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Il nuovo dibattito politico: 4 anni dopo

14 April 2009 | Commenta

Giuseppe Granieri, in un articolo dell’ottobre 2004 su Internet.pro scrisse a proposito del dibattito politico ai tempi di Internet:

[...] a essere diversi sono i modi e i tempi del dibattito politico. Innanzitutto, al di fuori della Rete ci si scontra con un’ormai cronica incapacità delle nostre democrazie di coinvolgere i cittadini sui temi politici. Ovunque si lamenta indifferenza e si annota che la maggior parte degli individui è incapace di inquadrare i problemi e di ricostruire anche solo i temi più importanti. La comunicazione dei politici, sfruttando una lacuna strutturale dei media tradizionali e la carenza di attenzione del pubblico, ormai è strutturata per «lavorare» su un’audience senza memoria, su cui hanno influenza solo le affermazioni di oggi e delle ultime ore. Inoltre le nostre società globali sono complesse e i temi politici sono spesso ancora più complessi.
I media tradizionali sono obbligati a raccontarli in maniera esageratamente semplificata, per una questione di larga audience e di tempi disponibili. Le voci
del dibattito politico ufficiale sono citate per slogan, poiché la par condicio obbliga le televisioni a dar voce a tutti e lo spazio a loro disposizione non è infinito.

La Rete, a differenza degli altri media, ha memoria e la memoria viene utilizzata comunemente per confrontare l’oggi con la Storia, recente o lontana. Il Web, che oggi milioni di individui possono leggere e scrivere, consente di avere spazio per argomentare e criteri di selezione molto differenti, il che porta a
una personalizzazione totale del livello di approfondimento e della scelta dei temi da approfondire. Inoltre, poiché ci sono molti insider che utilizzano il
Weblog, e poiché moltissimi individui sono in grado di aggiungere competenze e sensibilità culturali al dibattito (e all’evoluzione della conversazione su un tema) si genera un approccio molto diverso da quello cui siamo abituati.

Tim Dunlop [evatt.labor.net.au/publications/papers/91.html], analizzando il ruolo dei Weblog, parla di nuovo status di «intellettuali pubblici» per i singoli
individui: «Se l’obiettivo è stabilire nuove e migliori connessioni con i cittadini, bisogna anche trovare il modo di permettere ai cittadini di interagire e di contribuire alla creazione della conoscenza sociale […] e non solo costruire dei consumatori della conoscenza di intellettuali che si immaginano se stessi come “pubblici” e il cui scopo è solo “persuadere”. […] Non sto dicendo, alla Monty Python, che “siamo tutti intellettuali”. Anzi, sto dicendo che la distinzione tra “l’intellettuale” e il cittadino è spesso esagerata e tende a essere antidemocratica, assegnando alla massa il ruolo di spettatore passivo
in moltissimi dibattiti sociali.»

A distanza di 4 anni, trovo ancora in queste righe una lacerante verità. L’analisi dei fatti e delle parole del Web e della TV del dopo terremoto mi porta ancora a pensare che la distanza dal circo mediatico creato di fatto dalla nascita dei canali terrestri commerciali e successivamente dalla scesa in campo di Silvio Berlusconi, sia lungi dall’essere colmata.



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