Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
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...o quasi.

Diamoci un taglio

11 November 2005 | 2 Commenti

Dopo aver girato mezza Torino, mi sono rivolto a quello che ritenevo più onesto.
20 euro per tagliare i capelli sono troppi, mentre Saverio se ne prende solo 8.
Sono entrato nella "sala da barba" e mi sono ritrovato indietro di trent’anni.
La radio passava la superclassifica anni 60, mentre lui sembrava uscito da qualche film di Coppola.
Mi siedo e cerco di spiegare a Saverio che dovrei cerare di ridimensionare il taglio, tanto per apparire più decente.
"..solo una spuntatina. Davanti li lasciamo più o meno così, dietro per favore me li sfoltisca un po’ di più."
Li laviamo, poi mi guarda e prende quell’arma maledetta.

Zac zac zac sden…ad un certo punto si ferma, mi guarda e fa: "ma mi spieghi perchè li devi portare così lunghi?"
Un urlo silenzioso è partito dentro di me…mo vaglielo a spiegare!
Avendo capito il personaggio, ho inventato la prima cosa che mi passava per la testa, dando la colpa alla stempiatura che così sarebbe stata coperta.
"Ah!" mi dice guardandomi con aria perplessa.
Poi ricomincia…zac zac zac.
Io abbasso gli occhi  per non soffrire, poi si ferma di nuovo e mi chiede di dove sono.
"Di Matera" gli dico. Lui sorridente mi guarda bene e ride. Io sono di Sant’ Arcangelo in provincia di Foggia.
E io lo sapevo! lo dovevo proprio beccare io il barbiere del sud vecchio stile!

Signori come Saverio, sono capaci di starti ad ascoltare mezz’ora mentre gli spieghi che taglio vuoi, poi tranquillamente, come se niente fosse, se ne fregano ed iniziano a fare di testa loro, convinti che gente come Little Tony o Bobby Solo siano ancora in cima alle classifiche.

Quando ha finito, con un po’ di paura, mi sono guardato allo specchio…mi sono pentito di non essere rimasto a letto stamattina.
Se avessi avuto i pantaloni a zampa e la giacca ricamata avrei potuto gareggiare per il miglior sosia di Elvis classe ’82.
Sono uscito quasi piangendo.
Maledizione a loro! Preferisco la sedia del dentista, il lettino di un chirurgo, ma i barbieri li odio, li ho sempre odiati e continuerò ad odiarli! emoticon


2 Commenti in “Diamoci un taglio”

  1. 1 AplosKora  | 4:12 pm | 11 November 2005:

    sono pienamente d’accordo con te. non ci si riesce mai a capire con i parrucchieri e io sto ancora pagando le conseguenze di un errore commesso un mese e mezzo fa. sono talmente schifata che vorrei andarmeli a tagliare sti capelli, per avere quell’aspetto da pazzoide che mi contraddistingueva pochi anni fa. quel taglio che significa: non me ne frega niente delle vostre opinioni sul mio stile. e poi… ci ripenso: chissà come me li taglierebbero. a scodella. alla giovanna d’arco. alla casco di banane. a questo punto non mi resta che aspettare che tutto torni come prima.
    ps. scusa lo sfogo, ma sapessi tutte le volte che sono uscita scontenta dal negozio di un parrucchiere…sigh

  2. 2 SanpaBlog » Blog Archive » Due mesi nel borgo: Incontri e scoperte  | 4:39 pm | 24 October 2006:

    [...] Sono passati due mesi da quando sono arrivato. Ho finito il trasloco, ho sistemato la camera e ho cercato di conoscere la zona e i suoi abitanti. Devo dire che mi sono subito ambientato, ho preso i miei punti di riferimento e ho iniziato a farne uso. Il bar, i supermercati, il barbiere…già, il barbiere. Preso dallo sconforto per alcune vecchie esperienze mi sono deciso a cercare l’ennesimo barbiere che non faccia di secondo lavoro l’usuraio (20 euro per un taglio mi sembrano eccessivi) e che non mi ricatapulti con le sue forbici nel bel mezzo degli anni sessanta. Il mio destino era sotto casa, dietro l’angolo. Dopo essermi fatto coraggio sono entrato. Sono entrato è mi è ricaduta addosso tutta la tensione. Lui è completamente pelato. Quale stolto andrebbe da un barbiere pelato? Io, ma ormai ero entrato e mi sembrava davvero brutto andarmene così, senza un’apparente valida ragione. Lui mi prende, mi siedo e inizia. Mi chiede cosa voglio e dice di aver capito tutto. Mi da a parlare ma io sono bloccato. Mugugno. Dopo un po’ capisco che poi non è tanto male e stavolta sono io che gli do a parlare finchè non sento in lui delle inflessioni strane. Gli dico: “Scusi, ma non mi sembra che lei sia proprio di Torino” e lui sorridendo: “Ma no!! Sono Lucano, della provincia di Potenza, ma sono qui da più di trent’anni”. Io sorrido e gli faccio capire che stavolta sono io che ho capito tutto. Siamo conterranei. Nel frattempo lui taglia di qua, accorcia di la e spunta ancora di qua. Termnato il discorso, senza che me ne accorgo lui ha già finito il lavoro. Risultato? Mi affacio sulla strada e il mondo è esattamente come l’avevo lasciato: i Beatles non ci sono più e il boom economico è solo uno sbiadito ricordo. Fellini e Martin Luther King sono morti e Arthur “Fonzie” Fonzarelli ormai è invecchiato. E’ stato più bravo del mio coetaneo barbiere di fiducia. Che dire, a volte ci si sbaglia e quel detto che dice “L’abito non fa il monaco” non è mai stato più appropriato. [...]


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