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Il tag è il messaggio: Intervista a Derrick de Kerckhove

19 September 2007 | 1 Commento

Scopro solo ora una recente intervista a Derrick de Kerckhove sulla rivista Sociologia della Comunicazione. Derrick de Kerckhove è una persona eccezionale oltre che una mente illuminata. Ho avuto modo di lavorarci insieme e di incontrarlo in diverse occasioni. Potrei rimanere ad ascoltarlo per ore affascinato. Vi consiglio la lettura integrale dell’intervista.

Giovanni Boccia Artieri: Rispetto alla riflessione presente nei tuoi ultimi lavori, Brainframes e La pelle della cultura , il mediascape è mutato. Non tanto perché il computer è entrato nella quotidianità delle nostre vite, non solo perché il suo brainframe si è specificato in relazione agli individui ma soprattutto per l’emergere della forma del network come dimensione centrale, per l’affermarsi del web come nuovo ambiente socio-cognitivo. La crescita di social media, di spazi connettivi per le presenze sul web, di forme collaborative di produzione e diffusione del sapere come wikipedia, rendono visibile il reale progetto sotteso al brainframe computazionale. Dietro questa centralità del network secondo te cosa troviamo? Qual è l’ambito di maggior interesse per lo sviluppo dei tuoi studi al riguardo?

Derrick de Kerckhove: Potrei sintetizzare ciò che io osservo in un modo che ha la potenza di sintetizzare un ambito di analisi rilevante oggi, e potrei farlo con questo slogan: il tag è il messaggio. Il tag è la natura propria di Internet. Senza il tag, senza questa possibilità di condividere i messaggi che vengono trattati e mandarli in rete in pezzi diversi che seguono rotte diverse, Internet sarebbe un sistema unicamente punto a punto e non distribuito come di fatto è.
La distribuzione è la metafora di base della cultura attuale: si ridistribuisce, si decentralizza, si riorganizza, si rendono ubiqui tutti i punti di connessione con la Rete.
Ciò significa che la realtà che si costruisce non è “punto a punto” ma piuttosto “end to end”, il che è una cosa incredibile perché si costruisce una modalità similare a quella della coscienza che funziona, essa stessa, “end to end”. Abbiamo a che fare cioè con una coscienza connettiva – anche collettiva: perché vi siamo tutti implicati – perché ognuno di noi appartiene a reti specifiche e specializzate a partire dalle proprie competenze, reti che si connettono ad altre reti, reti che sono spesso completamente aperte consentendo alle persone di accedere e portare le loro competenze. Reti di sapere diffuso come wikipedia, reti di relazione tra identità diverse come MySpace, reti di supporto alla salute come nella telemedicina, ecc.
In senso ironico possiamo dire che ci troveremo a dover fare una vera e propria zoologia della rete distinguendo tra specie di reti differenti. Quello che è certo è che ci troviamo di fronte a reti che hanno forme totalmente diverse per continuità, coerenza, consistenza e sostanza.

Giovanni Boccia Artieri: La natura di questa realtà “end to end” è quindi profondamente relazionale, costruita attorno alle possibilità e alle occasioni di connessione. La dimensione tecnologica della connettività è ovviamente centrale per delineare gli scenari futuri della cultura all’epoca del network e per definire la natura delle reti che vanno costruendosi. Pensandoci attraverso la tecnica, quali sono i modelli che al momento secondo te aprono le prospettive maggiori di una società connettiva?

Derrick de Kerckhove: Per il momento la tecnologia che secondo me influenzerà maggiormente la cultura è il wireless perché è una tecnologia che può mettere tutti in contatto con tutti e con tutto. Wireless significa poter essere in contatto con una memoria e un’intelligenza globale sempre e ovunque. È la connettività che entra nella dimensione quotidiana con una semplicità che cresce giorno dopo giorno. Ed è la più globalizzante di tutte le nostre tecnologie, perché fa implodere il mondo su se stesso ed è capace di mostrare le implicazione che tutto questo ha sulla nostra corporeità.
Io non penso infatti che si possa dire che stiamo perdendo il nostro corpo attraverso una sua disseminazione nelle reti. Si tratta di una suggestione tutto sommato romantica. Penso invece che sia vero l’opposto, cioè che non ci troviamo di fronte alla perdita della nostra corporeità, ma che invece la stiamo estendendo: estendiamo il nostro corpo e ridistribuiamo la nostra sensorialità a tal punto da portare le reti al livello della nostra epidermide.


Giovanni Boccia Artieri: Eppure il web 2.0 rappresenta già una mutazione significativa del panorama. Capisco però che lo scenario che hai disegnato adesso rappresenti il punto di tensione, il passaggio al futuro che ha l’utilità di consentire al piano dell’analisi di ancorare la riflessione a ciò che verrà.
E d’altra parte il transito attuale al web 2.0 mi sembra essenziale perché contiene già quei principi su cui si può fondare, ad esempio, un progetto come Internet zero. Infatti possiamo vedere il web 2.0 in una duplice prospettiva. Quella dell’accentuazione delle relazioni sociali e quella della pervasività e potenza delle connessione. Sul secondo versante è evidente come ci stiamo trovando di fronte ad una crescita di connettività domestica e sui luoghi di lavoro – dovuta ad esempio in Italia alla diffusione dell’alta velocità – e alla continua espansione di progetti wi-fi che cominciano a coprire le città consentendo una connessione sempre più integrata a tutti gli spazi quotidiani di vita; a questo va aggiunta la diffusione di device (palmari, portatili, cellulari) che garantiscono flessibilità nel connettersi e gestire l’informazione rispetto alle proprie necessità. Questo comporta una percezione sociale aumentata dell’essere connessi sempre ed ovunque e fa rientrare le possibilità informative e di intrattenimento garantite da tale connessione nelle pratiche quotidiane routinarie e viverle come integrazione al quotidiano piuttosto che come eccezionalità problematica. Sul primo versante è evidente come oggi ci troviamo di fronte sul web ad una moltiplicazione delle occasioni relazionali capaci di costruire rapporti sociali tra individui e individui e tra individui ed organizzazioni e istituzioni pubbliche: dai personal blog ai corporate blog, dai sistemi di social networking come LinkedIn alla moltiplicazione di spazi personali connessi in social network come Myspace e facebook, ecc. All’interno di questa realtà l’informazione viene ridefinita e selezionata rispetto a meccanismi fiduciari e di reputazione, tramite processi di specificazione dell’informazione che passano dalle scelte degli utenti, prima parlavamo del tagging.

Derrick de Kerckhove: È vero. La mutazione è di fronte a noi. Per spiegarla io uso il concetto di i-pertinenza (hipertinence). L’i-pertinenza è una parola che deriva da ipertesto e ha a che fare con l’ipertestualità delle nostre vite, con l’iperconnetività e con l’iperspazio di dati che abbiamo bisogno di conoscere. L’hipertinence porta con sè sia il testo che il contesto, è la capacità della tecnologia del web di riassociarli. Pensiamo ai blog. Oggi con il blog c’è la possibilità di contestualizzare la ricerca in modo molto preciso, si rende possibile un sistema di pensiero che anticipa la risposta alla domanda, perché il blog dà lui stesso la parola chiave e il contesto, dà la scelta ottimale perché appaia questa parola chiave all’interno di un sistema di decisione. Testo e contesto assieme.
Ed è una cosa importante perché la storia del nostro rapporto con il linguaggio è la storia del distaccamento del testo dal contesto. Con la cultura orale è il contesto che domina. Con la cultura scritta domina il testo. È però un testo che viene senza il contesto di vita, che è l’origine dell’esperienza propria…

Giovanni Boccia Artieri: La scrittura, nella sua evoluzione via via verso il modello di massima generalizzazione prodotto con la stampa, introduce un distaccamento tra corpo e comunicazione che produce il testo come realtà autonoma che deve contenere in sé il contesto della comprensione, separando chi conosce da ciò che viene conosciuto. Con le nuove forme di testualità, citavi prima il blog, troviamo un nuovo rapporto tra testo e contesto, una forma di riaccoppiamento tra vissuti e comunicazione, di risincronizzazione tra esperienza individuale e informazione, anche se con le possibilità di diffusione proprie dei media di massa.

Derrick de Kerckhove: Torniamo a una cultura dell’esperienza, torniamo a una cultura del contesto, però senza perdere il valore del testo: cioè la flessibilità, la fluidità, la “tirabilità” del testo fuori dal contesto. Questo significa essere nell’i-pertinenza, la pertinenza hiper. Perché siamo capaci con motori di ricerca sempre più veloci ed intelligenti e complessi, con modi di personalizzare la ricerca sempre più precisi, utilizzando le forme di selezione che dipendono dalle esperienze dei singoli, come con il social tagging, di avere risorse cognitive straordinarie che si trovano fuori dalla nostra testa.

UPDATE

Ringrazio FG he nei commenti mi ha riportato i link originali dell’intervista. Me li ero persi.

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1 Commento in “Il tag è il messaggio: Intervista a Derrick de Kerckhove”

  1. 1 FG  | 7:43 pm | 22 September 2007:

    Hai dimenticato di citare i post originali: http://tinyurl.com/35qjav e http://tinyurl.com/2mm2pl.


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