Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni. ...o quasi.
Nasce Juice, il nuovo format che sostituisce la striscia quotidiana di N3news. Stiamo ovviamente parlando di N3TV.
Che ne dite? Vi piace? Per il momento sarà un “concentrato digitale” con scadenza settimanale. Più avanti il “succo” lo vedremo più spesso. Fatemi sapere cosa ne pensate.
“I Savoia chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto. Ma non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.“*
Detto francamente, con sincera onestà e correttezza intellettuale. Detto con tutto il rispetto verso il governo che vi ha fatto ritornare. Detto in modo da non costringere nessuno a dover fare riferimento ai danni che avete creato da quando quel governo vi ha fatto ritornare. Detto pensando anche che probabilmente chi ha accusato di più della vostra esistenza è stato proprio il popolo italiano.
Ecco, detto in tutta sincerità e senza remore: ma ve ne volete andare a fanculo una volta per tutte?
In Italia 6 milioni di cittadini che vivono in periferia e nei piccoli comuni non hanno ancora accesso all’adsl perché le compagnie telefoniche non investono senza un adeguato ritorno, ma una soluzione c’è. Continua qui.
A volte mi trovo di fronte a degli obbrobri inimmaginabili. Lasciare ai programmatori il compito di creare le interfacce utente è una follia, ma accade. Ricordo che durante le scuole superiori, quando mi stavo diplomando da Perito in informatica e telecomunicazioni, non è mai successo che qualcuno parlasse di diversi livelli di programmazione o della differenza tra creare un’ interfaccia e creare il motore software. Era un tutt’uno. Ok, erano altri tempi e dopo aver passato anni a programmare in Turbo Pascal, Assembly e C, l’unica interfaccia che avevi di fronte era una linea di comando. Qualcosa però cambiò con Visual Basic, ma la svolta si ebbe con HTML anche se non tutti lo capirono (e lo capiscono). Dovettero volare un paio di 3 prima che molti degli alunni della mia classe si rendessero conto che HTML non è un linguaggio di programmazione. Ricordo ancora i floppy disk da 5 pollici e un quarto che l’assistente di laboratorio durante il primo anno custodiva come fossero pietre preziose e sui quali salvavamo i nostri primi scarabocchi digitali fatti con gli Intel 8086 (che poi ritrovammo nel laboratorio di Elettronica al 4° anno). Per la cronaca il mitico signor Tucci oltre a farci vedere come si programmava in Turbo Pascal era anche colui che ci insegnava ad usare il calibro, il micrometro e al secondo anno il tornio. Roba da preistoria industriale che però aveva un suo perché.
Beh, in tutta onesta bastava che qualcuno ci dicesse che qualche anno prima un’azienda americana aveva scritto le leggi sulle quali poi tutti si sarebbero basati per creare interfacce utente. Ci bastava anche solo che ci venisse dettata qualche semplice regoletta. E invece no. Niente.
Il problema è che oggi molta di quella gente lì si trova a programmare per piccole software house, magari dopo aver preso la facoltà di informatica, senza la benché minima idea dell’esistenza di una bibbia che tutti dovremmo possedere in casa possibilmente lontano dal manuale di cucina o taglio e cucito.
E così nascono quegli obbrobri di cui parlavo prima. Software che fanno cose banali, a volte davvero stupide, ma che sono tremendamente complicati da usare. Si sa, a volte i programmatori hanno degli sfoghi artistici che li portano a voler mettere a tutti i costi in mostra le proprie capacità e competenze. A volte guardi il codice e ti ritrovi di fronte a librerie assurde o funzioni senza senso che però hanno quel non so ché di perverso. Roba da erotismo nerd per intenderci. Quelle cose che quando le scopri non puoi fare a meno di metterle ovunque. Il risultato? Una marea di immondizia digitale.
Lasciate perdere i software più blasonati, quelli che tutti hanno scaricato illegalmente nel proprio hard disk. Sotto quel livello luccicoso c’è una marea di inutile immondizia che ogni tanto andrebbe spazzata via.
La cosa preoccupante è che sta accadendo la stessa cosa per le interfacce dei software per cellulari. Presto saremo sommersi anche lì di bruttezze e pesantezze inutili. Che Dio ci salvi.
Vi siete mai chiesti chi è l’autore dei dipinti del visionario Isaac Mendez, il pittore che vede il futuro nella serie Heroes? Si chiama Tim Sale ed è ovviamente un fumettista. Personalmente trovo straordinari molti di questi disegni. Ve li ricordate tutti? Eccovi un assaggio, sperando di poterli continuare a vedere. Lo sciopero della WGA, ahimè, si abbatterà presto anche su di noi.
Mi giunge notizia che quanto scritto nel post precedente è ancora tutto da confermare.
Chiedo scusa per aver diffuso notizie non proprio certe, ma capite bene che vedere uno del calibro di Sterling parlare a Matera mi emozionava un po’. Nel caso in cui si confermerebbe la cosa ne avrete notizia.
Nel caso in cui non se ne dovesse far nulla, chiedo scusa anticipatamente per la cattiva informazione diffusa attraverso questo blog.
A quanto pare a dicembre la mia città avrà l’onore e il piacere di ospitare un personaggio che ho già avuto modo di apprezzare personalmente per la sua “visione del futuro” e per la sue ampie vedute sulla creatività, l’arte e la tecnologia . Sto parlando di Bruce Sterling.
Non mancate. Per rimanere informati fate riferimento qui.
Ecco su cosa verterà l’incontro:
“La tecnologia digitale è uno dei principali fattori abilitanti della creatività nel ventunesimo secolo. Essa è fattore diretto della produzione artistica (come sanno bene i grafici che disegnano con Photoshop, o i musicisti che registrano la loro musica con ProTools); canale per la commercializzazione e la distribuzione delle opere d’arte (Amazon, Netflix, iTunes); piattaforma di appoggio per le comunità creative. Quali sono le implicazioni di questa situazione per la Basilicata? Di “quale tecnologia” hanno bisogno i creativi lucani? Internet può consentire loro un migliore accesso ai mercati per la produzione culturale, e alle comunità creative del mondo? Se sì, a quali condizioni? La tecnologia può infittire la trama di rapporti tra i creativi, facilitando il loro saldarsi in una vera e propria scena lucana? E infine: che ruolo ha la tecnologia nella gestione di uno spazio sostenibile per la creatività?”
Questo è il mio blog dal 2003, ma mi trovate anche su questi Social Network: Twitter, Google+, Facebook o Linkedin. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.
Ovviamente potete anche scrivermi una mail: giovanni.calia [at] gmail.com
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millionier Scrivi il tuo commento qui….
filippo Mi sto preparando per percorrere parte delle strade da te indicate in bicicletta. Davvero...
Obormotmain Scrivi il tuo commento qui….