C’abbiamo le mele! le pere! le uoscintòn!
18 October 2007 | 11 Commenti“Carrefour, colosso francese della grande distribuzione, ha deciso di lasciare il sud Italia, mettendo in vendita 17 strutture “cash & carry”, 11 ipermercati dislocati tra Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Molise ed alcuni immobili commerciali. A dare la notizia, quest’oggi, è stato “Il sole 24 ore”, spiegando che lunedì prossimo, 22 ottobre, è fissato il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse o di offerte non vincolanti per un’operazione che in totale vale oltre un miliardo di euro. Un calo costante nelle vendite negli ultimi anni fino ai picchi negativi registrati negli ultimi mesi nell’Italia meridionale sarebbe il motivo alla base della decisione di abbandonare la piazza. Ma pare che ci siano già altri gruppi pronti a subentrare a quello transalpino, tra questi la Pirelli RealEstate, interessata più che altro al versante immobiliare del patrimonio in vendita, ma anche altre realtà commerciali all’ingrosso che puntano ad un’espansione al Sud. Alla rete degli ipermercati, invece, quella che riguarda maggiormente Matera, dove Carrefour è presente al centro commerciale “Venusio”, sarebbero interessati un po’ tutti i grandi gruppi del settore, da Coop a Standa a Pam, ma soprattutto Auchan che si sta accordando strategicamente con Crai e Conad che si sta rafforzando alleandosi col gruppo Interdis.”via TRM
Mentre a Torino il sabato o la domenica è impossibile anche solo pensare di andare alle GRU o in uno qualsiasi dei centri commerciali presenti (per non parlare di Milano), al sud pare che la situazione sia completamente opposta. Gli ipermercati chiudono…e io sono felicissimo. A Matera poi è già la seconda volta che il centro commerciale cambia brand e anche se arrivasse Auchan o Ipercoop le cose non cambierebbero di molto. Sono felicissimo di sentire queste notizie perchè il costante calo delle vendite non vuol dire che la gente non compri più cibo (cioè secondo voi può esistere un mondo di terroni senza viveri? ma non scherziamo!), significa che da noi ancora si può saltare qualche fase della distribuzione, quindi non ha senso andare all’ipermercato a comprare le mozzarelle se poi sotto casa ho il caseificio che mi vende le mozzarelle ancora calde fatte 5 minuti prima. Quello delle mozzarelle poi è un caso emblematico. A casa mia (e in tutte le case delle persone lucane che conosco) non si sono mai comprate le mozzarelle al supermercato. Anzi, al supermercato le mozzarelle confezionate non le trovi nemmeno, se mai trovi quelle confezionate dallo stesso caseificio di cui sopra che le vende al supermercato, ma vecchie di due o tre giorni. Così come per la frutta o il pesce si va in piazza, dove compri direttamente dal produttore. Per non parlare degli ambulanti. Gli ambulanti si dividono in due categorie: quelli che “ambulano” e che vengono a casa tua a proporti i prodotti del giorno o quelli che stanno sempre nello stesso posto. Questi ultimi li trovi spesso agli angoli delle stradine, hanno il portabagagli aperto e l’unica tecnologia che adoperano per vendere è una piccola bilancia analogica, spesso a pesi. Il fatto è che la bilancia serve solo a fare una stima generale, tanto poi si arrotonda sempre o si arriva ad un accordo. Ecco un esempio.
I primi invece, gli ambulanti veri, sono notoriamente dotati di gran voce (credo siano cantori durante il tempo libero) e furgoni che non vanno oltre i 10 Km all’ora. Anche questi si dividono in due categorie: quelli che usano il megafono e quelli che sfruttano il dono naturale. In realtà però la situazione sta evolvendo tragicamente: qualcuno ha iniziato a registrare il nastro peccando con troppa tecnologia.
Entrambi le categorie hanno affinato con gli anni le tecniche di richiamo, ma i migliori sono quelli che usano solo la voce. Emettono delle sonorità che farebbero impallidire i migliori tenori alle quali accostano sfumature di tonalità sempre uguali…da 20 anni.
E poi c’è lui, l’uomo della ricotta. Non so come si chiami nonostante continui a venire a citofonare tutte le settimane da vent’anni a questa parte. E’ un tipo basso, pugliese a dire la verità, che da vent’anni ha lo stesso taglio di capelli, la stessa faccia ruvida e lo stesso odore di formaggio. Gira con una specie di fiorino nel cui cassone posteriore la temperatura è settata per garantire ai latticini la miglior tenuta e anche lui non è esente dall’utilizzare le corde vocali al massimo della loro capacità, solo che a differenza degli altri lui varia. Ogni volta ha cose diverse, ovviamente prodotte da lui stesso e ogni volta è una festa per le papille gustative.
In piazza poi (quella ortofrutticola) non vi dico. In ognuna delle piazze materane ci sono personaggi che meriterebbero ore per essere descritti a fondo. A torino se vai in piazza riesci a distinguere perfino il suono dell’acqua che cade dalla vicina fontana. Le signore si sussurrano nelle orecchie per chiedersi se il prezzo è adeguato o meno e quando beccate il venditore piemontese (ormai raro) ti guarda un po’ e con un sottiiiiiiiiile gemito ti chiede se gradisci qualcosa. Ecco, da noi in piazza ci potrebbero fare un reality show e sono sicuro avrebbe un successo enorme. I nostri non sono venditori, sono cantanti, attori, musicisti, insomma se non fosse per la frutta o per gli altri prodotti potreste scambiarlo per un manicomio che però ti fa morire dalle risate. In effetti se sei un po’ giù da noi basta andare a farsi due passi in piazza che ti torna il sorriso…ci pesano loro.
Anche le piccole alimentari o le piccole attività commerciali di quartiere non sono sparite. Certo, i piccoli supermercati (soprattutto i despar) stanno facendo un buon lavoro. La merce è sempre fresca, si forniscono da gente del posto e c’è gente a servirti che ormai conosci benissimo, per non parlare delle dimensioni della struttura. Abbastanza grande da contenere una gran varietà di generi e abbastanza piccolo per non darti quella sensazione di smarrimento che incombe generalmente quando al carrefour stai cercando il lievito di birra.
Per non parlare del sabato pomeriggio. Se c’è una cosa che odio è pensare che i ragazzini delle grandi città passino il sabato pomeriggio al centro commerciale. Cioè, vi rendete conto? Molti di voi probabilmente non se ne rendono conto, ma sappiate che è insano e diseducativo. Già da piccoli vengono abituati a districarsi tra negozi e folle di persone con carrello a seguito. No, non è una cosa che rientra nei miei piani futuri. Quando avrò un figlio esigerò che se ne torni a casa con le ginocchia sbucciate, tutto sporco e pieno di quei fastidiosissimi aghi di grano che ti si attaccano sulla tuta quando ti avventuri per la Murgia o in qualche campo limitrofo per rubare le ciliege o le albicocche. E se per caso mi viene a chiedere la playstation gli do’ un calcio da dietro che se lo ricorda a vita. Ci sono cose che bisogna fare ad una certa età. Per andare al centro commerciale avranno una vita intera.
Ora capite perchè da noi chiudono gli ipermercati? Si è vero, ci sono gli afecionados, ma sono pochi e comunque si perdono il meglio.





ti suggerisco di vendere questo pezzo a Franco Neri per il prossimo monologo a Zelig
Pietro, ti assicuro che è tutto vero
Questa degli ipermercati che chiudono non la sapevo…Io sono di Bari e con gli amici il sabato pomeriggio preferivamo andare in centro, anche e soprattutto d’inverno. Ora che vivo a Trieste ho notato effettivamente che qui va tanto il centro commerciale. Odiosa abitudine. A me chiudermi in un capannone seppur ben illuminato mette ansia…
la tua requisitoria contro la grande distribuzione e i centri commerciali mi trova completamente d’accordo…
che bello il tuo entusiasmo
posso? giovà,ma perchè non ci facciamo un giro insieme a Porta Palazzo sabato mattina, così vediamo se senti il rumore dell’acqua che cade dalla fontana.C’è un tipo che vende il pesce (freschissimo) che farebbe impallidire pure Pavarotti (se fosse vivo).
Questa dicotomia, vera a volte, ma non sempre, tra nord e su proprio non mi piace.Hai ragione su una parte della linea e cioè: al sud è più facile comprare cose buone dal piccolo produttore che infilarsi in un ipermercato.Ok.Ma io e te, al momento, viviamo in una città dove è cmq possibile trovare certe cose, buone e fresche.E poi, ti assicuro, anche i ragazzini lucani giocano alla playstation come quelli del nord.Le generalizzazioni le odio. La guerra tra bande rivali nel mio cortile lucano non la vedo già da un paio di generazioni,senza tirare in ballo per forza i pomeriggi ai centri commerciali.(mi fermo,senza polemica,eh:)
g
No giovanna, hai fatto bene a puntualizzare. La mia non è una guerra. Ho più volte ribadito che Torino è ormai uina seconda casa per me e che qui si trovano cose squisitissime e che adoro. Porta palazzo è un caso a parte, non a caSo è un posto che adoro. Ovviamente ho un po’enfatizzato il tutto, ma sia chiaro mi riferisco solo ad alcuni stili di vita che qui, come in altre città non necessariamente del nord(vedi bari o roma), fanno crescere i ragazzi in un modo che non condivido. Ad ogni modo la playstatio la darei dopo una certa età e si, anche i bambini lucani passano i pomeriggi di fronte a quell’aggeggio infernale, ma un conto e far andare in giro un bambino a matera (tanto per dirne una) e un conto è lasciare libero un bambino per le strade di torino o milano o roma…non è campanilismo, solo la constatazione di due modi di vivere diversi. Torino? è senza dubbio la città più meridionale d’italia da roma in su…e meno male. Accetto l’invito anche perchè conosco un paio di posti a porta palazzo dove fanno delle mozzarelle che sono la fine del mondo
forse hai esagerato un po’ …però la storia dei mercati, dei venditori di frutta, mozzarelle, ricotta, pane …qui in calabria anche ‘nduja e altro è verissima e il casino dei mercati anche
vabbè, comunque non voleva essere un offesa a nessuno, sia chiaro. Non dico che si sta bene da una parte o si sta male dall’altra. Sono solo abitudini diverse, tutto qui.
g
Ma veramente non credo sia una questione di minore abitudine dei meridionali a “chiudersi” nei centri commerciali: qui in Campania sono sempre stracolmi, compresi quelli della Carrefour! Più che altro l’economia va male da troppo tempo e la gente non c’ha una lira in tasca. PS riguardo ai commercianti cittadini qui a Napoli sono meno “bucolici” e molto imbroglioni: io una volta che ho comprato un porro al mercatino sotto casa l’ho pagato 4€ al kilo (ovviamente la bilancia era lontanissima e il fruttivendolo mi ha comunnicato un peso doppio) e non parliamo dei prezzi assurdi dei negozi qui in centro… se chiudessero tutti domani non ne sentirei minimamente la mancanza!!!