Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni.
...o quasi.

La mappa del Se in un’ambigua rappresentazione di un probabile presente

28 July 2008 | 4 Commenti

Teorie, scontri, utopie e proiezioni sulla rete. Da quando è diventato “di massa” il medium del medium ha attirato lo sforzo interpretativo di centinaia di intellettuali e polemisti. Risultato: un variegato manipolo, ogni giorno crescente, di serissimi studiosi, giornalisti, intellttuali e brillanti cialtroni, ha dato vita in questi 15 anni a un groviglio di letture della più grande piattaforma di espressione e comunicazione mai esistita. Abbiamo provato – senza nessuna pretesa di esaustività e con una buona dose di ironia – a dare un ordine a questo manipolo di idee in movimento in una mappa pubblicata oggi su Chips&Salsa, inserto tecnologico del manifesto.

Così si apre l’articolo di Visionpost a proposito delle “scuole di pensiero” che stanno veicolando l’impatto sociale e culturale dell’Internet nella cosidetta “società moderna”.

Grazie alla creazione di questo bellissimo quadro sono riuscito a rispondere ad una domanda che mi ponevo da anni e che secondo le mie stime avrebbe ottenuto una risposta fra circa 20/30 lustri. La domanda è semplice ed è frutto della mia morbosa curiosità verso ciò che accadrà.

Molti di noi sono ben coscienti che noi (coloro che stanno vivendo questo preciso periodo storico) verremo rappresentati in futuro come quelli che hanno vissuto la rivoluzione più grossa della storia dell’umanità, quelli che hanno vissuto la transazione “dall’atomo al bit“.

Quello che mi sono sempre chiesto è come verremo rappresentati nei libri di storia del futuro.

Grazie alla capacità della società moderna di rendere obsoleto ciò che veniva considerato novità solo poco tempo fa e grazie alla progressiva accelerazione del concetto di tempo che Internet ci costringe a vivere, oggi ho avuto un anticipazione della risposta alla mia domanda. Quella previsione si è accorciata di circa 15 anni e questo mi fa riflettere sempre più sull’idea di “tempo” che, con il passare degli anni, diventa sempre meno quantificabile e prevedibile, trasformando tutto il futuro in una buona approssimazione del presente. Come nel cinese, dove il futuro (la rappresentazione sintattica del futuro delle cose o degli eventi) non esiste, ma viene trasformato in una ambigua rappresentazione di un probabile presente, in cui il contesto domina la sintassi.

In questo senso il lavoro degli storici viene fatto dai contemporanei e così ci ritroviamo a descrivere noi stessi.

La più bella definizione del quadro ritratto nell’articolo di Visionpost credo l’abbia data Giuseppe:

E’ una mappa sintetica, ma utilissima per ricostruire un contesto in cui, come sa chi passa da queste parti ogni tanto, parliamo tutti della stessa cosa ma non siamo necessariamente tutti dentro la stessa conversazione.

Il bello è che senza l’ “Intelligenza connettiva“, (quella che prima del bit veniva considerata “collettiva” e prima ancora chiamata non intelligenza, ma “inconscio“), tutta questa “coscienza” di Se (e intendo il Se “collettivo”) non sarebbe esistita.

La cosa curiosa ed interessante è che in questo modo ci si trova a esprimere giudizi collettivi su un Se altrettanto collettivo, generando riflessioni condivise, discussioni globali e di conseguenza probabili stravolgimenti di quello che sarebbe dovuto essere il futuro senza la presa di coscienza del “Se collettivo”.

A questo punto la mia domanda originaria sul futuro torna a non avere una risposta, ma forse ho portato a casa qualche risposta in più sul presente.


Microblogging for Dummies

25 July 2008 | Commenta

Con il tempo, le applicazioni pensate e create inizialmente per il Web si sono diffuse anche su dispositivi mobili, che nel frattempo hanno subito una radicale trasformazione sia nel software che nella capacità connettiva. Si è concretizzato il sogno di Howard Rheingold di essere “Always On” e quindi le applicazioni si stanno adattando anche all’utilizzo mobile. Una delle applicazioni che per prima ha sfruttato questa possibilità, riscuotendo un enorme successo è Twitter.

Si tratta di una piattaforma di microblogging creata da Evan Williams di Odeo. Un blog minimale quindi contenete solo il messaggio e che è stato pensato per segnalare alla propria lista di amici cosa si sta facendo o cosa si sta per fare, dove si è o dove ci si stia recando.
Questo messaggio di status viene segnalato ai nostri contatti, o per meglio dire a quelli che ci hanno aggiunto come contatto, attraverso il sito di Twitter, istant messenger o via SMS. La visualizzazione dei messaggi avviene attraverso diversi canali: Web, Istant Messanger, SMS o attraverso il badge che si può inserire sul proprio sito Web e che indica gli ultimi aggiornamenti. C’è un limite però nell’utilizzo di Twitter: il numero di caratteri a disposizione. I messaggi che si lasciano infatti, non devono superare i 140 caratteri, dando vita ad un tipo di comunicazione molto simile a quella degli SMS.
Il micropost di Twitter è quindi a tutti gli effetti crossmediale e deve far fronte alle differenze tra le fruizioni. Il messaggio non è infatti univoco e può essere influenzato anche dal mezzo stesso. Ne è un esempio l’instant messaging che, per deformazione e per semplicità intrinseca, favorisce l’invio di messaggi in modo frequente.

Al contrario i micropost composti via cellulare saranno più ragionati e più completi. Questo crea dei problemi soprattutto dal punto di vista di chi legge i micropost via Web o via SMS: la natura di un messaggio cambia dalla fase di scrittura a quella di lettura ponendo dei limiti di conversazione. La crossmedialità apre le porte anche a una molteplicità di contenuti che vanno dall’aggiornamento in tempo reale all’intrattenimento, dall’informazione alla pubblica piazza.

Twitter è sicuramente il “Re” indiscusso delle piattaforme di microblogging e vanta una comunità enorme sparsa in tutto il mondo. Google, come al solito, ha cercato di fare qualcosa per accaparrarsi questa fetta di mercato e il 9 ottobre 2007 ha acquistato Jaiku, una piattaforma di microblogging nata nel febbraio 2006 in grado di offrire alcune funzioni in più.
La differenza sostanziale con Twitter è la possibilità di commentare i post altrui quindi di tenere traccia delle conversazioni, ma Twitter sembra dominare ancora la scena.

Si sta affacciando in maniera aggressiva (come spesso accade), una piattaforma più simile a Jaiku che a Twitter, ma che risulta più complicata e che richiede più conoscenza pregressa da parte di chi lo usa. Un ibrido tra un aggregatore e una piattaforma di blogging. Questa piattaforma si chiama FriendFeed ed è stata creata da un ex dipendente di Google. In questo caso sono in pieno accordo con Sergio.

Personalmente ritengo che Twitter rimanga ancora la migliore piattaforma del genere e che continui ad avere così tanto successo proprio per via della sua semplicità ed immediatezza. Molto spesso si cerca di aggiungere funzionalità, ma si perde in usabilità.

Il grosso problema di queste piattaforme è il modello di business che, a distanza di tre anni dalla loro nascita, non è ancora ben definito. La pubblicità è sicuramente una delle soluzioni, ma si sta cercando di capire come adattarla al mezzo.


Arriva il Geek Show: no more excuses

22 July 2008 | 7 Commenti


GEEK SHOW

Come portare la rete in TV? Come evitare che si continui a diffondere un’idea distorta del Web e di chi lo vive? Come evitare che si continuino a trattare gli spettatori come bimbi a cui fare la lezioncina sulla tecnologia?
Ci sono diversi modi. Uno, ad esempio, è quello di Marco.
Anche noi di Current ci stiamo provando e lo stiamo facendo mettendo in TV persone che ne sanno davvero.
Il Geek Show è in arrivo e da settembre inizierà a inglobare la rete italiana, quella che le redazioni “classiche” non conoscono, quella che non viene mai citata o non appare, quella che però pensa ed esiste.
Noi vogliamo dare spazio proprio a questa parte della rete e presto ci saranno delle belle novità proprio in tal senso, ma per ora mi limito ad invitarvi alla visione del Geek Show, GIOVEDI’ alle 22 su Current. Presto inizieremo anche a creare contenuti ad-hoc per la rete in modo che lo show diventi un perenne work in progress ed in modo che riesca a parlare costantemente con tutti voi.
Lo Show è solo l’inizio di un processo che ci porterà a integrare sempre di più la rete e la TV.
Gli strumenti ci sono.
Inutile dire che ogni parere, commento, suggerimento o critica è ben accetta.

CONTROPROGRAMMAZIONE

Approfitto anche per segnalarvi che oggi, dalle 15.00, in ufficio con noi sarà presente Frank, per assistere alla diretta (che andrà naturalmente in onda su sky) e fare un po’ di controprogrammazione Live con RadioPodcast. Seguiteci direttamente dalla sezione LIVE NOW presente sul blog di Frank e se avete suggerimenti, domande da girare allo staff o semplici curiosità non esitate a scriverci direttamente nei commenti di questo post oppure all’indirizzo mail mystyle[at]netsons.org. Vi ricordo che sarà possibile seguire il live collegandosi a questa pagina grazie a Mogulus.


The hidden side of Italy

18 July 2008 | Commenta

birds of basilicata

In questi mesi sto ripentendo agli amici americani quanto l’Italia “nascosta” meriti di essere vista, vissuta, perchè custode ancora di quelle tradizioni, paesaggi e sentimenti popolari liberi da logiche meramente turistiche.

C’è un’Italia nascosta ed è quella fatta di tutte quelle mete che non sono le classiche (Venezia, Roma, Firenze, etc..).

Io continuo a far uscire l’immagine di un’Italia diversa, quasi “nascosta”. Un’Italia non si vede da fuori, ma che merita assolutamente di essere vissuta.
Continua a leggere… »


Gates vs Jobs: decidete voi il vincitore

18 July 2008 | 2 Commenti

A Current ce la mettiamo tutta ad essere seri…ma talvolta non ce la si può proprio fare. :P
Vi consiglio di vedere le altre creazioni dei ragazzi di SuperNews.
Enjoy!


Emmy Awards: 3 nomination per Current TV

15 July 2008 | 1 Commento

Apro la mail e scopro che Current ha ricevuto 3 nomination agli Emmy Awards.

Current ha ricevuto tre nomination per gli Emmy Awards nelle seguenti categorie:

1) New Approaches to New & Documentary Programming: Arts, Lifestyle & Culture
TV Free Burning Man

2) New Approaches to New & Documentary Programming: Current News Coverage/
Mogadishu Madness

3) New Approaches to New & Documentary Programming: Documentaries/
From Russia with Hate

Per chi non sapesse di cosa si tratta ecco la voce di wikipedia Italia:

I Premi Emmy (Emmy Awards) sono riconoscimenti dedicati alla produzione televisiva statunitense, rivolti in particolare al settore dell’intrattenimento.

Gli Emmy presentano tre organizzazioni diverse :

* La Academy of Television Arts & Sciences premia l’intrattenimento nazionale in prime time (escluso lo sport);
* La National Academy of Television Arts & Sciences premia programmi di news e sport oltre ai documentari;
* La International Academy of Television Arts & Sciences premia le produzioni provenienti dai paesi al di fuori degli Stati Uniti.

I premi più famosi sono i Primetime Awards (dei quali alcuni sono chiamati “Creative Arts Emmys”) e i Daytime Emmy Awards.

Se volete i dettagli sulle nomination potete andare qui:

http://www.emmyonline.org/news/

Le congratulazioni vanno sia ai nostri colleghi che hanno reso possibile tutto questo, ma anche e soprattutto a voi che contribuite a far crescere questo successo.


Ricambio generazionale e fighismo percepito

14 July 2008 | Commenta

La prima volta che l’ho sentita, questa storia dei giovani che dovrebbero prendere il potere e salvare la situazione perché guarda com’è ridotta l’Italia, ero giovane. Il bello è che erano giovani pure loro. Magari un giorno lo racconteremo ai nostri nipoti: sai, piccino, io ho visto un tempo in cui i giovani erano giovani. Il primo sospetto mi venne quando Mario Adinolfi smise di parlare di “under qualche cosa” (non dico 30, ma almeno 40), e cominciò a parlare di “nati negli anni Settanta”. Aveva capito, il saggio, che a perorare la causa dei trentenni al potere si rischia di ottenere qualche risultato quando per i propri, di trent’anni, è troppo tardi. Nel frattempo, da quei giorni in cui i giovani che vogliono al potere i giovani erano ancora giovani, ci sono state un paio di primarie. A quelle per il candidato premier del centrosinistra alle penultime elezioni, si candidò Ivan Scalfarotto. A quelle per il segretario del PD, si candidò lo stesso Adinolfi. Presero una dozzina di voti cadauno. Ora, io sono femmina e anche piuttosto tonta per essere una femmina e per carità di politica ne capisco persino meno che di calcio, quindi spiegatemelo come se avessi cinque anni: se ti candidi e nessuno ti vota, la questione non è più che non hai l’opportunità, la questione è che non hai il consenso, e se non hai il consenso, in politica, mi spieghi un po’ dove vai?
Io ho un’impressione, che con le premesse di cui sopra è sicuramente sbagliata e non vedo l’ora venga smentita dalla realtà, ma per ora è stata rafforzata dalla rivendicazione generazionale (che il dio delle parole mi perdoni) che ieri Luca Sofri ha pubblicato sul suo blog. Un esercizio (di stile) d’umiltà, in cui si dicono come fossero normali cose come “sai benissimo che la politica è difficile, e se ti mettessero in mano un ruolo domani combineresti dieci casini il primo giorno”, che detto da uno che però sta chiedendo glielo affidino, quel ruolo, dev’essere la traduzione del “Sappiamo dove porta l’esperienza: Dick Cheney aveva esperienza” di Barack Obama. Lo so anch’io che Obama ha vinto le primarie e bisogna dire che vuoi mettere rispetto a Hillary (salvo poi non votarlo alle elezioni vere, perché suvvia), così come bisognava votare per i gruppi a cappella a X factor (salvo poi non comprarne un disco mai, perché suvvia) e bisogna dire che Veltroni è comunque un miglioramento rispetto a Prodi perché, suvvia, almeno è amico di George Clooney: lo chiamerei “fighismo percepito”, e non potrei dire d’esserne immune. Anch’io voglio fare la scelta più cool, figuriamoci, pure se si tratta di votare gente che brandisce la costruzione di “decenni di conoscenza del mondo che metà dei ministri ombra se la sognano” lasciandoti col sospetto che in italiano tal vanto si traduca “Noi sappiamo cos’è Facebook, e voialtri no.” Siccome bisogna essere ipercool come Lester Bangs per godere dell’essere uncool, e qua mi pare che siamo tutti piuttosto lontani da quei livelli, io non chiederò dove diavolo stiano tutti ’sti giovani geni incompresi (e quando intendano portare alla politica un contributo che vada oltre lo strepitare “Adesso tocca a noi” come sui campetti da piccini.) Non lo chiederò perché Luca Sofri ha già spiegato a tutti noi quanto sia scema la domanda: “I giornali hanno raccontato di centinaia di giovani in gamba in molti campi. Ma a chi voglia ancora farla, la risposta è: Ovunque, intorno a voi; se solo frequentaste il mondo e non solo quel che ne leggete sui giornali” – tantomeno chiederò a Luca Sofri se allora a ’sti giornali bisogna dare retta come alla riga prima o buttarli e uscire a prendere aria come alla riga dopo. Chiederò solo una spiegazione tecnica, che smentisca la mia impressione sbagliata. Se Gianni Cuperlo a 46 anni è il portavoce del disagio dei giovani; se Luca Sofri a 43 anni si batte per il ricambio generazionale perché “ce ne sono di formidabili, tra i trentenni italiani”, essi lo fanno in nome di terzi o del proprio fanciullino interiore? Prima o poi, è la mia impressione fallace, il ricambio della classe dirigente in Italia dovrà esserci per forza, per sopravvenuti decessi – e toccherà ai giovani, non ai giovanili. Il problema – è la mia impressione certo errata – è che i rappresentanti di una certa fascia di popolazione, diciamo quella tra i 35 e i 45 anni, hanno capito che quando toccherà ai giovani non toccherà a loro, si sono resi dolorosamente conto che il potere da queste parti salterà un giro, e quel giro è il loro. Prima o poi ci saranno dei trentenni al potere, in Italia, e quei trentenni non saremo noi (non lo siamo già più). C’è da dire che questo ci lascia molto tempo per lamentarci brillantemente sul blog.

Fonte: Leftwing


Un pezzo d’Islanda a Milano

13 July 2008 | Commenta

Uno spettacolo che non avrà eguali. Il palco ed il cielo erano uniti. I lampi andavano a ritmo di musica. Niente tuoni, per non disturbare le vibrazioni eteree e intime presenti nell’area. Niente pioggia per non far andar vie le lacrime di commozione che calavano dai visi di molti. Silenzio e concentrazione per un esperienza di musica emozionale.

In due parole: Sigur Rós.