto il primo BarCamp del Sud Italia ormai 3 anni fa per sensibilizzare a proposito del Digital e Cultural Divide e della necessità, soprattutto in quelle aree del meridione, di avere sistemi infrastrutturali come la banda larga, il WiFi ed il WiMax.

Questa legge è semplicemente ridicola. Non solo perchè inutile e non rispettata, ma perchè blocca di fatto lo sviluppo di un ecosistema infrastrutturale per la creazioni di reti wireless aperte impedendo la nascita di nuovi servizi.

“Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet. [...] Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.”

Qui gruppo spontaneo WiFight su Facebook.

Domani l’appello sarà formalizzato anche sul numero dell’Espresso in edicola.


La più grande vittoria del diavolo è far credere che non esista

25 November 2009 | 6 Commenti

“La più grande vittoria del diavolo è far credere che non esista”. Questa frase di Paolo VI citata da don Marcello Cozzi nel suo libro “Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata“. Questa frase che chiude l’inchiesta che il collega e amico Vito Foderà ha fatto per Vanguard, lo show di inchiesta di Current, rappresenta molto bene i metodi utilizzati non di rado per sottacere affari scomodi.

Mi sono arrabbiato, e tanto, guadando questa inchiesta perchè ci ho visto molto di quello che sono. Ci ho visto molto di quello che ho passato negli anni in cui ho vissuto nella mia terra d’origine. E, come tanti altri, ci ho visto molte cose di cui non sapevo, di cui avrei voluto sapere, ma che mi sempre state negate.

La scorsa settimana, nel tentativo di portare all’attenzione di chi mi segue sul blog e sui social network, l’appuntamento di stasera con il Vanguard mi sono imbattuto in un commento lasciatomi su Facebook che mi ha fatto spavento. Superato questo ho riflettuto su cose che non ho mai voluto vedere fino in fondo.
Mi è stato chiesto da un amico come mai stessi in qualche modo supportando Current a fare un inchiesta che avrebbe messo in cattiva luce la mia terra. Come dire: i panni sporchi andrebbero lavati in casa.
La cosa mi ha spaventato perchè mi sono ritrovato a fare i conti con una mentalità purtroppo diffusa, capace di osteggiare le scomode verità che, anche se ci danno fastidio, ci troviamo a coprire per via di chissà quale orgoglio, di chissà quale senso di appartenenza che alla lunga si scopre deletereo per noi stessi che quella terra la viviamo e la amiamo ogni santo giorno.
Non metto in dubbio la bontà delle affermazioni di colui che mi ha scritto questo commento, ma purtroppo questo difetto di noi lucani non è che solo uno dei motivi che tanto spesso ci portano a essere così invisibili nella società civile, così poco conosciuti, così screditati nonostante, sono convinto, non ci sia nulla da invidiare a nessuno.

Il problema è che dobbiamo fare i conti con la realtà, la stessa che spesso tendiamo a sottacere, a nascondere per non fare brutta figura. Dobbiamo invece incazzarci, lottare affinchè venga fuori e serva per creare un posto migliore. Per noi stessi.

Trovo alcune parole di Vito a proposito di questa inchiesta, assolutamente calzanti. Parole che arrivano da un uomo del sud che con situazioni come queste ci ha avuto a che fare più e più volte.

Parlare di Sud ancora oggi impone una scelta a priori. Bisogna decidere in che chiave parlarne, a chi raccontarlo, perché. Il mezzogiorno d’Italia non è solo un luogo geografico, né un unicum definibile e ben identificabile. Esistono tanti sud, ognuno dei quali preferibile a seconda degli interessi di chi ne parla. [...] Ma c’è un Sud più importante di tutti gli altri, perché in esso convergono tutti i sud elencati e, soprattutto, i loro destini. E’ il sud dell’ecomafia. Quello fatto di politiche scellerate e conniventenze che hanno permesso, negli ultimi decenni, un assalto senza precedenti al territorio e all’ambiente. Punto di approdo dei veleni delle industrie del nord Italia e dell’Europa, zona franca per l’abbattimento dei costi di smaltimento di rifiuti, tossici e pericolosi. [...] Un sud di falde acquifere contaminate, vocazioni agrituristiche soffocate in virtù di interessi particolari, paesaggi alterati. Un sud sconosciuto, impossibile da monitorare. E’ il sud più importante perché è in questo sud avvelenato che vive, si ammala e muore una parte del nostro Paese. Perché la bomba ecologica è già esplosa e adesso la questione è decidere come decontaminare l’area, ricomporre i pezzi, salvare i resti. Indietro non si torna. E’ anche lo stesso sud che risponde all’omertà con la denuncia, al silenzio con la protesta, all’ignavia con la ribellione. E oppone alla violenza l%2

Si amici miei. L’isola felice di cui tanto ci vantiamo, alla fine, tanto felice non è. Ed io, da sempre orgogiosamente lucano, di questo non posso certo farmene un vanto. E mi fa male. Ma sento di dover denunciare tutto questo, pretendendo risposte da tutti quelli che pur sapendo, quelle risposte avrebbe dovuto darle tempo fa e che invece hanno taciuto per il proprio interesse. Le mie parole e i miei sentimenti riuguardo un’altra storia non tanto lontana, tornano quindi ancora una volta alla luce, provocandomi le stesse sensazioni. Il sentimento che ho provato vedendo quello che c’è sotto il coperchio della pentola non può che provocarmi quelle stesse sensazioni, quella stessa arrabbiatura.

Spero che qualcuno capisca fino in fondo quello che sto scrivendo. Spero di non dovermi più ritrovare solo a lottare contro i mulini a vento. Spero che l’orgoglio di un popolo cocciuto ma sincero, povero, ma fiero esca fuori e si riprenda ciò che gli spetta. Non ci sarà nessun messia questa volta, bisogna riprendere in mano la propria vita, mettersi insieme e urlare ancora più forte delle ipocrisie di chi ancora millanta promesse con la retorica dell’impossibile. A questo punto non c’è più niente da perdere. Sta solo a noi decidere il nostro destino.

E alla fine continuo, ripeto e ripeterò all’infinito rivolgendomi a tutti quelli che con me condividono la terra, il sangue e la passione per quello che abbiamo: dovete svegliarvi da questo torpore! Dovete reagire a quello che ci stanno facendo, a quello che stanno facendo ai posti magnifici in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere, al nostro lavoro, al nostro futuro. Dobbiamo far in modo che esca fuori quell’animo fiero e sincero che ci caratterizza, lo stesso che ha lottato per la liberazione delle terre, per le scorie di scanzano, per supportare altre mille cause che hanno portato un popolo dimenticato ad essere una cosa sola, a farsi sentire perchè cocciutamente testardo. Dobbiamo tornare ad essere una cosa sola. Dobbiamo amare ogni giorno quello che abbiamo e che, per colpa di qualcuno, stiamo perdendo giorno dopo giorno, un po’ alla volta, come fosse un tumore che ci corrode nel tempo. In questo caso la cura siamo tutti noi con la nostra capacità di guardarci un unico popolo, di far sentire la nostra voce, di lasciare l’omertà, di metterci la faccia e l’anima. Capaci di poter tornare orgogliosi di essere figli di una terra che non potremo fare a meno di portare sempre nel nostro cuore. Perché tutti noi siamo questo. Figli di una terra che ci è madre e come tale porteremo sempre con noi.

Qui potete leggere l’articolo completo di Vito.

Qui il sito di Rifiuti Connection, il gruppo su Facebook e il profilo su Twitter.


Maratea e la nave dei veleni

25 November 2009 | Commenta

Le sonde della nave Mare Oceano, ingaggiata dal Ministero dell’Ambiente e dalla Dna, non rinvengonoal largo di Maratea alcun relitto contenente materiale radioattivo.
Il Ministero dell’Ambiente e la Dna ha disposto i rilievi sui fondali tirrenici dove si presume giacciano le “navi dei veleni”, in base alle dichiarazioni del pentito di ’ndrangheta Francesco Fonti.
I primi rilievi ministeriali sono stati effettuati il 27 ottobre scorso al largo di Cetraro, per verificare la presenza del relitto Cunski rilevata il 12 settembre dalla nave Copernaut, incaricata dalla Regione Calabria.
Le misurazioni della Mare Oceano rivelano la presenza non del Cunski ma della nave passeggeri Catania, affondata nel 1917 e priva di carico di materiali tossici.

Guardate, se volete, l’inchiesta sulle Navi dei Veleni che ha fatto scoppiare il caso.


Post Molle

25 November 2009 | 2 Commenti

La discussione in corso (tutta italiana) sulla “Blogosfera Molle“, è tanto interessante quanto in realtà la presa di coscienza (l’ennesima) che la blogosfera italiana non è altro che una rappresentazione della società in cui viviamo. La cosa è abbastanza palese e dopotutto, antropologicamente parlando, più che normale. Giuseppe lo ha solo ri-detto chiaramente identificando dei fattori che potrebbero essere la causa di questo “provincialismo blogosferico”.

C’è un passaggio interessante, ma noto a chi segue e analizza i Media. L’agenda Mass Mediatica, dice Granieri, è talmente influente che la blogosfera ne subisce appieno l’effetto, annullando di fatto quel valore aggiunto che all’estero (ma non ovunque e non per tutti) ha portato i blogger ad avere un ruolo importante nel dibattito della società in cui vivono.
La cosa divertente è che per quelli che in qualche modo coi Mass Media ci hanno a che fare, essere “cresciuti” nella blogosfera italiana non può che aver gettato una serie di anticorpi capaci di affrontare serenamente le stesse dinamiche blogosferiche “da bar” che tutti i giorni si affrontano (se pur con altri strumenti) leggendo i giornali o le agenzie. Così quando qualcuno scrive qualcosa di non gradito, e ti vedi subito dopo un attacco diretto a tutta pagina da chi lo considera “dall’altra parte” (rispetto a cosa?) per poi essere attaccato anche da chi si risente un po’ per quelle parole pur essendo (così pensano loro) “dalla stessa parte” (ma ci dev’essere sempre e per forza una parte?), beh, ti rendi conto che la blogosfera non è semplicemente “influenzata”, funziona spesso e volentieri allo stesso identico modo, è intrisa di quelle dinamiche. Ed è davvero un casino perché questo succede tutti i giorni tra giornali e TV, TV e giornali, Radio e Giornali, e così via.

Certo in Italia non credo vedremo mai cose di questo tipo, ma, ripeto, è più che normale dal mio punto di vista e non c’è da considerarsi “diversi”. Siamo solo quello che noi stessi ogni giorno contribuiamo ad essere.


Lewis PR spiega Twitter

23 November 2009 | Commenta

Dico solo che pagherei per fare riunioni così. Poche chiacchiere e subito al succo.

http://www.lewispr.com/


Tutto quello che fa male ti fa bene

20 November 2009 | Commenta

La generazione nata negli anni ’90 è cresciuta in un ambiente pienamente digitale: internet, videogiochi, smartphone, social network sono per I nativi digitali pane quotidiano, parte integrante della loro vita.
Chi sono I figli della Rete, e quanto sono diversi dai loro padri?
Quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale?

Compaiono in puntata:

  • Dr. Gary Small (Neuroscienziato, UCLA)
  • Howard Rheingold (Insegnante e saggista, Stanford University)
  • Giovanni Boccia Artieri (Prof. Nuovi Media, Università di Urbino “Carlo Bo”)
  • Paolo Ferri (Prof. Tecnologie dell’Insegnamento, Università di Milano “Bicocca”)
  • Antonio Fini (Prof. Tecnologie dell’Educazione, Università di Firenze)

Fonte


What’s happening?

20 November 2009 | Commenta

Quelli attenti stamattina se ne saranno accorti. Twitter ha fatto un piccolo grande cambiamento. Non chiede più agli utenti a cosa stanno pensando, ma “What’s happening?”, “Cosa sta succedendo?”.

Un chiaro passo verso  il ripensamento della piattaforma in termini di piattaforma informativa, anche se di fatto lo è già.

Questo significa che, insieme ad altre strategie, è abbastanza chiaro ormai il passo che si prenderà per monetizzare la piattaforma.