Un messaggio in una bottiglia che parla a tutto l’oceano
14 December 2007 | 4 CommentiOggi una giornata che non dimenticherò facilmente. Avere Bruce Sterling, Derrick de Kerckhove, Giovanni Boccia Artieri, Mauro Lupi, Sergio Maistrello, Roberta Milano, Antonio Sofi e Giuseppe Granieri (anche se qui è di casa) tutti insieme a Matera mi fa un certo effetto. Potrei affermare senza esagerare che questo è il più bel regalo di Natale che mi potevo asppettare (e in efetti sta nevicando).
Finalmente qualcuno sta inziando a capire che lo sviluppo di questa terra di cui non si può non rimanere affascinati, deve prendere direzioni alternative. La produzione di beni materiali si è spostata altrove, ma questo, come ben sappiamo, non è un “problema” solo nostro. Bisogna puntare su qualcosa di diverso e, anche se con un po’ di ritardo, ce ne stiamo rendendo conto.
Siamo in un periodo storico in cui l’unico limite è l’immaginazione delle persone, ma sono solo loro che possono dare un valore aggiunto ad un economia territoriale alternativa.
Non possiamo più prescindere da una logica di collaborazione a 360°. L’unico modo per competere con il resto del mondo, come dice Bruce Sterling, è sviluppare quello che sappiamo fare meglio. In un territorio come questo infatti, non si può pensare di investire in cose diverse dal turismo, dalla cultura, dalla tecnologia e dalla sostenibilità,
Bruce afferma che non dobbiamo far altro che riprendere quella logica che i nostri avi ci hanno tramandato e farla rifiorire. Personalmente sono daccordo con lui, anche perchè se ci siamo noi (e chi è materano lo sa) è perchè si è sempre lavorato in un’ottica di collaborazione e cooperazione.
Vi faccio qualche esempio.
Fin dai cosiddeti tempi bui del medioevo infatti, l’uomo meno abbiente è stato privato delle proprie libertà, dei propri diritti e della propria dignità, costretto a subire continue razzie dai popoli invasori, a sottomettersi alla volontà dei signori che lasciavano ai loro valvassori lo stretto necessario per sopravvivere.
Questa visione negativa della società medioevale nasce fondamentalmente dall’avvento, nel IX secolo, della società feudale in cui le divisioni sociali erano forti e caratterizzate da rapporti politici basati sulla fedeltà personale e sulla concessione di terreni.
I Conti diventarono i possessori fondiari più importanti, sia per le proprie terre in allodio, sia per le terre concesse in beneficio, da parte del re o di un altro signore più potente, cui si legavano. Questo comportava la carica di signore fondiario di vaste curtes, che lo rendeva responsabile di una giustizia nelle sue terre di tipo signorile che proprio egli nella tutela dell’ordinamento tradizionale, doveva combattere. In tal senso, i continui capitolari del re e gli appelli inviati tramite i suoi emissari (i missi dominici) erano indirizzati ai conti nella necessità di richiamarli al rispetto delle consuetudini popolari nelle loro proprietà, e in favore delle comunità sottoposte al patronato di altri signori, nell’ambito della sua potestà.
In una società così stratificata, i contadini erano la classe sociale meno fortunata, costretti a lavorare duramente per pagare i tributi imposti dal vassallo, spesso corrispondenti a buona parte dei beni prodotti utilizzando le coltivazioni feudali.
Nonostante la struttura sociale fortemente gerarchizzata, un primo grosso aiuto alle classi sociali meno abbienti, nonché esempio di lavoro collettivo fu portato dall’introduzione dell’Allodio, un terreno comune messo a disposizione della comunità in cambio di una piccola tassa sull’usufrutto dello stesso.
Il contadino aveva così la possibilità di usufruire di un bene collettivo, condiviso, messo a disposizione di una precisa comunità per l’appagamento della stessa.
L’ Allodio ha rappresentato un esempio importante, una “zona franca” condivisa, accessibile ma non di proprietà di chi ne traeva vantaggio. Il lavoro comune, l’utilizzo collettivo delle stesse risorse, la somma di tanti piccoli sforzi personali, portò grandi vantaggi per la comunità che, di fatto, innalzò la qualità della vita permettendo di soddisfare il bisogno primario dell’epoca: sopravvivere.
Il concetto di Allodio si è evoluto con il passare del tempo pur rimanendo una metodologia di lavoro applicata in numerosi campi e situazioni. Con il lavoro collettivo, la cooperazione si è dimostrata, quindi, capace di portare vantaggi enormi, soprattutto in un epoca in cui le libertà erano limitate. Più tardi, William Penn, promotore dell’idea del “santo esperimento” e maggior ispiratore delle comunità Amish, in linea con altri analoghi esperimenti, volle fondare un modo differente di vivere basato sul rispetto e sulla amorevole collaborazione tra persone differenti perché rese uguali dall’atto creativo di Dio. Negli Stati Uniti esistono ancora oggi comunità di Amish, che vivono al di fuori del mondo occidentalizzato senza cioè alcun supporto tecnologico, basando il proprio sostentamento sul lavoro di comunità, sul lavoro collettivo, ritenuto importante soprattutto come veicolo di aggregazione umana, fonte di benessere sociale. Gli Amish infatti, vivono come contadini e artigiani in campagne che tengono gelosamente libere dalle intrusioni della civilizzazione.
L’elettricità non è ammessa, poiché rovina la naturalezza del creato e la semplicità del vivere, mentre fonti alternative (come il vento, il sole, l’acqua) sono le principali fonti di approvvigionamento energetico (evidentemente ci hanno sempre visto lungo).
La comunità stessa si fonda sul reciproco aiuto che, tra l’altro, rende superflue assicurazioni o fondi pensionistici. Se un ragazzo deve andare dal dottore e il padre non ha di che provvedere, la cassa della comunità se ne prenderà cura, così come, allo stesso modo, interviene di consueto per costruire le nuove case delle giovani coppie o per aiutare le famiglie in difficoltà per spese straordinarie come un incendio o raccolto perduto.
Un altro esempio eclatante è quello degli Inuit, popolo dell’Artico discendente dei Thule. Se non fosse per la loro organizzazione sociale non gerarchica, ma paritetica e fortemente collaborativa, non riuscirebbero a vivere nelle regioni costiere artiche e subartiche dell’America settentrionale e della punta nord orientale della Siberia, regioni tra le più inclementi della terra. L’organizzazione della società infatti, si basa sulla solidarietà fra villaggi. La proprietà è per la maggior parte collettiva.
Senza questa fondamentale organizzazione, e ad alcuni particolari accorgimenti e stratagemmi, sarebbe impossibile per l’uomo sopravvivere alle rigide temperature e alla costante precarietà delle fonti di approvvigionamento.
Questa loro forte senso di aggregazione, li ha portati a tutelarsi e salvaguardare le origini e l’integrità del loro popolo, costituendo la ICC, un’organizzazione non governativa e plurinazionale, a salvaguardia della propria cultura, che rappresenta 150,000 persone abitanti nei territori di Canada, Groenlandia, Alaska, Russia.
Ritornando a Matera si può citare un esempio che chi è della zona conoscerà bene: il “vicinato”.
Succedeva infatti che, grazie alla conformazione architettonica assolutamente particolare dei “Sassi” (i vecchi rioni popolari poi diventati patrimonio dell’UNESCO), le case erano disposte in modo che ogni ci fosse una condizione di vicinanza tale ad altri nuclei famigliari da permettere un rapporto quasi parentale con i propri vicini. Questo permetteva di ritrovarsi, nelle calde sere d’estate, tutti insieme seduti a chiacchierare fuori dalle proprie case creando di fatto una piccola comunità permanente. La cosa più rilevante è che queste stesse persone trovavano nei propri vicini delle persone alle quali poter afidare addirittura lapropria casa. Succedeva infatti che quando una famiglia si allontanava (anche per poco tempo) da casa propria, erano i vicini che badavano a che degli estranei non si avvicinassero. Molto spesso si lasciava anche laporta aperta perchè ci si sentiva sicuri ad affidare tutti i propri beni ad un vicino. Allo stesso modo delle comunità americane o artiche e data l’estrema povertà, la collaborazione era fondamentale per il sostentamento di tutti. I diversi lavori e le diverse risorse venivano condivise a vantaggio di tutti.
L’ Allodio o le forme di socializzazione e cooperazione delle comunità Amish e Inuit nonchè l’esempio di Matera, sono solo alcune delle numerose, illuminanti metafore per capire come l’uomo, nel corso degli anni, ha sviluppato sistemi di aggregazione e intelligenza collettiva che permettono di diminuire il carico di lavoro personale e trarre grossi vantaggi individuali e comunitari, senza dei quali, a volte, si metterebbe a repentaglio la propria vita.
Anche se in un ambiente sicuramente meno ostile, l’uomo moderno si sta avvalendo delle stesse tecniche utilizzate dai propri avi o da chi, vivendo in situazioni estreme, non può che fare affidamento alla condivisione, all’aggregazione e alla collaborazione per sopravvivere.
Oggi quindi non possiamo prescindere da tutto questo e l’unica soluzione che vodo possibile nei prissimi anni per poter creare qualcosa è guardarsi indietro e attingere il più possibile dalla saggezza e dalla memoria di chi, prima di noi, ha saputo basare sui rapporti umani la propria esistenza.





“Siamo in un periodo storico in cui l’unico limite è l’immaginazione delle persone, ma sono solo loro che possono dare un valore aggiunto ad un economia territoriale alternativa.
Non possiamo più prescindere da una logica di collaborazione a 360°.”
Concordo Giovanni!!
Ciao Giovanni!!! Non capisco tanto…
CIò che vedo di bello, in questi tuoi esempoi, è che la logica comunitaria nasce dal basso (dalle concrete esigenze sociali) e non è imposta dall’alto o da una concreta ideologia dello stato (come nel marxismo)….
Però nel vostro incontro, a quanto sembra, avete parlato di marketing… E se c’è mercato c’è competizione. Quindi noi possiamo costruire la più bella realtà comunitaria in Lucania (il che è già utopia) ma se la sfruttiamo per entrare in un mercato globale non rischiamo di penalizzare altre comunità di fuori..
Insomma, se la Basilicata cresce turisticamente ci sarà qualcuno che turisticamente perderà..-. Che c’è di comunitario in questo???
Il bello delle comunità che hai citato è proprio la chiusura, la loro autoreferenzialità… Ma parlare di turismo è parlare di apertura e competizione…
Insomma, forse stai applicando una metafora sbagliata…Dimmi dove sbaglio secondo te. A presto… A saperlo che s’ta cosa si faceva a Matera sarei venuto volentieri… Ciao
Ciao Pino. Negli incontri si è parlato anche di Marketing, non solo. Ma fare marketing non significa necessariamente farlo nel modo classico.
La risposta sarebbe molto lunga. Avresti risolto queste tue domande se fossi venuto a Matera (sarebbe stata anche una bella occasione per conoscersi), ma ormai è fatta. Ti consiglio una lettura che forse ti potrà rispondere. Il libro si chiama ‘Wikinomics’ ed è edito da Rizzoli.
Beh, ultimamente gli sviluppi dello user generated content si stanno vedendo anche sul territorio nazionale. Ne è testimonianza un progetto web italiano come the blister project(www.blisterproject.com), totalmente UGC che approda su una televisione commerciale come AllMusic(www.allmusic.tv/blister).
Spazio alla creatività e al web, anche sui media tradizionali!