21 May 2007 | 11 Commenti
Quando dovevo prendere la chitarra e l’amplificatore ho fatto diversi ragionamenti che mi hanno portato a fare delle scelte di cui non mi sono mai pentito. Non sapevo suonare e quindi dovevo scegliere qualcosa che mi avrebbe accompagnato durante il percorso di apprendimento, ma che mi doveva permettere anche di non dover rispendere altri soldi nonappena avessi voluto (potuto) ricercare delle sonorità particolari. Quella scelta è stata premiata. Oggi la mia dotazione strumentale mi da ancora ampio spazio di libertà e non ho intenzione di cambiare o comprare altri strumenti. Il piccolo investimento leggermente al di la del mio budget si è rivelato nel tempo un ottimo investimento.
Sono ben cosciente però che se il chitarrista vale gli si può dare pure una strumentazione di bassa lega, ma la performance ed il risultato sarebbe comunque apprezzabile. Stessa cosa per il caso contrario. Anche se dotassimo un pivellino della migliore delle Taylor, non si potrebbe apprezzare il fantastico suono di quello strumento. Insomma, è vero che la dotazione tecnica è importante, ma ciò che più conta è la capacità di chi quella strumentazione la deve utilizzare.
Ho preso una decisione riguardo la macchina fotografica basandomi sullo stesso ragionamento fatto per la chitarra. Investirò qualcosa in più ora per far si che questo investimento perduri nel tempo. Per questo motivo ho scelto quale macchina fotografica acquistare ora. A quella accompagnerà una “compattina” da portare in tasca che mi permetta di cogliere gli “attimi fuggenti”.
La cosa che bisognerà fare ora è iniziare a capire come usare questo strumento al massimo delle sue potenzialità . Per questo motivo mentre trovo l’offerta migliore, mi doterò di guide, manuali e tanti consigli, così magari un giorno ruscirò a produrre degli scatti belli come questi.
Avete suggerimenti o dritte da dare ad un pivellino che vuole imparare tutto sulla fotografia?
21 May 2007 | 7 Commenti
Dalle mie parti ogni tanto si sentono storie di preti mandati nei luoghi più sperduti, spediti al “confino” come successe a Levi nel ’34. Voci e dicerie su persone poco oneste, soprattutto nei confronti della gente a cui predicano la parola di un Dio che loro stessi non conoscono.
Nei paesi di queste cose non c’è neanche voglia di parlarne, figuriamoci se può passare una cosa del genere in TV o sui giornali.
Non abbiamo più giornalisti o editori che abbiano il coraggio di denunciare la verità . I reportage sono quasi del tutto spariti. Le penne dei giornalisti spezzate. Viviamo in un paese senza dignità . Ecco perchè odio quando sento dire: “l’ho sentito in TV” come se averlo sentito uscire dalla malefica scatola fosse sinonimo di garanzia.
Ora tocca alla gente comune raccontare il mondo, a quella gente che non deve presentare la bozza al direttore, a quella gente che non deve stare attenta a ciò che scrive, a quella gente libera di informare come ritiene più giusto ed onesto. Il cosiddetto Web 2.0 non è solo un giochino per smanettoni. E’ l’incarnazione della democrazia…se ben utilizzato. E’ quel qualcosa che ci permette di capire come va davvero il mondo. Non come ci vogliono far credere le TV e i giornali.
Se non fosse per la rete molte di queste cose sarebbero ancora coperte, come nei migliori dei regimi estremisti. E se si può dare spazio al lavoro di qualcuno che ha trovato uno spazio altrove, lontano dalla monopolizzazione italiana, lontano dai giochi di potere, dagli intrecci politico-religiosi di questo falso stato laico, allora che quello spazio sia suo.
E se si parla del “nostro” attuale Papa come di qualcuno che rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi, non possiamo esimerci dal vederlo.
E che queste cose non vadano a finire nel dimenticatoio. Che facciano pensare un po’ di più alla falsa libertà che abbiamo in questo paese.
18 May 2007 | 2 Commenti
Il blog non è altro che un insieme di forze che aggregano informazioni e gettano ponti. Ma il cuore del medium è la conversazione, la discussione continua, il bisogno di comunicare. E’ una tecnologia abilitante che ci permette di migliorare la conversazione grazie all’abbattimento dello spazio fisico, alla velocità e alla condivisione delle informazioni.
Questa di Kurai è una delle più belle definizioni di blog che ho letto anche perchè centra in pieno l’essenza di questo media.
L’Urban Blog invece, come molti sanno, è un mezzo per comunicare un territorio, ma lo è più degli altri perchè incentra la sua comunicazione su questi presupposti.
In alcuni tipi di comunicazione, queste sono congetture fondamentali.
Si tratta di un Blog che mira a comunicare – con – una ben precisa porzione di territorio utilizzando i canali che l’attuale tecnologia mette a disposizione, ma soprattutto permette di sviluppare il dialogo attorno ad uno specifico ambito, rafforzando le relazioni tra i membri di una stessa comunità .
Che sia un’intera città , un singolo quartiere o una piccola strada, l’Urban Blog comunica una condizione in un preciso contesto territoriale dando però la possibilità di coinvolgere chi quel contesto lo vive.
Nell’era della comunicazione e della collaborazione, il blog è solo uno dei tanti strumenti che permettono di cambiare il ruolo passivo dei cittadini, trasformandoli in estensioni delle istituzioni e permettendogli, di conseguenza, di collaborare al miglioramento dei servizi di cui loro stessi dovranno usufruire.
L’Urban Blog può essere un ottimo sistema per comunicare il territorio e sempre più si sta affermando come mezzo di aggregazione, condivisione e memoria collettiva.
Le sue caratteristiche danno la possibilità di adattarlo a tutte quelle funzioni classiche di supporto al cittadino o all’impresa che, nel tempo, si sono dimostrate poco funzionali o totalmente inadatte al contesto. In secondo luogo permette di ampliare la sfera delle conoscenze espandendo il perimetro fisico della comunicazione locale, permettendo inoltre l’interazione tra soggetti diversi o anche lontani fisicamente tra di loro.
Si crea così, attorno al blog, quella che in gergo viene definita Social Network, ovvero un comunità costituita da un insieme di persone con gli stessi interessi.
In questo tipo di comunità tende a nascere un tessuto di relazioni e di collaborazioni, dove ogni membro della comunità arricchisce se stesso e tutti gli altri con uno scambio continuo di conoscenze e di competenze (la cosiddetta economia del dono).
In questo caso il fattore che unisce è l’appartenenza ad un luogo geograficamente delimitato intriso di una comune cultura e di una comune storia. Questo senso di appartenenza culturale codiviso ha però dei limiti: il mezzo.
Spesso le reti di relazioni si spezzano o si perdono a causa dell’incapacità di utilizzo di un mezzo complicato o a causa della difficoltà di vedere chiaramente dei rapporti sociali. Non sempre basta un blogroll per esprimere una relazione sociale e non sempre un commento può stabilire una relazione duratura. Se poi ci aggiungete l’ “arretratezza culturale” dovuta ad un pesante digital divide, il senso di smarrimento è ulteriormente amplificato.
Il BarCamp Materano ha sottolineato questi aspetti portando alla luce molti dei problemi causati da un fievole rapporto tra cittadini, istituzioni, territorio, rete e cultura della rete.
Tra le tante idee nate il 12 Maggio nei Sassi ce n’è una che sta procedendo spedita e che mira proprio a colmare questi vuoti, mettendo in relazione le persone, le istituzioni, le associazioni e le imprese in un modo diverso.
L’ idea è quella di ricreare un senso di appartenenza al territorio mediante la rete implementando un sistema in grado di definire delle relazioni salde e ben delineate: un Geo Social Network, di modo da creare all’interno del network una serie di microcosmi sociali a se stanti di facile riconoscimento e legati non solo da una relazione, ma da un’entità accomunante come un network locale.
Ecco che le caratteristiche dell’Urban Blog si distribuiscono all’interno di uno spazio più ampio capace di moltiplicare le sue peculiarità e di rafforzare i legami sottostanti.
Il progetto vedrà la luce presto. Seguirà una fase di test. La speranza è quella di esportare l’esperienza là dove ce n’è più bisogno coinvolgendo tutti gli attori di quel preciso ambito territoriale. Si tratta insomma di un occasione da non perdere sia per risolvere alcune problematiche ancora attuali, sia per avvicinare la gente “comune” ad una cultura della rete particolare, più vicina .
17 May 2007 | 37 Commenti
E’ da un po’ di tempo che mi sto facendo questa domanda. Ho intenzione di comprare una macchina fotografica digitale semi professionale. Una cosa da non spenderci un occhio della testa, ma che mi permetta di avere una buona qualità in qualsiasi occasione o situazione.
Considerate che non sono un esperto, ma mi voglio avvicinare alla fotografia. In casi come questo, dove bisogna fare una certa spesa, normalmente preferisco spendere dei soldi per qualcosa che mi permetta di essere soddisfatto nel tempo piuttosto che fare un acquisto e poi ritrovarmi fra uno o due anni a dover ricambiare macchina perchè magari lo strumento mi limita.
Come normalmente fanno i pivelli che devono acquistare qualcosa, ho scritto a mio zio (che fa il fotografo di mestiere e per passione e conosce bene le mie disponibilità ) e mi sono fatto consigliare. Lui è andato diretto sulle compatte.
Caro Giovanni,
lascia perdere la reflex digitale.
I motivi sono molteplici, te ne indico alcuni:
1) le reflex, come saprai hanno obiettivi intercambiabili, quindi per
coprire una vasta gamma di focali, avresti bisogno di più obiettivi;
2) con le reflex digitali l’immagine che si riprende non è visibile
sul display posteriore se non dopo aver scattato;
3) il peso della macchina e dei suoi accessori è un fatto da non
trascurare, così come il costo degli stessi.
Ce ne sarebbero altri più tecnici non di poco conto ma avrei bisogno
di molto tempo per spiegarteli, ti basti sapere che a fronte di questi
svantaggi, le compatte semiprofessionali hanno tantissimi vantaggi,
per esempio l’immagine che inquadri la vedi e la controlli sul
display, lo stesso è ruotabile in tutte le direzioni, l’obiettivo è quasi sempre un ottimo zoom che copre tutte le focali dal grandangolo
al tele, le funzioni dei menu sono molto più gestibili e semplici e
tanto altro ancora, tutto a fronte di risoluzioni che vanno anche
oltre gli 8 milioni di pixel.
Praticamente con una delle macchine che ti indico negli allegati, due
batterie di scorta e una memoria da 4 giga, puoi girare mezzo mondo e
scattare immagini di altissima qualità .
Ti basti pensare che io ho optato per una di queste per il mio lavoro
e non ho mai avuto ripensamenti.
Comunque leggiti le descrizioni che ti invio e tieni presente che il
prezzo dovrebbe essere pressapoco quello che spenderesti per quella
schifosa reflex.
Io lavoro con una Nikon Coolpix 8700 che è stata soppiantata dalla
8800, entrambe sono ottime e si trovano facilmente in commercio a
prezzi abbordabili.
Quella che però ti consiglio è la Panasonic Lumix della quale ti
allego le caratteristiche.
L’ho provata e ti assicuro che è una bomba, in più monta un obiettivo LEICA, cosa non da poco.
Le macchine che mi zio mi consiglia sono queste: Fujifilm FinePix S9600, Nikon Coolpix 8800, ma soprattutto la Panasonic Lumix DMC-FZ50.
Ero abbastanza convinto di questa scelta, ma al BarCamp parlando con Antonio Sofi e Suzukimaruti mi sono ritornati i dubbi. Tra l’altro Suz a Matera aveva una Reflex, mentre Antonio una Compatta. I risultati si possono notare sui loro spazi di flickr: qui le foto fatte con la Canon EOS 400D Digital di Suz e qui quelle fatte con la Nikon E8700 di Antonio.
Voi cosa comprereste avendo una disponibilità economica non proprio da sultano del Brunei?
17 May 2007 | 3 Commenti
Via aleottiweb.com
- Se vedete qualcuno mangiare e bere di continuo, preoccuparsi se la rete wireless non funziona, scervellarsi davanti ad un foglio di carta per dare la parola a tutti, sempre con il sorriso in bocca, quello è uno degli organizzatori
- Senza limiti, non soffre il caldo tanto da portare sempre giacca e cappello, è doverosa la citazione per Robin Good
- Ci sono quelli che tutti conoscono, quelli che hanno fatto la storia della blogosfera, quelli che aiutano la blogosfera a crescere, sono le blogstar
- C’è chi vuole prendere in mano la situazione, microfono in mano e una bella presentazione alle spalle, hanno lavorato duro per fare bella figura, possiamo definirli talkers
- Non preoccupatevi se vedete persone che hanno come gemello siamese una macchina fotografica, quelli sono i flickers
- Alcuni si concedono laude risate davanti al pc, si guardano intorno alla ricerca di qualcuno che stanno per conoscere, aggiornano costastemente il loro stato anche se sei seduto ad un passo da loro, vi presento i twitters
- Tra il pubblico ci sono campers che ascoltano gli interventi con fare critico, altri entrano nella discussione con domande marzulliane, sono lo vera anima del barcamp
- Alla fine ci sono quelli ( come me a Torino ), spaesati, poco produttivi e sociali quanto basta
Bè, mi sembra più che realistico.
15 May 2007 | 3 Commenti
E’ fondamentale che l’esperienza non rimanga chiusa. Ovvero che ci sia una fase di divulgazione dell’iniziativa e di promozione nei giusti contesti: attori istituzionali, peratori del territorio, associazioni, media, istituzioni locali prima dell’evento, ma soprattutto dopo.
Iniziative di questo tipo sono attualmente poco diffuse, necessitano quindi di una buona qualità nelle fasi di comunicazione per poter colmare le lacune derivate dalla mancanza di esperienze di riferimento in ambito locale e per aiutare l’iniziativa a crescere in un percorso costante di valorizzazione.
Lo scopo finale di questo incontro è proprio quello di diffondere cultura, conoscenza e informazione in merito per sviluppare interesse e successivamente applicare alla nostra realtè quanto appreso.
In quest’ottica è altrettanto fondamentale il lavoro di comunicazione successivo al BarCamp che permetta di spingere quanto più possibile verso l’applicazione di sistemi innovativi per lo sviluppo del territorio e la ripresa di una competitività capace di rispondere alle pressioni dei nuovi mercati nazionali e internazionali.
Questa è una parte di quello che avevo scritto tra dicembre e gennaio nel primo documento esplicativo del BarCampMatera. Grazie alle idee che si sono succedute sia sabato sia in questi ultimi giorni, questa fase di “valorizzazione dell’esperienza” sembra essere stata recepita appieno. Le idee sono molte. Per ora stiamo pensando di mettere in piedi un Urban Blog particolare, un blog a più mani che però ha sotto di se un micronetwork di blog accomunati da un’ unica identità , quella geografica. Il network vorrebbe essere aperto non solo ai cittadini/blogger, ma anche e soprattutto alle associazioni locali e alle aziende che si sentono parte di un preciso territorio, di una precisa cultura. Grazie alla passione dilagante di Stefano abbiamo avuto la possibilità di avere uno spazio sul forum di BlogLab, di cui già facevo parte in qualità di “fellow”.
Le premesse sembrano essere ottime. Chiunque di voi (anche non materani) volesse venirci a dare una dritta può farlo liberamente. Accettiamo molto volentieri consigli, suggerimenti e quant’altro. Ecco dove farlo: Forum BlogLab.
Mi piacerebbe anche che ci seguisse, se pur a distanza e senza impegno, il (mio personale) grande assente al BarCamp di Matera.
Questa è l’ennesima dimostrazione di cosa può fare un BarCamp quando i contenuti giusti e le persone giuste si incontrano. Autoreferenzialità ? Qui no.
14 May 2007 | 17 Commenti

Il sole ormai è tramontato già due volte sui Sassi. Il ricordo del BarCamp no, è ancora alto e splendente e lo sarà per molto tempo ancora.
Da oggi sono tornato always on. Ho letto, ho visto, ho sentito. Mi sono arrivati molti complimenti, ma non è tutta opera mia. La città ha fatto il suo lavoro (come sempre) ottimamente e Suz lo ha capito bene. Sento però di dover ringraziare soprattutto Donato e Carlo che hanno dato supporto alla mia idea cercando di trovare degli spazi tra i numerosi impegni di questi tempi.
Chi è venuto poi sa bene che non posso, e non lo faccio per dovere, non ringraziare DataContact per averci sopportato mettendoci a disposizione quel luogo magico che tutti avete visto. Chi parlava di alternative ha capito ora?
E come non essere grati alla MI-TI-CA Compagnia del Cavatappi? Lo avete visto tutti che persone deliziose abbiamo avuto l’onore di ospitare. Mi devo complimentare con loro come con nessun altro. Hanno fatto più di quello che era possibile, hanno fatto tornare il sorriso ai visi accaldati, hanno lavorato come pochi dandoci modo di assaggiare quelle che sono solo alcune delle delizie che la terra di Basilicata offre e tutto con il sorriso stampato sulle labbra. E pensate che a Lauria lavorano con una linea ISDN! Sono dei grandi. Hanno avuto coraggio e spero proprio che gli vada sempre tutto bene. Se lo meritano. E la gassosa? Mamma mia…. un abbraccio ragazzi. Se passo da Lauria non mancherà di venire a salutarvi. Vi racconto solo un aneddoto: Ho chiesto a Francesco se non era il caso di affettare il salame un po ‘più sottile e lui, giocando sulla pseudo-rivalità tra Matera e Potenza mi ha risposto: “Giovà , noi siamo di quel lato là, se non lo affettiamo almeno di un certo spessore non è salame”.
Exent? no, non ce la siamo dimenticata. Le risorse che avevamo noi organizzatori erano poche, e non potevamo offrire molto, ma loro hanno permesso di regalarvi quelle splendide magliette che ho cambiato e ricambiato almeno 3 volte. Che sudata! E poi infine, ma non per ultimo devo ringraziare Le Delizie del Circo che mi ha permesso di offrire quella cosa sublime e ineguagliabile che è il nostro pane IGP e che mi ha fatto calare nella parte di Gesu’ quando è stato il momento della distribuzione dei Pani non consumati.
Dopo questi particolarissimi ringraziamenti vorrei abbracciare virtualmente tutti quelli che sono passati, anche solo a fare un saluto. I numeri? non hanno senso. Ho detto a più di uno nei giorni prima del Camp che il successo di questo Camp non si sarebbe calcolato facendo le somme. “Se solo anche una delle persone presenti applicherà quello che ci siamo detti, io mi riterrò soddisfatto”. Questo avevo detto. Oggi vi dico che la mia soddisfazione va oltre ogni limite immaginato. E già un piccolo esempio lo trovate leggendo questi commenti (da uno spunto di Stefano).
Siete stai tutti fantastici, ma soprattutto siete stati tutti troppo buoni e voglio salutarvi uno per uno.
Eccovi invece un po’ di materiale raccolto qua e là :
Post (avete scritto a proposito del BarCamp? Aggiungetelo nel wiki), Foto, Video, Slide. Altro? Segnalatemelo voi.
14 May 2007 | 12 Commenti
..e non ci sono parole.
Sono tornato online solo ora, dopo cinque giorni intensi e cinque notti insonni. Dopo una giornata speciale. Dopo un viaggio di ritorno in auto lunghissimo.
Ho letto quello che avete scritto e ho visto quello che avete visto. Ho le lacrime agli occhi ed il cuore emozionato. Non troverò mai le parole giuste per potervi esprimere la mia gratitudine.
Siete stati voi tutti a dare un senso a quella giornata.
Grazie dal più profondo dell’anima.
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Abigailkcz i love this site.godd place to go.
millionier Scrivi il tuo commento qui….
filippo Mi sto preparando per percorrere parte delle strade da te indicate in bicicletta. Davvero...
Obormotmain Scrivi il tuo commento qui….