Ordine…nei giornalisti
25 August 2007 | 12 CommentiAlfredo si interroga sul senso del giornalismo moderno ricordando la vicenda di Enzo Baldoni di cui domani ricorre l’anniversario della morte. La sua attenzione si concentra anche sull’ordine dei giornalisti e sul suo ruolo.
La conversazione si sviluppa in modo interessante anche grazie al parere di Pino Scaccia.
Il fatto che dei giornalisti utilizzino uno strumento come il blog per parlare di giornalismo mi fa pensare. Qualcuno dice che loro sono una casta. In fondo noi blogger non siamo da meno, ma a quei blogger professionali, quelli che fanno dell’informazione via blog una professione, quelli che oggi chiamiamo più facilmente “indipendenti”, quelli chi li tutela?
Con l’evoluzione dello stumento (di questo media intendo) le similitudini iniziano a diventare davvero tante. Alla fine stiamo parlando di “agenti” operanti in diversi media, ma con lo stesso ruolo.
La domanda è semplice: abbiamo diritto ad una tutela anche noi ? potremmo pensare di far nascere (provocatoriamente) un ordine dei bloggers? La sparo grossa, ma vorrei stuzzicare qualche riflessione seria a tal proposito, così magari poi mi accorgo di dire fesserie.






Non so quanto possa essere utile un ordine dei bloggers. Di certo ci vorrebbe più riflessione nello scrivere le cose, perchè – ci piaccia o no – alcuni di noi riescono a influenzare le opinioni di altre persone: in questi giorni sto seriamente riflettendo sul fatto che molti di noi bloggers – soprattutto alcune blogstar – dovrebbero contare fino a 10 prima di postare un articolo.
Un ordine?
Beh, pensa a come è fatto un ordine professionale e vedi se la cosa è applicabile.
Un esame per accedervi?
Delle regole? E chi le scrive? E chi si assicura che siano rispettate?
Devono esserci sanzioni per chi non le rispetta? Tipo?
Beh, giusto qualche spunto di riflessione…
A presto!
Svaroschi, innanzitutto ben tornata
La mia provocazione era riferita al ragionamento che Luachan ha colto in pieno. Se molti di noi riescono ad influenzare così tanto gli altri, credo che bisognerebbe far rispettare alcune regole. La situazione attuale è controllata da noi stessi, ma solo perchè in fin dei conti siamo pochi. E se invece da qui a poco la situazione cambia?
Il buon senso di ognuno di noi potrà ancora essere l’arma per tenere a bada il tutto? Il fatto è che le leggi in merito alla tutela dei professionisti del Web sono così vecchie che è inconcepibile ottenere garanzie, ma prima o poi i casini arriveranno, state tranquilli. Basta che qualcuno faccia qualcosa in grado di far parlare molto male di questo media e vedrete.
Appunto…
non so, mi piace pensare che non sia necessario, che non sia nella natura del mezzo.
o più semplicemente, che istituire un ordine significa stabilire dei criteri di accesso, e soprattutto un gruppo di inclusi ed esclusi, un confine fra dentro e fuori, che mi suona troppo familiare….
certo, fare ordine, credo anche io che servirebbe.
Attenzione, mi riferisco ai professionisti, quelli che hanno un blog che potrebbe essere la trasposizione monotematica di un qualsiasi quotidiano online. Mi riferisco a quel tipo di blogger. Ma forse avete ragione, forse sono idee stupide le mie.
Ebbene sì, sono tornata, grazie!
Non credo siano idee stupide e magari parlarne aiuta a districarsi meglio – anche se mi pare che il tuo discorso oscilli tra le regole che i blogger dovrebbero darsi e la tutela che dovrebbero avere per quello che fanno.
Avevo colto la provocazione. Quello che mi chiedo è come mai quando si parla di tutela si pensa alla tutela del gruppo e non del singolo.
Tipo: ho sentito parlare molto più spesso dell’eventualità (anche provocatoria) di un “ordine dei blogger” o di una “costituzione di internet”. Ma quanti fanno invece riferimento alla leggi sulla libertà di manifestazione del pensiero, alla diffamazione ecc, cioè a leggi esistenti?
In ogni caso, una cosa come: “professionisti, quelli che hanno un blog che potrebbe essere la trasposizione monotematica di un qualsiasi quotidiano online.” come si concretizza?
Cioè tu hai certamente un’idea di blog che soddisfino la definizione ma come puoi garantire un criterio oggettivo?
E se i contenuti fossero veri ma espressi in modo offensivo? E se si trattasse di opinioni su politica o religione? Chi lo stabilisce cosa è una “trasposizione monotematica di un qualsiasi quotidiano online”?
Su queste cose ragiono da un po’, a partire dalla tesi di laurea quindi questo genere di conversazione mi interessa sempre molto!
Bé mi riferisco a quelli che hanno la partita iva e che pagano le tasse sugli introiti provenienti dal blog, ma ad ogni modo sto dicendo un mucchio di fesserie.
In questo modo si priverebbe la persona del diritto più grande, che poi è quello che ha fatto si che il fenomeno si sviluppasse: la libertà.
Ieri ci ho pensato bene e mi rimangio tutto.
Instaurare qualsiasi ordine o corporazione o qualsiasi altra cosa, non farebbe altro che negare a qualcuno la libertà di parola.
Sarebbe un danno irreversibile, anche se da un’altra parte si potrebbe tutelarlo.
Insomma a qualcosa bisogna rinunciare, ma l alibertà è una cosa a cui non dovremmo mai rinunciare in cambio di nulla.
Sono d’accordo.
Affidiamoci al buon senso dei blogger che, tranne per qualche caso eclatante, non è venuto mai a mancare.
Era nato come commento, ma l’ho trasformato in post, comunque era nato per te e lo lascio anche qui.
Il giornalismo, la blogosfera, i cambiamenti del sistema dell’informazione.
Sto cercando di ragionare su questi temi da diversi giorni, aiutato anche da gente che su questi temi ragiona già da molto tempo, come Antonio Sofi, Giuseppe Granieri e Giovanni Calia (ce ne sono sicuramente altri, ma ho iniziato da loro)
Credo che su questi temi nessuno abbia la verità in tasca e che ci si trovi ancora in una fase di ricerca.
In “Blog Generation”, Granieri parla del “problema dell’ornitorinco”, cioè della necessità di riadattare di continuo le nostre categorie di interpretazione, per spiegare la “rete”.
Credo che l’ornitorinco sia ancora tutto da definire e mi rendo conto che io – blogger di “primo pelo” – sono una delle persone meno adatte a farlo.
Da giornalista, però, mi pongo ogni giorno il problema di capire come sta cambiando il mio lavoro, con l’avvento delle tecnologie e – soprattutto – con la nascita dei blog.
Sono tanti gli argomenti da affrontare. Inizio da quello già sollevato nel precedente post e ripreso da Giovanni e dai sui commentatori: l’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti e – come proposto provocatoriamente da Giovanni – la nascita di un Ordine dei Blogger.
Credo che il discorso si debba muovere su due binari distinti: da una parte la tutela di chi scrive (giornalista o blogger che sia), dall’altra la tutela dei lettori.
Il primo problema, secondo me, è di natura sindacale, più che “ordinistica”.
Chiunque presti la sua opera intellettuale a un editore ha il diritto di essere pagato e tutelato.
Finché qualcuno guadagnerà sul lavoro degli altri, avrà il dovere di pagarlo.
C’è poco da aggiungere.
Il secondo tema, invece, credo sia molto serio.
Io immagino l’Ordine come un organismo di autocontrollo, che sottragga i giornalisti a pressioni e forme di condizionamento da parte del potere politico.
Questo non significa – come dicono molti – difendere una casta, ma difendere l’autonomia dei giornalisti, quindi la libertà di stampa, quindi il diritto dei cittadini ad essere informati, nel rispetto di un solo criterio: la verità.
Non sono così ingenuo da non rendermi conto che oggi l’Ordine dei giornalisti non svolge questa funzione ed è proprio per questo che ho chiesto provocatoriamente: “a cosa serve l’Ordine dei Giornalisti”?
Sono convinto che per scrivere e informare ci si debba assumere delle responsabilità e – quindi – accettare il rispetto di alcune regole.
Non è possibile insultare o diffamare qualcuno senza pagarne le conseguenze.
E’ vero che l’Ip permette di individuare l’autore degli articoli pubblicati sui blog, ma credo (lo dico senza alcuna cognizione tecnica) che non sia impossibile nascondere la propria identità.
E questo è un problema. Non so se un Ordine dei blogger possa risolverlo, ma – sono d’accordo con Giovanni – il problema ce lo dobbiamo porre.
Di sicuro, è necessario ridefinire la figura del giornalista: non possiamo più ignorare l’esistenza di nuove forme di comunicazione. Se lo facessimo rischieremmo di restare esclusi dal sistema dell’informazione. Non oggi, forse, ma tra qualche anno sarà così.
Alfredo a tal proposito sto aspettando di leggere questo libro: The Rise of the Blogsphere.
Pare che uno degli argomenti principali sia proprio la questione della democrazia partecipativa fondata sulla libertà d’espressione raggiunta grazie ai blog.
Io alla libertà vigilata di pochi preferisco la libertà responsabile di tutti. Che mi risulti, l’esistenza di un ordine professionale e di un codice deontologico (mi riferisco ai giornalisti) non ha impedito, non impedisce e non impedirà agli imbecilli di scrivere cazzate.