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...o quasi.

Sud, fuga dell’anima

30 August 2009 | Commenta

Da una nota di Giovanna su Facebook che sento il dovere di condividere, per la bellezza delle parole, ma soprattutto per la vicinanza degli ideali e delle emozioni che questo post trasuda.
Questo siamo, piaccia o no.

Non chiedetemi di scegliere, né di riflettere per l’ennesima volta sulle differenze nord-sud, sui costi-opportunità del vivere qui o lì, su dove scommettere e sacrificare, su dove aggiungere e cosa togliere. Se “tutto il mondo è paese”,o se la questione meridionale sia ancora in piedi, come cinquant’anni fa, a guerre finite. Ho poche certezze: vivo lontana dalla Basilicata da 11 anni, per una scelta che nel tempo diventa via via più ragionata, consapevole, con tutti i suoi pro e i contro. Anni di studio, incontri straordinari e mediocri, amori (possibili e non), distanze, nostalgie e piccoli successi che mi hanno spinta sempre un po’più in là. Cerco di non sedermi, non sentirmi mai arrivata da nessuna parte, davanti a nessuna scrivania, davanti a nessun nuovo capo. Questa ostinata ambizione mel’ha trasmessa la mia terra, ormai lo so. E se potessi scegliere se vivere qui o a mille chilometri di distanza, non so ancora cosa sceglierei. Ho forse superato il senso di colpa di chi parte e si sente traditore. Trovo legittimo andare a prendersi ciò che manca anche lontano, se necessario. Amo pensare che il mio “orgoglio lucano” stia nel rimanere fedele a me stessa, ai valori con cui mi hanno educata e a tutto quello che ho respirato sin da bambina. La lealtà, il senso del dovere dei miei genitori, l’onestà intellettuale come guida, regalo di alcuni, rarissimi, insegnanti, la gratuità, l’essere ben disposti verso il prossimo. Valori. Che mi fanno sentire fedele a me stessa se in un gruppo di persone rimango quello che sono, anche se potrei essere percepita ingenua, o molto vicina allo stereotipo di donna cresciuta in provincia e partita in cerca di fortuna, invece che a quello di donna in carriera. Partire anche per imparare ad andare oltre quello che pensa la gente, rompere gli schemi, sentirsi vivi, col proprio bagaglio di ricordi, tradizioni, amici d’infanzia che stanno lì e ti rassicurano, ti sostengono, anche solo nel ricordo di una foto sulla spiaggia a vent’anni. Ma tu, insieme a un po’ di solitudine che ti fa guardare dentro e ti insegna a capire chi sei, cosa togliere e cosa tenere, dove andare.
Tornare: quando il calendario dice che è tempo, e in effetti quando il cuore sente che è ora. Trovare i genitori che invecchiano e sentirsi di nuovo egoisti, irriconoscenti. E dall’altra parte indipendenti, liberi. Non mi piace inveire contro la classe dirigente, obsoleta, ignorante. Mi disgusta il pensiero comune che sia sempre colpa degli altri se le cose non vanno, se la gente fa la valigia. “Qui non c’è niente”, ma anche “A lavorare al nord per 1200 euro non ci vado” (troppo duro stirarsi la camicia da soli e vivere senza troppi egi). Allora? Allora credo fermamente che non è vero che solo i migliori se ne vanno; molti restano, divincolandosi tra clientelismi, giochi sporchi della politica e dando vita a cosa belle, che non esistevano. Rimanendo con le radici ben salde. Allora è possibile, eccome. Ha un prezzo alto da pagare.
So solo che il sud è una nostalgia dell’anima che non ti abbandona mai, che sa riconciliarti col mondo e allo stesso tempo metterti davanti a tutte le miserie, le meschinità e l’ignoranza di cui l’uomo è capace. Da donna, aggiungo, è capace di farti sentire allo stesso tempo madonna e sgualdrina, appendice di uomini che ti vorrebbero inchiodata al ruolo di moglie: poche possibilità di scegliere, mediare, condividere le incombenze della famiglia e dei figli. Eppure.
Di così tanto mondo, il sud rimane l’unico posto in cui, periodicamente, ritorno, con la speranza di dare qualcosa e la certezza di prendere, sempre.


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5 August 2009 | Commenta